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La Tassullo non doveva fallire

Revocata la sentenza di fallimento: non c’era volontà di frodare i creditori

Joshua De Gennaro

L’11 aprile scorso la Corte d’Appello di Trento ha revocato il fallimento della società Tassullo Materiali Spa, precedentemente dichiarato dal Tribunale di Trento il 21 luglio 2016. Il curatore fallimentare, dott. Alberto Bombardelli, quando ricopriva il ruolo di commissario giudiziale del concordato, aveva segnalato al Tribunale presunti atti di frode dell’azienda a danno dei creditori. A quel punto si erano rapidamente succeduti prima la revoca del concordato e poi la pronuncia del fallimento.

I motivi della sentenza di fallimento

Erano quattro i punti contestati alla Tassullo nella sentenza di fallimento:

  1. l’avere proseguito, durante la procedura concorsuale, la fornitura di prodotti alle controllate Tassullo Beton e H.D. System aumentando l’esposizione debitoria, in particolare della prima; in tal modo si sarebbe realizzato una sorta di finanziamento a queste società che versavano in precarie condizioni finanziarie;
  2. il sotto-utilizzo della Cassa Integrazione rispetto alle reali necessità, con conseguente aggravio dei costi a carico di Tassullo Materiali;
  3. l’avere gli amministratori proposto ai dipendenti una soluzione concordata di conversione dei loro crediti in capitale sociale, soluzione che sarebbe stata in contrasto con la proposta concordataria;
  4. l’aver posto in essere condotte di ostacolo all’attività di vigilanza del commissario giudiziale, condotte che si sarebbero concretizzate in una non meglio specificata scarsa collaborazione con gli organi della procedura.

Questo almeno stando alla relazione di Bombardelli, a cui si rifaceva, in larga parte, la sentenza di fallimento pronunciata dal giudice Attanasio, poi ribaltata in appello. Tutti e quattro i motivi, secondo i giudici della corte d’appello, non hanno infatti provocato effetti negativi per i creditori. Non c’era motivo quindi per dichiarare il fallimento della Tassullo, opportunamente revocato.

La sentenza “smontata” punto per punto

Per quanto riguarda il primo punto avevamo già sentito il prof. Giorgio Daidola, consulente della Tassullo, le cui tesi sono state accolte dai giudici d’appello: l’interruzione dei rapporti tra la Tassullo e le sue controllate avrebbe provocato più danni della loro prosecuzione. E a questo proposito, nel periodo immediatamente precedente alla dichiarazione di fallimento. dopo che nel giugno del 2016 è stata bloccata la produzione di Tassullo Beton, si prendono decisioni scarsamente comprensibili: Stefano Zotta, amministratore giudiziale, sottoscrive un contratto con Co.Beton, che è una concorrente di Tassullo Beton: un contratto in permuta, con cui la Co.Beton compra da Tassullo materiale inerte (per un valore ben inferiore a quanto lo avrebbe pagato Tassullo Beton) e in cambio fornisce il calcestruzzo (acquistato da Tassullo materiali a un prezzo più alto di quanto lo avrebbero pagato dalla sua controllata Tassullo Beton). Calcestruzzo necessario per ricoprire le celle ipogee: quello che era un vanto della Tassullo, vale a dire la capacità di attuare un “circolo virtuoso”, come lo aveva definito il prof. Daidola, in base al quale nulla di quanto produceva veniva sprecato e permetteva all’azienda di operare in totale autonomia, veniva inesorabilmente cancellato.

Quanto al secondo punto, ossia l’insufficiente utilizzo della Cassa Integrazione al fine di contenere i costi del personale a carico di Tassullo Materiali, la sentenza di revoca del fallimento dichiara: “A prescindere dalla mancanza di elementi dai quali si possa desumere l’intento frodatorio della condotta in esame, si ritiene che i chiarimenti forniti dalla reclamante a giustificazione del proprio operato siano idonei a evidenziare che il ricorso agli ammortizzatori sociali è avvenuto nei limiti consentiti dalla necessità di disporre del personale richiesto per fare fronte alle esigenze produttive...”.

