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A Padova si può fare, a Trento no

A giugno si vota. E in presenza di un PD burocratizzato che rifiuta le primarie, nasce una lista civica di sinistra. Abbiamo intervistato il suo candidato, Arturo Lorenzoni.

Arturo Lorenzoni

Padova, forse anche più che Venezia, è stata il cuore pulsante del Veneto “bianco”, quello dell’operosità e del benessere. Della crescita non solo economica ma anche sociale e culturale, con la sua prestigiosa università. Dal punto di vista politico, per decenni aveva governato la Democrazia Cristiana nelle sue varie componenti.

Poi, con il crollo del sistema dei partiti della Prima Repubblica, la città, circondata da un mare verde leghista, seppe arginare la deriva di destra della regione, eleggendo sindaci di centro sinistra. In realtà eleggendo un solo sindaco, Flavio Zanonato, primo cittadino dal 1993 al 1999 e poi dal 2004 al 2013 (si candidò alla carica per 4 volte, sconfitto nel 1999 da Giustina Destro).

Zanonato, proveniente dal PCI, ha governato sostanzialmente bene, riuscendo a raggiungere una grande popolarità. Conosciuto fuori dal comune patavino per il caso del “muro” anti immigrati di via Anelli (cioè lo sgombero e la successiva muratura di alcune abitazioni occupate abusivamente, soprattutto da stranieri), ma attento anche a una dimensione inclusiva, Zanonato si è dimesso da sindaco nel 2013 dopo essere stato nominato ministro alla sviluppo economico nel governo Letta.

Massimo Bitonci

Al suo posto il vice Ivo Rossi (non Ugo), che venne maldestramente battuto da Massimo Bitonci, un distillato della peggiore Lega, tutto insulti e “menefrego”. Tanto che il Bitonci riesce nel giro di due anni a litigare con la sua stessa maggioranza che, dimettendosi in massa, lo ha costretto a lasciare. Nel novembre del 2016, Padova è stata così commissariata fino alle nuove elezioni previste per l’11 giugno prossimo.

Il quadro si è così frantumato. Bitonci si ricandida sostenuto ancora dalla Lega e da una parte di Forza Italia fedele a Ghedini – sì, proprio lui, l’avvocato di Berlusconi; l’autocandidatura di Sergio Giordani - ex presidente dell’Interporto di Padova e del Calcio Padova e proprietario di una catena di negozi sportivi - sulla quale si sono coagulate sia le adesioni del PD come dell’ala ex Forza Italia che fa riferimento a Giustina Destro; il Movimento 5 stelle, commissariato per motivi interni, ha scelto il suo candidato sindaco, Simone Borile che ha ottenuto “ben” 108 preferenze in una votazione on line poco partecipata.

E il centro sinistra? Il PD, arroccato nella solita gestione burocratica e tentato dalla corsa al centro per non perdere il consenso moderato, senza passare per le primarie – invocate inutilmente da più parti – come abbiamo detto punta su Giordani. Ma il resto della sinistra non ci sta. Emerge così, al termine di un processo partecipativo capace di coinvolgere più di 1500 persone (il PD conta 700 iscritti) di diverse provenienze, la candidatura di Arturo Lorenzoni, professore universitario di economia dell’energia, esponente di un movimento trasversale. Lo abbiamo intervistato.

Professor Lorenzoni, come nasce, a livello personale, il suo impegno nella politica attiva?

“Padova ha vissuto un periodo umiliante per la sua storia con l’amministrazione leghista degli ultimi due anni. Anni di divisioni, di scollamento tra le reti sociali fortissime della città e la sua Giunta, arroccata su posizioni distanti dai bisogni delle persone. Anni in cui la spesa sociale si è contratta in modo drammatico, in cui sono stati tolti i mediatori culturali, sono aumentati i costi per l’uso delle strutture sportive, si è precarizzata la presenza delle maestre nelle scuole. Con alcuni amici si è ragionato che la città merita qualcosa di più, che era il momento giusto perché le persone che fanno la forza di Padova si impegnassero direttamente. E così è nata l’esperienza di Coalizione Civica, un gruppo aperto alla partecipazione di tutti, in cui molti cittadini si sono messi a disposizione, in una logica di competenza e non di appartenenza, in modo simile a quanto avvenuto in altre città europee. La mia scelta personale nasce da questa consapevolezza. Poi c’è voluto un pizzico di incoscienza, ma il supporto della mia famiglia mi ha convinto a mettermi in gioco”.

