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Legge sul porfido: una beffa per i lavoratori

Coordinamento Lavoro Porfido

La notizia riportata dal quotidiano L’Adige relativa alla bocciatura della legge Olivi-Viola da parte dell’Antitrust, dimostra quanto sia distorta la visione di questa autorità di vigilanza rispetto alle problematiche di sua competenza inerenti il settore del porfido. Quando nel 2011 i Comuni, all’interno dei quali vi è sempre stato un notevole conflitto d’interesse, hanno concesso proroghe delle concessioni con tempi anche doppi rispetto alla prassi consolidata dei 9 anni, nessuno ha fiatato. Eppure tali proroghe hanno di fatto prolungato senza condizioni, essendo stato lasciato cadere il comma 5 dell’art. 33 relativo ai vincoli occupazionali, il monopolio sulle concessioni estrattive di una ristretta cerchia di concessionari che di fatto controllano l’estrazione da quasi mezzo secolo.

Nessun rilievo fa l’Antitrust all’art. 33 bis “Unificazione di più lotti” della legge Olivi-Viola, eppure ancora una volta con tale articolo si cerca di prolungare in modo fittizio la durata delle concessioni stabilendo che nel caso di accorpamenti di più lotti, nel caso di durate diverse delle concessioni oggetto di accorpamento, la durata della nuova concessione può essere calcolata attraverso la “media ponderata delle durate delle concessioni valutata sulla base dei volumi residui estraibili dai concessionari”. Tenendo conto che al momento della proroga delle concessioni sono stati assegnati volumi in base anche alla manodopera occupata nei 5 anni precedenti e che in questi anni vi è stata una riduzione notevole di manodopera, dal 2006 al 2014 tale riduzione è stata di oltre il 40% nelle sole aziende concessionarie, con un conseguente rallentamento dei ritmi di escavazione, pare evidente che i volumi residui saranno elevati in misura proporzionalmente maggiore proprio in quelle concessioni i cui titolari hanno drasticamente ridotto l’occupazione. L’art. 33 bis va quindi a premiare proprio queste ditte prolungando nel tempo la loro rendita di posizione in quanto concessionari.

Fanno a dir poco sorridere le dichiarazioni dei responsabili sindacali (Zabbeni, Bignotti e Salvetti), riportate dall’Adige, che dichiarandosi “esterrefatti” affermano: “Non si può pretendere che lasciando le mani libere, peraltro come fatto fino a questo momento, si favorisca il mercato e quindi la ripresa del settore”. Quale è stato l’operato di questi signori negli oltre 10 anni trascorsi dall’approvazione della L.P. 7/2006?

Perché non si sono mai uniti al Coordinamento Lavoro Porfido nel chiedere formalmente e nelle sedi dovute il rispetto dei contratti di lavoro per quanto riguarda la regolarità nella corresponsione dei salari agli operai?

Chi ha lasciato mano libera nei licenziamenti senza mai chiedere il rispetto delle tutele occupazionali previste dal comma 5 dell’art. 33?

Infine che cosa hanno fatto questi signori per impedire che il termine per dare attuazione al comma 5 venga spostato al 31 dicembre 2017, come prevede l’art. 36 della legge Olivi-Viola?

Che la modifica di questa legge fosse un’operazione di facciata lo abbiamo sempre denunciato e le notizie riportate in questi giorni dai quotidiani locali lo confermano. Innanzitutto il Consiglio delle Autonomie Locali si è fatto portavoce della richiesta dei Sindaci dei Comuni del porfido relativa allo slittamento al 1° gennaio 2019 degli obblighi stabiliti per i comuni in tale legge, di fatto consentendo per ben due anni quelle mani libere ai concessionari di cui parlano i sindacalisti. In secondo luogo sembra che nella gestione associata dell’attività estrattiva i Comuni affideranno la gestione del settore a So.ge.ca, una società controllata dagli stessi concessionari!

Questa non è la legge migliore d’Italia ma una grande vergogna!

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Enzo Sevegnani, Walter Ferrari

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