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Tesori trascurati

Francesco Borzaga

Non so quanti dei miei concittadini si rendano conto di quanto la natura e la storia abbiano gratificato con molti doni il nostro territorio. Certamente le trasformazioni, a partire dal dopoguerra, molto hanno cancellato, e tuttavia molto ancora rimane. Mi sembra dunque doveroso proteggere e valorizzare questo nostro patrimonio, non soltanto per l’aspetto economico, che pure ha il suo peso, ma perché esso rappresenta una ricchezza per noi e per quanti ci seguiranno.

Un chiaro esempio di scarsa sensibilità ci è venuto dalla recente vicenda di Gocciadoro, splendido parco urbano le cui caratteristiche storiche e ambientali sembra che sfuggano completamente ai nostri amministratori. Noto ad esempio che i piani per il completamento di Gocciadoro, nella parte a monte e lungo il rio Salè, pur pronti da anni (così mi risulta), sono stati inspiegabilmente tenuti fermi. La “valorizzazione” sportiva del luogo è forse la vera ragione del ritardo e dell’inerzia.

Neppure la riapertura al pubblico del sentiero di visita all’Orrido di Ponte Alto mi sembra ricada fra le urgenze dell’Amministrazione comunale di Trento. Essa è stata rimandata più volte e probabilmente neppure quest’anno si potrà festeggiare il desiderabile evento. Di recente il Consiglio circoscrizionale dell’Argentario ha richiamato l’attenzione di Palazzo Thun su questo ritardo. Il lavori di ripristino e messa in funzione del sentiero di visita dovrebbero essere stati completati; regna tuttavia l’incertezza anche a tale proposito. Si rileva la mancanza di un percorso pedonale di accesso, mentre la fermata del servizio pubblico sembra poco sicura. La Circoscrizione ha presentato un progetto di tutela e promozione del sito, sollecitando l’affidamento della gestione all’Ecomuseo dell’Argentario. Ma a quanto par di capire, il documento non ha avuto risposta.

Mi sembra questo un classico esempio di come importanti possibilità di arricchire il patrimonio turistico cittadino vengano trascurate, ed è un peccato, perché la forra formata dal Fersina, straordinario spettacolo geologico, era un tempo fra le più note e frequentate attrazioni turistiche della città. È strano come Trento non sappia o non voglia valorizzare quanto ha a immediata disposizione.

Un caso non dissimile può essere indicato nel Belvedere di Sardagna, altra antica, tradizionale meta turistica. Qui è disponibile e in funzione la funivia, nei pressi della quale l’ex Hotel Panorama, dismesso inopinatamente da qualche anno, si disfa malinconicamente, vuoto e abbandonato, in preda alle escursioni dei vandali. Più a monte, le casermette austriache delle Viote, di per sé un piccolo gioiello, se ne stanno in attesa di essere cedute alla speculazione edilizia.

E ancora, a Trento, e non solo a Civezzano, pare che nessuno abbia mai pensato di far conoscere quel vastissimo reticolo di antiche miniere e gallerie che si estende a nord del Calisio: una presenza di valore europeo, potenzialmente una grande attrattiva turistica.

Come ho scritto all’inizio, la storia e la natura hanno gratificato con molti doni la nostra città e i suoi dintorni. Cerchiamo di farne un uso diverso e più consapevole.

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