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I mondiali di sci alpino a Cortina

Per il 2021 un appetitoso boccone per il partito del cemento?

Alla fine, nell’estate del 2016, Cortina ce la fece ad ottenere i mondiali di sci alpino. Per vedere maturare il successo dovette attendere il ritiro di tutte le altre concorrenti, città prestigiose. Oltralpe e nell’Europa del Nord ormai si ritiene che i grandi eventi sportivi non portino ricadute importanti sul turismo, sono visti come un rischio. Del resto gli esempi in Italia non sono brillanti: Bormio 2005 ha fatto collassare le economie di tutti i paesi dell’alta Valtellina, oltre ad aver devastato parte del Parco nazionale dello Stelvio. Le olimpiadi invernali di Torino sono risultate un disastro economico e sociale: oggi Torino, dopo Roma, è la città più indebitata d’Italia, molte strutture olimpiche sono state rimosse e la valle di Susa vive sempre più dimenticata dalla Regione.

L’esempio di Fiemme

Un esempio controcorrente riguardo l’importanza dei grandi eventi sportivi lo troviamo in valle di Fiemme. Fiemme ha ospitato ormai tre edizioni dei mondiali di sci nordico, è sede della Marcialonga, la più importante gran fondo internazionale, ospita con continuità le finali dello Tour de Ski.

La valle ha investito, ormai da più di 20 anni, nella sua più naturale vocazione allestendo anche due stadi del fondo riconosciuti come modelli da imitare in tutto il mondo, fra loro diversi. A Lago di Tesero ci sono le piste più tecniche, mentre a Passo di Lavazè chi ama piste che si intrecciano con i pini cirmoli e le guglie dolomitiche del Latemar trova un paradiso. Al di là dello scempio arrivato con la strada di fondovalle sul fiume Avisio e all’occupazione di suoli liberi di notevole valore paesaggistico e naturalistico con zone artigianali discutibili, questo appuntamento tanto solido non ha comportato altre controindicazioni: in valle oggi tutti considerano gli eventi mondiali che riguardano lo sci di fondo un investimento “naturale”, il vero valore aggiunto del turismo di Fiemme.

La regina decaduta

Cortina, l'ex Hotel Ampezzo, 137 posti letto, chiuso nel 2003.

Cortina invece lascia aperte troppe perplessità. Durante le amministrazioni del discusso e plurindagato sindaco Andrea Franceschi, che mai ha voluto dimettersi, Cortina è rimasta in stallo. È sufficiente entrare in paese e si vedono alberghi storici che danno l’idea dell’abbandono (5 grandi strutture abbandonate, più una a Pecol e una a Passo Tre Croci), il paese è trascurato, la decadenza della regina delle Dolomiti è evidente. Non parliamo poi del traffico, della ristrettezza di parcheggi, della privazione della storica ferrovia Dobbiaco-Cortina-Padova-Venezia, dell’inefficienza (causa mancanza strutturale di fondi) dei trasporti pubblici, dei collegamenti telematici. La Cortina del lusso la si ritrova solo nei cinepanettoni natalizi, i fasti sono perduti. Eppure, nonostante il consumo di suolo abnorme, nonostante le seconde case diffuse in ogni zona pregiata della conca, chi si affaccia dall’alto su Cortina rimane affascinato, tanto le montagne sono varie, belle e tanto è ampia e delicata la conca che ospita la cittadina.

Riusciranno i mondiali di sci alpino del 2021 a togliere le troppe rughe che porta Cortina? Oppure gli interventi che si profilano la condanneranno definitivamente all’isolamento?

Al momento risulta difficile rispondere. Il Consiglio dei Ministri, la Regione Veneto, il Comune, coinvolgendo all’ultimo istante la Fondazione Dolomiti UNESCO, ha varato una Carta di Cortina definita green. CIPRA ha risposto con un documento alternativo che toglie ogni credibilità alle istituzioni nazionali e locali; non è stato un buon inizio, anche perché tutto viene deciso in gruppi di potere ristretti: commissari, Confindustria, albergatori. In assenza di trasparenza, era evidente portare i comitati ambientalisti e le associazioni del Cadore sul piede di guerra.

Questi gruppi vedono l’appuntamento come un’occasione di speculazione offerta ai costruttori di strade e non riescono a vedere nelle progettualità della Fondazione Cortina idee che ne permettano la rinascita nel medio periodo.

Dubbi che sembrano ben fondati. Da sei mesi gli ambientalisti chiedono un incontro con la Fondazione Cortina 2021: tante promesse, continui rinvii e finalmente l’appuntamento è stabilito per il 7 luglio. Nel frattempo tutto sembra deciso. Il ministro Graziano Del Rio nella minilegge di stabilità del mese scorso ha stanziato 242 milioni di euro per l’appuntamento, 172 saranno investiti lungo la statale 51 dell’Alemagna con le circonvallazioni di San Vito di Cadore, di Tai e la galleria di Valle. Questi soldi comprendono anche la tanto attesa stabilizzazione della frana che dal Sorapis incombe su Acquabona. Altri 70 milioni saranno investiti sulla statale Carnica 52, altri 40 per opere interne a Cortina, quali parcheggi e circonvallazione. E alla fine, con stanziamento diversificato, altri 40 saranno investiti negli impianti di risalita e nelle piste di sci.

