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Un Islam sul filo del rasoio

Tariq Ramadan: la difficile sfida di modernizzare l'islam senza laicizzarlo

Chi ha paura dell’uomo islamico? Chi lo dispregia a tal punto da non volergli neppure stringere la mano? Ricapitoliamo i fatti. Nel dicembre scorso Tariq Ramadan arriva a Trento per l’iniziativa "Utopia 500". Patrocinio della Provincia, auditorium santa Chiara strapieno. Nessuna polemica. Cinque mesi dopo Ramadan doveva andare a Bolzano, invitato dal Centro pace del Comune.

Apriti cielo. Le dichiarazioni del sindaco Caramaschi, che aveva annunciato di non voler stringere la mano a Ramadan, sono a dir poco incomprensibili. "La nostra condivisione nei confronti di posizioni alternative e comunque tolleranti anche nei confronti di persone di cui non si condivide totalmente il pensiero ha dei limiti. E in questo caso Ramadan, che so essere stato accolto tempo fa anche a Trento senza problemi, è comunque per me un personaggio borderline, molto controverso" (Trentino, 21 maggio). Stupisce molto la posizione della comunità ebraica, che per bocca della presidente Elisabetta Rossi così si esprime, chiedendo "almeno un po’ di coerenza a chi il 25 aprile o nel giorno della Memoria stringe le mani a noi in ricordo dei sei milioni di ebrei morti e poi accoglie una persona che definisco 'lupo travestito da agnello', che in Occidente parla di democrazia e poi in Medio Oriente non dice nulla contro il terrorismo".

Ramadan dunque evita di andare a Bolzano, preferendo un incontro presso la casa editrice Erickson a Trento. Alla fine, il 23 maggio, resterà a Londra collegandosi soltanto via Skype. L’evento è comunque partecipato, il dibattito serrato.

Ecco le sue parole dopo l’attentato di Manchester: "L'antisemitismo va rigettato con forza. Va contro lo stesso islam. Da trent'anni mi batto per la libertà e autonomia della donna. Dobbiamo come musulmani europei rispettare la legalità e la cultura dei paesi europei e mai creare conflitti. Io mi batto per la giustizia sociale. Alla sindrome della paura io chiedo una rivoluzione della fiducia. Peccato che non me ne avete data, perché avreste conosciuto un uomo di pace e di dialogo. Io so che una cosa mi accompagnerà fino alla morte: io sarò sempre dalla parte degli oppressi. Se il dittatore che schiaccia l'oppresso sarà musulmano, io sarò contro quel dittatore musulmano. Gli assassini di Manchester sono dei nemici dell'umanità e condanno tutti i terrorismi". E nel libro-intervista con Riccardo Mazzeo dice esplicitamente: "Bisognerebbe capire che non si devono uccidere degli innocenti, ciò non e mai giustificabile, e lo dico anche a proposito della questione palestinese: io sostengo la causa della resistenza palestinese ma non posso ammettere che un bambino di otto anni venga ucciso a Tel Aviv, e una questione di principio, non lo si può fare…" (p. 104).

Queste parole tuttavia non servono a placare le polemiche. A Bolzano la destra ha come obiettivo il Centro per la pace del Comune guidato da Francesco Comina. Il sindaco lascia fare, anzi farebbe volentieri meno di un Centro che, secondo lui, agisce con troppa disinvoltura. Caramaschi non capisce che, cedendo in questo modo, rischia di fare davvero il gioco degli estremisti. È paradossale e tragico poi che la comunità ebraica se la prenda con Ramadan – che giunge a Bolzano senza manganelli – e non abbia la stessa paura degli esponenti di Casa Pound, già protagonisti di episodi conclamati di violenza. Il futuro non è di certo roseo.

Concludiamo però con un sorriso. Da buoni ultimi, svegliatesi dal torpore, i consiglieri provinciali trentini di destra si accorgono dell’esistenza di Tariq Ramadan e addirittura della sua venuta a Trento pochi mesi fa. Il consigliere Claudio Cia, irritato quasi per non essere stato avvertito in precedenza, cerca di recuperare: bisogna stare attenti di fronte a "una persona incompatibile con la nostra cultura, o meglio che non ha nulla a che spartire con i valori della nostra terra". (Trentino, 23 maggio) Giacomo Bezzi invita le forze dell’ordine a vigilare sul contenuto della conferenza che potrebbe alimentare il terrorismo. Fratelli d’Italia se la prende con la sinistra, "ipocritamente quella stessa fascia di persone che, dopo essersi stracciate le vesti per le preferenze di genere in nome della parità tra i sessi, nulla hanno da obiettare in ordine alla propugnazione di idee quali le piscine separate per donne e sarebbero pronti ad andare a prendere lezioni da un uomo che non è riuscito nemmeno a condannare la lapidazione delle adultere". (Trentino, 23 maggio)

Ancora una volta è il provincialismo dei trentini a fare notizia.

Un personaggio ambiguo?

