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La frana sul monte Gorsa

Walter Ferrari

Il recente movimento franoso sul versante nord-orientale del monte Gorsa sollecita una riflessione sulla fragilità e delicatezza dell’ambiente in cui viviamo. Molti ricorderanno la frana dello Slavinac, sul versante orientale della stessa montagna, che dal 1999 tenne col fiato sospeso per alcuni anni la comunità di Lases con la minaccia di un franamento nell’omonimo lago sottostante.

Anche l’attuale movimento franoso ha però radici in quegli anni: risale infatti al 1993 il primo campanello d’allarme che portò alla chiusura temporanea della sottostante strada provinciale. Entrambi i movimenti franosi sono stati innescati dall’attività di cava per l’estrazione del porfido, attività che col passare degli anni ha intaccato a fondo le pendici del Monte Gorsa, asportando completamente il piede del versante dalla località “Laite” verso Albiano.

Il banco roccioso messo in luce, che costituisce la porzione della montagna denominata Pian dei còleri (da corylus avellana, cioè nocciolo), è caratterizzato nella sua parte centrale da materiale molto frammentato e quindi instabile. Verso Lases la montagna squarciata mette in luce la sua struttura interna costituita da un banco roccioso stratificato da una serie sovrapposta di venature, chiamate nel gergo dei cavatori “taiade”, con una inclinazione prossima ai 45 gradi verso nord. Alla vista appaiono come una serie di piani inclinati, il cui spessore può variare fino a qualche metro, che costituiscono delle discontinuità di materiale frantumato più o meno sciolto nel banco roccioso compatto e all’interno delle quali scorrono le acque meteoriche creando così delle superfici di scivolamento. Laddove del materiale impermeabile interrompe tale scorrimento o le stesse venature vengono intaccate da fenomeni erosivi, naturali o antropici, si possono formare delle piccole sorgenti dalle quali l’acqua che scorre nelle stesse viene in superficie, come nel caso dell’antica sorgente denominata “acqua de la fever” che sgorgava a fianco della vecchia strada di Nalbarè, sullo stesso versante del monte Gorsa ma un centinaio di metri più in basso della strada provinciale.

Nonostante tutto ciò, in questi anni le ditte concessionarie operanti sul comune di Albiano hanno operato dei notevoli ribassi a fianco della strada provinciale, a una quota nella quale il giacimento non è frantumato e la qualità del materiale escavato molto pregiata; per così dire, hanno cercato di estrarre la polpa lasciando il versante soprastante insufficientemente gradonato determinando la formazione tra il versante e la strada provinciale, oggi interrotta al traffico, di un vero e proprio lago alimentato anche dall’acqua che scorre dentro le venature intercettate.

Una situazione che certo non contribuisce alla stabilità del versante e che il Coordinamento Lavoro Porfido ha denunciato in una memoria fotografica presentata nel corso dell’incontro con i capigruppo in Consiglio provinciale già nell’autunno del 2015.

Purtroppo ancora una volta, così come era successo per lo Slavinac, è sulla collettività che ricadono gli oneri derivanti da una attività estrattiva condotta all’insegna della massimizzazione dei profitti privati, spesso con la compiacenza di chi dovrebbe controllare.

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