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Ancora a proposito del Bondone

Francesco Borzaga

Il monte Bondone è importante non solo per la città, di cui è il principale polmone verde, ma per tuttoil turismo trentino in rapporto alla tutela ambientale.

Se il giorno si vede dal mattino, poco di buono si sta preparando; meglio dunque riprendere a parlarne.

Sui progetti per il Bondone - almeno questa è la mia impressione - grava una pesante coltre di fumo. Partendo con grande clamore, si è assegnato alla grande funivia il ruolo di motore del promesso rilancio. Contemporaneamente sono spuntati, come fiori di prato, ben dieci progetti sportivi, nonché la proposta del golf alle Viote.

A quanto posso pensare, il golf è il primo vero obiettivo della grande operazione. Mi riesce impossibile dimenticare il progetto presentato in pompa magna da Patrimonio del Trentino Spa nel 2014 alla fiera internazionale dell’immobiliare di Monaco, che prevedeva il “rilancio” dell’area delle caserme grazie a 83.000 metri cubi di nuovo cemento. Di fronte ad un mare di proteste, nonché alla mancanza di acquirenti la cosa venne accantonata.

Oggi rispunta l’idea del golf ed evidentemente questo nuovo paradiso sportivo sarà collocato sull’area delle caserme. Nessuno dice che ne sarà di queste ultime. Una cosa comunque appare certa: la Provincia, o per lei Trentino Sviluppo e/o Patrimonio del Trentino Spa (non mi è chiara la differenza fra queste due entità), è ben decisa a liberarsi di quel complesso, autorizzando contemporaneamente ogni possibile speculazione edilizia collegata. Certamente il comune di Garniga, nel cui territorio le caserme ricadono, attende con ansia la conclusione dell’affare: il fallimento dell’operazione Terme giustifica la premura.

Il progetto della grande funivia mi sembra difficilmente realizzabile, per la concorrenza del collegamento stradale, per il costo e per la sua evidente anti-economicità; resta utile come specchietto per le allodole. Più concreti e reali appaiono i progetti - per così dire - sportivi che trovano nella mountain bike in ogni possibile forma il loro coronamento.

Questa visione del turismo, gradita agli albergatori, si affianca alle analoghe iniziative in atto in tutto il Trentino, e in primis in val di Sole e in valle del Sarca, intese a stipare su ogni prato e su ogni più piccolo sentiero legioni di multicolori ciclisti.

Considero queste forme di “turismo” demenziali: la montagna è un ambiente delicato e non tollera senza danni la brutalità di questi svaghi. Già la SAT ha segnalato in più occasioni la distruzione dei sentieri e la progressiva snaturalizzazione della montagna. A questo proposito la recente vicenda del biotopo del monte Brione in quel di Riva offre un esempio di cristallina chiarezza.

Non ho alcuna illusione sulla sensibilità ambientale e paesaggistica dei responsabili del nostro turismo, sia a livello provinciale sia a livello cittadino. Tuttavia voglio sottolineare una volta di più che un futuro positivo per il Bondone e per ogni altra montagna potrà venire soltanto da un approccio diverso, che metta in primo piano i pregi ambientali, guidi con delicatezza e amore le inevitabili trasformazioni, coltivi la sensibilità e l’intelligenza dei visitatori.

Si parla anche troppo, su carte e in più o meno utili convegni, del paesaggio trentino. Cominciamo piuttosto ad operare concretamente sul terreno: si recuperi l’hotel Panorama, si spendano i fondi pubblici per curare ed abbellire gli abitati di Sardagna e Sopramonte e i loro fin qui trascurati dintorni. E per quanto riguarda le Viote, sta in questo momento davanti a me un modesto ma ragionevole progetto di riconversione turistica; presentato invano in più occasioni, su di esso è stato fatto calare il silenzio.

Queste sono le strade da percorrere; chi ha buona volontà le segua.

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