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I quads sulle Dolomiti

L’iniziativa del tour dei quads sulle Dolomiti, che si svolgerà partendo da Falcade fino sul territorio di Moena il 10 e 11 giugno, rappresenta la sconfitta programmatica di Dolomiti patrimonio naturale dell’umanità. 55 quads transiteranno su un percorso di 98 chilometri, dei quali oltre 72 di sterrato, su strade forestali, piste nei pascoli, piste da sci, fino ad entrare nel cuore di aree tutelate come la zona di protezione speciale di Falcade, il biotopo del lago di Cavia e a sfiorare il Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino. Il raduno è stato autorizzato non solo dai comuni bellunesi interessati al transito, ma anche da Moena e - cosa preoccupante - dai servizi della Regione Veneto e della Provincia di Trento. La motivazione della autorizzazione è banale: si tratta di una manifestazione temporanea, della durata di soli due giorni. I dirigenti dei servizi ed i sindaci affermano che per evitare danni è sufficiente seguire le prescrizioni imposte agli organizzatori.

Perché l’iniziativa rappresenta una sconfitta culturale e politica della Fondazione Dolomiti UNESCO, nonostante non un metro del percorso attraversi le aree coinvolte nel patrimonio?

Perché questo tour smentisce ogni riga del programma di lavoro costruito in modo condiviso nella strategia 2040, laddove si afferma si debbano annullare le iniziative motorizzate in montagna. Perché le valli attraversate, Biois (Falcade-Moena) e Gares (Canale d’Agordo) uniscono due gruppi delle Dolomiti, il n°2 Marmolada e il n° 3 Pale di San Martino. Perché le Dolomiti non possono essere viste come tutela del puro ambito roccioso: la percezione delle Dolomiti, in noi tutti e ancor più nell’ospite, racchiude tutti i monti, dallo Schiara fino alle Tre Cime di Lavaredo. Interpretarle come isole impedisce qualunque forma di tutela sia paesaggistica che nella qualità del viverle. Perché le autorizzazioni regionali e provinciali sono state date da servizi preposti alla tutela di ambienti fragili e delicati, di alta quota, impossibili da ripristinare in caso di danno (si attraversano ambiti che ospitano la nidificazione di specie protette, tutti i tetraonidi). Perché il mondo degli albergatori, come sta accadendo nella vicenda della chiusura di un giorno alla settimana di Passo Sella, dimostrano di rimanere ancorati alla cultura degli anni ’80. Solo numeri. Nessuna riflessione viene portata sulla qualità del territorio, sui reali valori presenti. I documenti a favore della iniziativa da parte degli albergatori rappresentano una grave sconfitta culturale per il programma di Dolomiti UNESCO. Perché i controlli, sui comportamenti e sui danni che saranno inferti al territorio dal passaggio dei quads, saranno impossibili ed i costi del ripristino saranno a carico degli enti pubblici.

Infine perché, offerta una simile opportunità a questo tipo di attività, si costruisce un precedente che impedirà ogni interdizione al passaggio di mezzi motorizzati in alta quota.

Nonostante le contrarietà ben argomentate da Mountain Wilderness e dai Club alpini del Triveneto, Alpenverein compresa, il mondo politico, sia trentino che veneto, sul tema ha mantenuto una totale assenza. Come del resto non una sollecitazione è pervenuta dalla Fondazione. A dimostrazione che il progetto di Dolomiti UNESCO è fallito.

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