E la sua candidatura a sindaco di Padova? Come al solito sembra il frutto velleitario di un centrosinistra litigioso e diviso, l’ennesima listina piena di buone intenzioni…

“Dal momento in cui si è saputo che a Padova si sarebbe votato, quando la giunta è stata sfiduciata dagli stessi consiglieri di maggioranza nel novembre 2016, abbiamo cercato in ogni modo di avere un percorso aggregante con il PD per compattare il centrosinistra. Molta parte della sinistra guardava con interesse al percorso di coalizione e si iniziava a scrivere il programma insieme, anche con molti militanti del PD. Ma la segreteria cittadina del partito ha scelto il suo candidato sindaco e non ha voluto confrontarsi in nessun modo, rifiutando un percorso di primarie e proponendo solo un dialogo che partisse dalla accettazione del loro candidato sindaco. Questo era evidentemente impossibile per me, che nel frattempo ero stato scelto nelle primarie interne di Coalizione Civica in cui avevano votato 830 dei 1600 aderenti, tutte persone che vedono nel percorso partecipato e nella trasparenza delle assemblee un segno di valore della proposta. A quel punto che fare? Rinunciare all’entusiasmo e al percorso partecipato che sta riportando voglia di votare a tante persone? Impossibile. Per cui si è scelto di fare le primarie nel primo turno elettorale l’11 giugno. Ma non siamo l’ennesima listina, siamo un nuovo modo di vivere la rappresentanza, partecipato, trasparente, con una modalità robusta nel processo decisionale attraverso l’assemblea. E confidiamo che la città ci premi. La partecipazione ha il suo costo, ma anche il suo valore!”.

Lei punta molto sul mondo del volontariato e dell’associazionismo, su gruppi ambientalisti e di ispirazione cattolica, sul desiderio di impegno di tanti giovani. Tuttavia essi rappresentano quella fascia di cittadini attivi che si informano e che votano leggendo i programmi e guardando ai progetti. Spesso la gente comune guarda altrove: vuole slogan, sicurezza, vuole migliorare la sua condizione economica… e vota chi le promette di risolvere i problemi.

“Vero, in questa campagna vedo ammiccare la banalizzazione dei problemi nei messaggi elettorali. Una tristezza: le risposte semplici ai problemi complessi non possono funzionare. Noi siamo partiti consolidando il consenso nei gruppi sociali che ha citato, ma nella convinzione che quelle sono le reti che rappresentano la forza della città e sulle quali poter costruire un progetto solido per Padova. Confidiamo che la città riconosca la concretezza di una proposta che parte dai cittadini tramite i 14 gruppi di lavoro e oltre 350 persone coinvolte nella scrittura del programma, senza facili scorciatoie. Se non diamo un indirizzo all’entusiasmo dei giovani più motivati non possiamo proporre nulla di innovativo. La sicurezza, la crescita economica sono l’effetto di una politica intelligente, non lo strumento. Noi proponiamo strumenti potenti, seppure fattibili: mobilità pubblica capillare, che porta accessibilità e quindi sicurezza, presenza di qualità in tutte le zone cittadine tramite iniziative commerciali di prossimità, attività culturali e sportive nelle ‘case di quartiere’, spazi comunali a disposizione di tutti. Solo la società buona allontana quella cattiva. Sono iniziative vicine alla gente, che ci auguriamo abbia capito che l’approccio basato su telecamere e guardie non è sufficiente a creare le condizioni perché sparisca la microcriminalità. Mi rendo conto che non è un concetto facile, ma non abbiamo alternativa se non vogliamo prendere in giro noi stessi”.

Flavio Zanonato

Come vede il futuro di un’importante città come Padova? Quali sono le sue priorità se dovesse diventare sindaco?