Tariq Ramadan è un personaggio che non passa inosservato. Bastano pochi particolari della sua biografia per renderlo una figura per certi versi unica nel panorama culturale europeo. È nipote di Hasan al-Banna, egiziano, il fondatore dei Fratelli musulmani; è nato in Svizzera nel 1962; insegna filosofia e studi islamici in università prestigiose come Oxford; rivendica il fatto di essere un intellettuale europeo musulmano.

Un trinomio che non può esistere nella mentalità "politicamente corretta" che in questa temperie vuol dire anti-islamica. Accusato di essere un integralista mascherato, di scrivere in francese alcune idee ma di sostenerne altre in arabo, Ramadan è visto di volta in volta come un interlocutore credibile e raffinato, oppure come subdolo assertore dell’integralismo religioso e dell’islam politico. Le sue posizioni – pesantemente critiche – sullo Stato di Israele alimentano le polemiche.

Ramadan è un mostro antisemita? Oppure uno svizzero di origine egiziana? D’altra parte è criticato anche dai musulmani per le sue idee troppo riformiste. Insomma un uomo da tenere in considerazione.

Certamente Ramadan non è un laico. Non dice che l’islam, per entrare pienamente nella modernità, dovrebbe passare attraverso una sorta di illuminismo. Non crede che la religione debba essere esclusa dalla politica. Pensa che si possa essere credenti musulmani e buoni cittadini europei. Combatte per la creazione di un islam europeo. Per qualcuno è una contraddizione in termini; più facile è dipingere i musulmani come corpi estranei alla nostra civiltà, pericolosi intrusi sempre sulla soglia del terrorismo.

Quella di Ramadan è una grande sfida. Che si può contestare, che può risultare illusoria. Quella cioè di trovare una via culturale, religiosa e politica per l’islam europeo. Le controversie intorno a lui – se facciamo la tara degli insulti gratuiti degli ignoranti – possono nascere intorno al suo rifiuto di presupporre come fondamento alla democrazia liberale il fatto che la religione non sia predominante nello spazio pubblico. Soprattutto il cristianesimo, reso minoranza dalla secolarizzazione, ha fatto i conti con la modernità e ora accetta (tranne qualche frangia integralista) la libertà di coscienza, i diritti umani, la democrazia. Questo passaggio non è ancora avvenuto nel mondo musulmano .

Sarebbe facile per Ramadan rigettare la sua tradizione religiosa in nome della laicità. Ma non lo vuole fare, anzi compie il tentativo di abbracciare tutta la tradizione islamica per portarla nella modernità. Di qui le controversie sulla sua mancata difesa dell’emancipazione delle donne (come la intendiamo noi in occidente); per questo Ramadan tende a mettere tra parentesi le arcaiche visioni contenute in una certa interpretazione del Corano – come la lapidazione per le donne adultere – senza condannarle apertamente. In pratica sostiene che oggi le pene corporali sono inammissibili; domani, si vedrà. Dunque Ramadan lancia una riforma dell’islam che non rigetta la sua storia precedente, ma che la supera in una nuova prospettiva.

Così infatti ha ripetuto nell’incontro di Trento. A una domanda del professor Nevola sul velo integrale Ramadan ha risposto: "Non credo che il velo integrale sia un obbligo della religione musulmana e quindi dovremmo lavorare su una più corretta interpretazione dell’islam. Proibendolo otterremo che le donne dovranno restare a casa per non mostrarsi in pubblico". Così a Silvano Bert il quale sottolineava la difficoltà di coinvolgere le persone – soprattutto musulmani – in un dialogo tra le diversità, Ramadan dice: "Dobbiamo riconoscere, ne faccio esperienza in Europa, che il dialogo fra le religioni coinvolge finora piccole minoranze. A incontrarsi sono sempre gli stessi. Il nostro impegno è di coinvolgere l'intera società. È necessario per conoscerci, rispettarci, collaborare. Con i cristiani voglio essere franco. Non mi scandalizzo che i cristiani non conoscano l'islam, sono preoccupato dal fatto che in Europa i cristiani non conoscono il cristianesimo".

Ricordiamo che a Bolzano Ramadan avrebbe dovuto presentare il suo libro-dialogo con Riccardo Mazzeo, storico editor della casa editrice Erickson, autore di diverse interviste a personaggi autorevoli del nostro tempo come Zygmud Bauman o Edgar Morin. Il libro riprende i temi a cui abbiamo accennato in precedenza: non a caso s’intitola "Il musulmano e l’agnostico". Il testo è ricchissimo di spunti e di rimandi, soprattutto a filosofi e sociologi contemporanei (si va da Jürgen Habermas a Peter Sloterdijk, da Ulrich Beck a Hartmut Rosa) che Ramadan dimostra di conoscere alla perfezione. Più debole si rivela Mazzeo, in particolare nell’ambito religioso, lasciando all’interlocutore spazio libero alla propria riflessione senza entrare nelle questioni problematiche più spinose.

Come detto, Ramadan critica la modernità anche per via della secolarizzazione. Aver messo tra parentesi il fatto religioso è per lui un esito negativo: "La diversità non potrà essere armonizzata se non attraverso la conoscenza, la conoscenza è la condizione del dialogo, mentre oggi produciamo ignoranza in nome di una secolarità che ha pensato che questo processo di secolarizzazione consistesse in minore conoscenza religiosa o in una marginalizzazione del religioso: questo, secondo me, è molto pericoloso" (p. 29).