E anche per quanto riguarda il terzo punto, vale a dire la denuncia del Collegio sindacale in ordine all’iniziativa degli amministratori che avevano proposto ai dipendenti di convertire i loro crediti in capitale sociale, che stando al giudice fallimentare poteva far pensare a un atto di frode, l’appello ribalta la sentenza: “La circostanza è stata smentita dalla reclamante Tassullo Materiali che ha descritto i fatti inquadrandoli in un tentativo, su iniziativa delle maestranze assistite dalle organizzazioni sindacali, di salvare l’unità produttiva con il coinvolgimento degli stessi dipendenti, ovviamente interessati alla conservazione, per quanto possibile, dei posti di lavoro”. Fondamentale in proposito, per la pronuncia della sentenza di revoca, il fatto che nessuna ricaduta negativa sui diritti dei creditori è derivata da questa condotta originariamente contestata alla Tassullo.

Per quanto riguarda il quarto addebito, fondamentale per la revoca del concordato e della sentenza di fallimento, cioè il lamentato atteggiamento ostruzionistico e non collaborativo degli amministratori della Tassullo nei confronti del Commissario giudiziale (che fra l’altro ha contestato al giudice fallimentare di aver ricevuto in ritardo la documentazione richiesta alla società) la Tassullo ha efficacemente obiettato che la documentazione, era sempre stata trasmessa senza ritardo, “nei tempi necessari per la ricerca e la consegna al richiedente”.

La corte d’appello dichiara che “in mancanza di indicazioni di fatti specifici caratterizzati da ritardo ingiustificabile nella consegna della documentazione, si deve rilevare che dagli atti non si evince la prova dell’ostruzionismo lamentato in causa”. E comunque, anche se qualche ritardo potesse esserci stato, non era tale da avere conseguenze negative sull’andamento della procedura.

Manca insomma la volontà di frode ai creditori e cadono i presupposti che avevano portato alla pronuncia della sentenza di fallimento.

Il curatore fallimentare e le aste “spezzatino”

Il dottor Bombardelli, che attualmente ricopre 51 incarichi e risulta presente, a vario titolo, in più di 40 aziende, aveva provato a resistere all’impugnazione, eccependo, tra le altre cose, l’inammissibilità del reclamo della società fallita, perché proposto da un soggetto che era “privo dei poteri rappresentativi a seguito della revoca da parte del tribunale fallimentare dell’intero organo amministrativo”, essendo stato nominato in sostituzione un amministratore giudiziario; ma le eccezioni di inammissibilità del reclamo sono state tutte respinte.

È arrivata la pronuncia di revoca del fallimento, ma non esiste sospensiva: fin quando la sentenza non passerà in giudicato si andrà avanti dunque con le oramai famose aste spezzatino. E questo è un altro punto di cui avevamo già parlato: si tratta di un’altra scelta quantomeno controversa presa dal Curatore Bombardelli, che a detta di molti avrebbe come effetto quello di rischiare di favorire logiche speculative, nonché di svalutare il patrimonio della Tassullo.

Contro le aste spezzatino sono anche i sindacati confederali, che in un comunicato congiunto dichiarano: “La Tassullo non doveva fallire e tutti i posti di lavoro andavano salvaguardati. Ora giudizialmente non abbiamo possibili azioni da mettere in campo, quanto perso è irrecuperabile; chiediamo tuttavia anche alla politica trentina che si eviti lo spezzatino, che si eviti ogni possibile speculazione e si decida finalmente di mettere al primo posto la salvaguarda dei posti di lavoro e la continuità aziendale”.

L’affaire Solferino

Decisamente oscuro e lontano dall’essere chiarito quello che è diventato un vero e proprio mistero, il cosiddetto affaire Solferino, di cui è arrivata voce anche in Consiglio provinciale: l’episodio ci viene raccontato da un dipendente della Tassullo dello stabilimento di Solferino, che di lì a pochi minuti si sarebbe visto recapitare la lettera di licenziamento da parte dall’amministratore giudiziale Zotta: “Abbiamo visto dei colleghi che venivano da Trento e che sabotavano la strumentazione, rendendo inutilizzabile l’impianto. Quando gli abbiamo chiesto perché lo stessero facendo ci hanno risposto che gli era stato così ordinato”. Poco dopo è arrivato Zotta, che ha recapitato le lettere di licenziamento. “Eravamo negli uffici con lui, mentre i colleghi di Trento continuavano a smontare, scollegare e tagliare cavi”.