“Padova ha delle risorse straordinarie che ha usato solo in parte nel recente passato, l’Università in primo luogo. L’ultimo sindaco universitario fu nel 1981 e da allora il dialogo non è stato facile. Io credo di poter facilitare l’osmosi tra la comunità accademica e la città, con un futuro più radicato nei valori e nelle competenze di cui Padova è ricca. Negli anni ‘70 Padova ha avuto innovazioni importanti a livello d’impresa, di finanza, di servizi sociali. Ma da allora fatichiamo a ritrovare identità e capacità propositiva. Le mie priorità sono sintetizzabili in 4 aree: ambiente, innovazione, bellezza, inclusione sociale. Sono temi che si intersecano e che corrispondono a bisogni ed opportunità della città”.

Riguardo al rapporto con i migranti e i richiedenti asilo, quali sono i provvedimenti che può prendere concretamente un’amministrazione comunale?

“I migranti sono una realtà della nostra società e non possono essere gestiti in una logica emergenziale. Occorre passare a una gestione ordinaria, non possiamo fermare il mare con le mani e avremo sempre flussi in ingresso. Nel nostro programma vogliamo escludere ogni forma assistenziale, passando per l’accoglienza diffusa tramite il programma SPRAR (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati) e l’inserimento lavorativo con programmi specifici in tutti i settori dell’economia. Il Comune può facilitare l’integrazione anche aiutando la collaborazione tra associazioni e istituzioni, perché solo uno sforzo corale può dare risposte efficaci. Un Sindaco che fa dialogare, getta ponti, crea percorsi nuovi. Ci sono esperienze belle di integrazione a Padova, che vanno incoraggiate e sostenute”.

Il suo modello politico è esportabile? Può essere la risposta alla crisi dei partiti di sinistra? Anche in Trentino, per esempio, c’è molto desiderio di rinnovamento, ma tutti fuggono dall’impegno politico in prima persona…

“Noi ci siamo molto ispirati ad altre esperienze di grande successo, Barcellona prima di tutto, dove un movimento civico governa la città sulla base di logiche partecipative molto strutturate. Loro hanno esportato il modello e molte città stanno cercando in queste esperienze delle risposte alla mancanza di identità della proposta politica dei partiti della sinistra. Io credo che un percorso partecipato chiaro, dal basso, possa essere di interesse ovunque, perché molto centrato sui bisogni e capace di gestire il processo di creazione del consenso in modo efficace tramite le assemblee. Quando si crea l’humus favorevole, le persone che si impegnano in prima persona si trovano, perché si crea un entusiasmo contagioso. E se ci si concentra sulla scrittura di un programma per la città, le diverse provenienze passano in secondo piano, conta la condivisione del programma, che diviene un fattore di coesione straordinario. Anche Trento ha delle reti sociali solide e sono certo che se parte un processo simile a quello di Padova, presto le persone di qualità si uniranno e potrà nascere un percorso nuovo e concreto, capace di aggregare il consenso di tutti coloro che ora guardano da lontano la politica”.

Concludiamo con una postilla. Sicuramente il Trentino non è una realtà paragonabile con quella della città di Padova. Guardando alle dinamiche politiche però scorgiamo lo stesso scenario: un PD burocratico che sembra faccia di tutto per allontanare la gente; un M5S che, pur godendo di una miserrima partecipazione, rischia di incanalare in maniera quasi automatica il voto di protesta; una destra che è capace se non di vincere, almeno di inquinare i pozzi con l’odio e la volgarità.

Qualcuno dal basso sta cercando di ridare entusiasmo. Questo accade in molte parti d’Italia, ma non in Trentino.

Comune di Padova
PartitiPolitiche 2013 (Camera)Europee 2014
PD27,341,4
Sel3,75,6*
Pdl16,814,8**
Lega5,48,8
Scelta civica12,5
M5s21,717,2

* Lista Tsipras ** Forza Italia

Comune di Padova
Comunali 2015Primo turnoBallottaggio
Bitonci (Lega)31,4253,5
Rossi (centro-sinistra)33,7646,5
Altavilla (M5s)8,63
Saia (Centro)10,63