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Il vecchietto dove lo metto?

Claudio Riccadonna

“Il vecchietto dove lo metto, dove lo metto, non si sa... non c’è posto per carità”. Questo simpatico motivetto dell’indimenticabile Modugno oggi risulta attuale per le difficoltà oggettive nel gestire una realtà complessa, come quella senile, che prima o poi coinvolgerà tutti. D’altra parte come dichiarava il poeta latino Terenzio, “senectus ipsa est morbus”, per cui raramente la vecchiaia non si associa a malanni fisici e a privazioni.

Non è sempre facile, comunque, vincere certe resistenze all’assistenza “esterna” da parte di alcuni pazienti anziani che preferirebbero la compagnia diretta dei loro stretti parenti, ma onestamente sappiamo come impegni di lavoro, o più semplicemente esigenze di famiglia, rendano piuttosto arduo il porsi in toto al servizio dei più vecchi, in rapporto, poi, soprattutto a situazioni di evidente non autosufficienza e in presenza di gravi limitazioni senili.

Non sempre esiste, del resto, una stretta e fattiva collaborazione tra i figli, alcuni dei quali lamentano oneste circostanze di impossibilità a farsi carico del problema. Non si tratta, tuttavia, di cattiva volontà o di disamorato sentimento filiale, ma, in diversi casi, di una condizione di difficoltà oggettiva. Per fortuna che poi, in ogni famiglia, non raramente, si trova l’anima buona di turno, che, anche con sacrifici personali in termini di tempo dedicato e di energie profuse, finisce per accollarsi per anni gran parte dell’oneroso incarico.

Peraltro, la badante ha dei costi non indifferenti e non alla portata di tutte le tasche (versamento contributi previdenziali, tredicesima, ferie e malattia); inoltre, sappiamo che quest’ultima non può, legittimamente per carità, superare le 54 ore settimanali, e che ha diritto al riposo settimanale di 36 ore (è vero che magari ci sono anche gli straordinari, però...). Pertanto se un anziano è completamente non autosufficiente, ne rimane scoperta l’assistenza per numerose ore che richiederanno a loro volta il ricorso ad un’altra badante, con altre spese…

Qualcuno dirà: “Ci sono comunque le ben organizzate case di riposo”, circa una sessantina in provincia di Trento, a cui aggiungeranno nei prossimi anni quelle in fase di costruzione. In realtà la domanda è piuttosto alta e l’offerta, probabilmente, è inferiore rispetto al bisogno effettivo. Ci risulta, almeno per ricordo personale di qualche anno fa (ma forse oggi le cose sono cambiate?) che ci sia un discreto elenco di persone in attesa, che aspettano una sistemazione permanente in una qualche struttura territoriale, le cui richieste di accesso non sono state ancora soddisfatte... e alcuni, magari, in concomitanza con un quadro clinico generale non proprio confortante!

Meno male, però, che c’è qualche angelo familiare, pronto a venire in soccorso!

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