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Storie della buonanotte per bambine ribelli

Cento esempi di vite femminili, Francesca Cavallo ed Elena Favilli

Lucrezia Barile
Storie della buonanotte per bambine ribelli. Milano, Mondadori, 2017, pp. 211, euro 19.

C’era una volta, in un’isola verde e selvaggia, una bambina dai lunghi capelli rossi che sognava di navigare nel mare in tempesta; si chiamava Grace O’Malley. Questa bambina è poi diventata una donna e una piratessa. Grace è una delle protagoniste delle “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, il libro uscito da qualche settimana, già alla terza ristampa, introvabile nelle librerie di Trento e di molte città, riordinato più volte perché sistematicamente terminato.

Come annuncia il titolo, si tratta di una raccolta di storie che raccontano la vita di cento donne straordinarie che in diversa maniera hanno cambiato il corso della loro esistenza e di quella del mondo. Alcune, come Frida Kahlo, Miriam Makeba, Maria Montessori, sono conosciute, di altre il nome non è famoso. Tutte hanno avuto in comune la tenacia nel credersi capaci di cose grandi, nel superare il pensiero comune e dominante secondo cui il loro posto del mondo dovesse essere un altro, meno ambizioso, meno presuntuoso.

Ciascuna donna è presentata nella forma di una breve storia che occupa una pagina in cui viene descritta la vita e l’eccezionalità della protagonista in maniera semplice: non si tratta di vere e proprie biografie, ma di piccoli quadri che puntano a dare compiutamente un’immagine, l’idea del carattere dirompente e coraggioso di ciascun personaggio e di ciò che di grande ha saputo fare. Ogni storia è accompagnata da una bellissima illustrazione che ritrae la protagonista; i disegni sono opera di 60 artiste diverse.

Il libro è colorato, sia dentro che fuori, le pagine sono grandi, la scrittura è adatta ad essere letta da una mamma o da un papà alla propria bambina o al proprio bambino. È uscito in Italia qualche settimana fa, preceduto dalla versione inglese negli Stati Uniti, dove vivono Francesca Cavallo ed Elena Favilli, le due ragazze italiane autrici della raccolta.

Oltre ad essere bello, questo libro rappresenta un risultato importante nella storia delle storie per l’infanzia: una raccolta di cento esempi di vite femminili a cui ispirarsi e con cui costruire altre storie, può essere un oggetto importante, oltre che raro, con cui giocare. Nonostante il cinema e la letteratura per le più piccole e i più piccoli ultimamente abbiano mostrato una maggiore attenzione alla differenza di genere (mentre le fiabe tradizionali ritraggono un’eroina che sembra avere come massima ambizione sposare il principe azzurro, l’unico capace di svegliarla dal torpore di una vita sonnolenta e di renderla padrona del castello), c’è ancora molto da fare affinché le proposte editoriali valorizzino la diversità dei generi.

Altro indiscutibile merito di questo libro è la maniera in cui è venuto alla luce. Le due autrici, per poterlo pubblicare, hanno lanciato un crowdfunding sulla piattaforma Kickstarter che ha raccolto più di un milione di dollari in soli 28 giorni e che ha visto la partecipazione di sostenitori di oltre 70 Paesi. Si tratta del libro più finanziato nella storia del crowdfunding. Un risultato straordinario in termini di partecipazione che dimostra come la realizzazione di un progetto valido e ambizioso sia possibile grazie al sostegno di persone che si trovano riunite intorno ad un obbiettivo comune. In Italia il libro è stato pubblicato da Mondadori, ma solo dopo l’incredibile successo che ha ottenuto nella versione in inglese.

Francesca Cavallo ed Elena Favilli

Ora, come ogni risultato clamoroso, anche questo sta facendo discutere e sta dividendo il pubblico e i critici. L’obiezione più frequente che gli è stata mossa riguarda la scelta del titolo. C’è chi ritiene che utilizzare il femminile per il titolo sia tanto escludente e sessista quanto utilizzare solo il maschile; in sostanza il libro escluderebbe i bambini (i maschi) dalla lettura, sottolineando che le destinatarie sono solo le bambine.

A me francamente questa obiezione sembra banale: se il libro è dedicato alle bambine cosa c’è di male? Avrebbe dovuto forse chiamarsi Storie della buonanotte per bambin* ribell*, come si usa fare da un po’ di tempo per mettersi graficamente (e ridicolmente) al sicuro da discriminazioni? Qualcuno l’avrebbe trovato più rispettoso?

Una lettrice ha ringraziato le due autrici per aver pensato un libro che potrà aiutarla a condividere la sua visione del mondo con i suoi tre figli maschi. Ecco, credo che questa mamma sia la risposta migliore a qualsiasi critica e l’esempio di quanto soltanto menti aperte e accoglienti potranno capire e cambiare il mondo.

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