Tante strade

Si era anche sempre sbandierato che a Cortina “c’ è già tutto”. Ora si vede che tutto proprio non c’ è, infatti bisogna predisporre due diverse “finish area” per ospitare le strutture di arrivo e le tribune da 6.000 posti l’una (una a Rumerlo e una sotto Col Drusciè), che comporteranno notevoli sbancamenti e impatto ambientale (oltre a costringere allo spostamento di due tratti di strada comunale con costo, ovviamente, a carico del comune), ma la FIS ha deciso che così si deve fare se si vogliono disputare i mondiali.

L’insieme di numeri e l’assenza di trasparenza preoccupano gli ambientalisti. Troppe strade, tutte decise in assenza di un piano della viabilità e mobilità del bellunese, senza una parola sulle prospettive della elettrificazione della ferrovia Belluno-Calalzo e del suo proseguimento verso Cortina e Dobbiaco. È totalmente assente un progetto sociale sulle montagne del Cadore, sempre più spopolate e abitate da anziani, montagne private di energie e idee perché i giovani appena possono scappano. Questo enorme investimento sulla viabilità preoccupa gli ambientalisti anche per altri motivi. Nel 2016 più settori sociali, Confindustria Veneto in testa, hanno spinto oltre ogni limite per completare l’A27 da Venezia verso Monaco, attraversando il Cadore o la Carnia. Un progetto miseramente fallito in autunno in aula all’Europarlamento grazie ad un autorevole pronunciamento contrario. Ma visto che l’autostrada non si può fare, si pensa di investire in circonvallazioni?

Già oggi troppi Tir provenienti dall’Est arrivano da Dobbiaco verso Cimabanche e attraversano la statale del Cadore per risparmiare i pedaggi autostradali. Si ha il timore che velocizzare ulteriormente la viabilità risulti un incentivo definitivo per attirare ulteriore traffico pesante. Alcune di queste circonvallazioni (TAI, Valle) sono indispensabili per ridare vita e salute agli abitati, ma perché Regione e Provincia di Belluno hanno sempre evitato lo studio partecipato di un progetto razionale di mobilità della montagna patrimonio dell’UNESCO? Non pochi sospetti sono alimentati dalla fretta del ministro Del Rio, che ha nominato un Commissario ANAS per progettare e realizzare queste opere, tutte in deroga: il commissario sarà Gianni Vittorio Armani. E presidente della Fondazione Cortina 2021 uno dei rampolli della grande famiglia Benetton, Alessandro, il marito della campionessa Deborah Compagnoni.

I tempi per realizzare queste opere sono strettissimi: tutto dovrebbe essere ultimato entro dicembre 2019 perché nel 2020, proprio a Cortina, si terranno le finali della Coppa del Mondo di sci alpino. In Italia commissari, deroghe e fretta non hanno mai portato frutti positivi: si pensi all’enorme deficit accumulato dall’Expo di Milano. Sembra difficile che Cortina possa costruire il grande appuntamento sull’esempio di Fiemme, facendo risorgere non solo la cittadina, ma l’intera valle, investendo in servizi certi per la popolazione locale, pensando anche alla formazione scolastica, al diritto alla salute dei residenti, alla cura dell’intera montagna.

Quello bellunese è un territorio che vive di lamenti, al momento solo capace di invidiare le vicine autonomie invece di lottare con Venezia nel chiedere maggiore rispetto, e non sembra pronto ad investire in un Progetto Cadore. Vorremmo essere smentiti, anche in tempi brevi.

E se facessimo come a Innsbruck?

Cortina dispone di risorse ad oggi inutilizzate. Ancora il paesaggio, la forza storica del nome, Dolomiti UNESCO, il turismo estivo della montagna in evidente ripresa anche grazie agli effetti dei cambiamenti climatici in atto. E non solo: nel 2018 Cortina ospiterà anche i mondiali di pallavolo.

Speriamo che tutto questo movimento, questa rinascita di aspettative di rilancio non venga mortificato come solitamente accade in Italia: gli appetiti di appalti tanto cospicui e facili da ottenere rischiano di sollecitare palati non certo raffinati. Nel frattempo la città di Innsbruck ha annunciato di voler avanzare al CIO la candidatura per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026.

Ovviamente già nell’autunno di quest’anno, approfittando delle elezioni nazionali, il Tirolo chiederà tramite referendum l’opinione ai suoi cittadini. Un esempio di democrazia diretta, di condivisione e coinvolgimento che l’Italia non vuole proprio imitare.