La crisi di senso del mondo contemporaneo è dovuta a un eccesso di utilitarismo: "È necessario riconciliare il pensiero religioso con il pensiero filosofico, con la ricerca di senso, e fare in modo che la nostra risposta all’evoluzione tecnica non sia una risposta di regolazione, una risposta legale, una risposta della norma" (p. 47). Quindi, per fare esempi concreti, i cosiddetti diritti civili non dovrebbero essere normati soltanto dalle leggi ma dovrebbero scaturire da una prospettiva culturale condivisa.

Da questa impostazione si capisce come Ramadan trovi maggiori sponde nei pensatori cristiani piuttosto che nei non credenti laici che invece vedono nella religione in quanto tale e nell’islam in particolare un luogo in cui si può sempre annidare l’estremismo. Ramadan denuncia la violenza e il fanatismo, ma si rifiuta di collegarli direttamente con la religione: "Bisogna rendere questo mondo leggibile e condannare la violenza – afferma ancora l’intellettuale svizzero – ma condannare la violenza senza parlare di tutte le violenze e estremamente pericoloso perché non si avrebbe una visione autentica del mondo" (p 106).

Con tutta evidenza Ramadan si muove sulla lama di un rasoio. Di fronte all’evidente crisi della cultura arabo-islamica (che però si auto-percepisce ancora il più delle volte come vittima) Ramadan recupera il pensiero dell’illustre nonno pensando che sia possibile costruire quello che comunemente si chiama "islam politico". È conscio che ci sia bisogno di una riforma anche nel mondo musulmano, ma tale rinnovamento passa attraverso una nuova interpretazione religiosa, non attraverso una secolarizzazione simile a quella avvenuta in Europa. Su questa visione ci sarebbe molto da discutere.

"Estremista? Un'accusa infondata"

Massimo Campanini

Intervista allo storico Massimo Campanini

Massimo Campanini, già docente di Studi islamici all’università di Trento, è uno dei maggiori studiosi dell’islam contemporaneo in Italia. I suoi libri, non ascrivibili certo alla mentalità occidentale sempre sospettosa di tutto quanto è islamico, offrono prospettive inedite capaci in questo modo di comprendere meglio la difficile situazione odierna. Recentemente ha presentato a Trento "La battaglia tra l’islam e il capitalismo" del pensatore egiziano Sayyd Qutb, giustiziato nel 1966 perché oppositore del regime di Nasser. Studioso soprattutto dell’islam egiziano, Campanini conosce bene la figura di Tariq Ramadan: infatti quando quest’ultimo venne a Trento, nel dicembre scorso, fu lui a introdurlo. Abbiamo così rivolto al professor Campanini alcune domande.

Perché Tariq Ramadan è così criticato?

Semplicemente perché, come ha sottolineato nel suo articolo, Ramadan è il nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani Hasan al-Banna (era suo nonno). E dato che, per la vulgata generale, Fratelli Musulmani uguale terrorismo, l’equazione è immediata: Tariq Ramadan è un terrorista.

Ma i Fratelli Musulmani sono visti come estremisti…

Ho dedicato libri su libri per dimostrare che, anche se all'interno del movimento è nata una corrente radicale (da Qutb in poi), il pensiero maggioritario è sempre stato moderato e incline alla negoziazione politica. Anche qui si tratta di un (pre)giudizio a priori e pretestuoso, basato sull'ignoranza (credo voluta) della storia, dato che i Fratelli Musulmani sono nemici dell'Occidente (leggi Israele) e soprattutto dell'Arabia Saudita, paese notoriamente progressista, aperto e che difende i diritti umani…

Tornando a Ramadan, alcune volte le sue parole sono state equivocate…

L'unica accusa "vera" che sia stata sollevata contro Ramadan è quella di essere ambiguo e di avere la lingua biforcuta: cioè di far finta di essere aperto e progressista, mentre in realtà sarebbe un terrorista e un conservatore. Nessuna prova al proposito. I suoi libri parlano per lui, basta leggerli.

E la storia della lapidazione?

Ecco, un capo di accusa sarebbe quello di essere ambiguo riguardo alle pene corporali, come la lapidazione per gli adulteri: lui ha invocato la sospensione e non l'abolizione della sanzione. Ci si dimentica che non è facile far capire al mainstream dei musulmani di punto in bianco, senza analisi, che la tradizione del fiqh sharaitico è sbagliata. La gente deve essere educata, non si può pretendere di dirgli: tutta la religione che ti hanno raccontato fino adesso è un balla. La ri-negoziazione della sharia è uno dei problemi più spinosi del pensiero islamico contemporaneo, come se si rimettesse in discussione da noi la democrazia o meglio il Vangelo. È pretestuoso pretendere che Tariq Ramadan si metta a lapidare Maometto a prescindere per fare un piacere ai suoi detrattori.

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