Stefano Zotta si rifiuta di commentare, mentre Alberto Bombardelli, pur non volendo commentare la sentenza di revoca del fallimento, nega di aver mai ordinato di sabotare o peggio distruggere la strumentazione dello stabilimento di Solferino.

Quel che è certo è che uno stabilimento che sembrava funzionare ed interessare ad alcune imprese concorrenti presenti sul territorio, e che poteva essere venduto andando a rimpinguare le casse della Tassullo, non è più operativo.

Rodolfo Borga, del gruppo consigliare Civica Trentina, era stato tra i primi a sollevare il problema della gestione della crisi della Tassullo e aveva parlato di questo episodio in un incontro con dipendenti della Tassullo in Consiglio provinciale: “Quello di Solferino è un episodio che, se confermato, sarebbe l’ennesima stranezza in una vicenda che si ingarbuglia sempre più; mi era giunta voce di una gestione anomala riguardo ad uno smontaggio dell’impianto informatico, ma non so dire di più. Ma al di là di questo episodio la questione che lascia perplessi è che una realtà imprenditoriale importante, mai sostenuta dall’ente pubblico se non per un contributo dato parecchi anni fa, finalizzato alla ricerca sulle celle ipogee, sia penalizzata rispetto a tante altre situazioni in cui la Provincia ha deciso di investire. A maggior ragione sapendo che le potenzialità ci sono. Era una situazione non facile, ma si stavano concretizzando delle possibilità di sviluppo”.

Restano ancora moltissimi dubbi. Al di là delle controverse scelte di Bombardelli e dello scarso aiuto ricevuto dalla politica, il dato di fatto è uno: la Tassullo è stata fatta fallire sul più bello, proprio quando, a conclusione di un lunghissimo procedimento di intavolazione, sembrava poter iniziare a cogliere i frutti di anni di ricerche e sperimentazione legati alle celle ipogee. Ma forse quella che doveva essere un’occasione di rilancio è stata proprio la firma su di una condanna.

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Commenti (1)

Quanta DISINFORMAZIONE Andrea

I tentacoli della piovra sono lunghi (e unti). Difficile stimare a quanti personaggi, in ogni settore, dalla politica al giornalismo, la piovra abbia sussurrato all'orecchio. Le parole sono sempre le stesse, COMPLOTTO, SPACCHETTAMENTO. E' palese che chi scrive abbia accolto il sussurro della piovra, mi stupisco, ogni volta, per la capacità di scrivere un'articolo senza informarsi come si dovrebbe.
Ribadisco, ancora una volta, che lo spacchettamento è stato voluto dall'ex CDA della Tassullo Materiali, non dal curatore, che si limita a vendere nel modo che gli è stato chiesto.
Riguardo ai famosi punti dico che: alla luce dei fatti, forse, più cassa integrazione poteva essere fatta visto che ora la fanno TUTTI mentre prima molti (i membri della calce) non sapevano neanche cosa fosse.
La richiesta di convertire i crediti è stata realmente proposta dall'amministrazione, durante un'assemblea, che poi l'idea sia stata originariamente presentata dalle maestranze (leggi dai membri della calce, tenendo all'oscuro il 99% dei dipendenti) può anche essere vero, ma mi sembra una furbata. Alla cassazione l'ardua sentenza.
L'"affarie" Solferino è la più meschina, grottesca e vigliacca messinscena che l'ex CDA poteva escogitare per tentare di far la figura della vittima e spiego il motivo:
Prima a Ozzano (ex stabilimento Tassullo in Piemonte) e successivamente a Solferino, ignoti si sono ripetutamente introdotti per trafugare tutto quello che di valore riuscivano a trovare, compreso il rame delle cabine elettriche di media tensione. Mi sembra dunque ovvio che quel (poco) che restava di valore sia stato portato al sicuro.
Anche qui, chi scrive l'articolo, ha raccolto le testimonianze di solo una "campana" e guarda caso, sono... indovinate... i membri della calce. Infatti due dei dieci soci sono ex dipendenti di Solferino. Possibile che, anche in questo caso, siano stati ascoltati i soli due (su una decina di ex dipendenti di Solferino) tesserati Calce?
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