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Banche: uomini soli al comando?

Abbiamo visto, prima dell’estate, la nascita del gruppo nazionale di credito cooperativo aggregatosi attorno alla trentina Cassa Centrale Banca. Un grande evento, positivo, che abbiamo salutato con soddisfazione. Un evento che però al contempo implica un cambio di mentalità: ci si deve confrontare con dimensioni nazionali, fatalmente molto più grandi: l’ottica di provincia, se c’è ancora, va celermente abbandonata.

In questi mesi subito ci si è trovati di fronte ad un primo scoglio, forse imprevisto: il disagio, nella nuova situazione, di Giorgio Crosina, direttore generale di Phoenix Informatica Bancaria.

Ora Phoenix, nel nuovo gruppo, non è poca cosa; assieme alla più piccola IBT rappresentava una delle ragioni della necessità del gruppo trentino: queste società avevano saputo rispondere alle esigenze di centinaia di banche in tutto il territorio nazionale; perché si sarebbero dovute estinguere all’interno di un gruppo unico – Iccrea - dominato dalle società romane, per di più dipinte come ammanicate ma meno efficienti?

Ora invece, nel gruppo trentino non sembra esserci posto per Crosina, uomo forte di Phoenix. O meglio, è venuta a galla un’incompatibilità tra lui e l’altra forte personalità del mondo bancario trentino, Mario Sartori, direttore generale di Cassa Centrale.

Il gruppo unico comporta due grosse novità per le società informatiche – ci spiega Andrea Armanini, consigliere d’amministrazione della holding delle CR trentine proprietaria di Phoenix – Da una parte nuovi compiti e quindi un consistente aumento del lavoro; dall’altra la necessità, prima molto meno stringente, di strategie comuni tra l’informatica e la capogruppo”.

In buona sostanza la strategia di Phoenix la decide Cassa Centrale, in quanto ora la capogruppo ha un compito di coordinamento e controllo anche sulle consociate. Questo ha portato ad affiancare a Crosina due vice-direttori, e a portare la società di più sotto l’ala strategica di Ccb, cioè di Sartori.

Tra i due, figure molto forti, entrambi dalle ampie, riconosciute competenze, forse non c’era mai stata vera sintonia. E quando i due galli si sono trovati a dover convivere nello stesso pollaio, i nodi sono venuti al pettine.

Dopo un incontro con Sartori sfociato in un diverbio, Crosina (che già qualche anno fa aveva rinunciato a proposte allettanti) ha tirato fuori le lettere con cui Iccrea gli faceva ponti d’oro; non solo, il gruppo romano, essendo meno verticalizzato (un ministero, dicono gli avversari) gli avrebbe facilmente lasciato spazi maggiori, impensabili in Ccb, dove Sartori è, e resta, figura dominante.

Attualmente Giorgio Crosina si è preso delle ferie lunghe, molto lunghe. Pochi sono pronti a scommettere su un suo ritorno a Phoenix, sotto l’ala di Sartori.

Secondo noi non sarebbe una buona notizia. Un gruppo grande, non rinchiuso nei limiti trentini, necessita di competenze ampie, di più uomini validi, forti e decisi fin che si vuole, ma che sappiano lavorare assieme. Gli uomini soli al comando, capacissimi ma rigidamente accentratori, che sanno comandare ma non collaborare, non ci sembrano adatti ai nuovi compiti.