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QT n. 9, settembre 2017 Trentagiorni

Folgarida: paga sempre Pantalone

Il grande buco delle Funivie Folgarida-Marilleva verrà ripianato. Ricordiamo che tutto nasce da investimenti speculativi nei pressi dell’aeroporto di Venezia, da parte dei proprietari delle funivie Ernesto Bertoli e fratelli Poletti (e bene avevano fatto i veneziani, ci sia permesso di dirlo, a non permettere a dei “foresti” di fare soldi alle loro spalle sui loro terreni, senza farsi ingannare dalle sponsorizzazioni dei Poletti alla squadra calcio di Venezia, abusato trucchetto per infinocchiare il popolo bue). Cui si erano accodati diversi operatori solandri, che credevano di essere furbi. La società funiviaria, di per sé attiva, ne era rimasta travolta, e si è quindi posto il problema del suo salvataggio, ritenuto imprescindibile per l’economia turistica della valle.

Dopo vari passaggi, tra cui l’offerta di una grossa società impiantistica francese, e quella – molto pelosa - di una finanziaria speculativa dalle strane radici meridionali, è risultata vincente l’offerta della Funivie Madonna di Campiglio.

Tutto bene, sembra. Invece no. Perché ai 23-29 milioni messi in campo dalla Campiglio, vanno aggiunti, sotto svariate forme, i 56 milioni che finirà con il pagare Pantalone, cioè la controllata della Provincia Trentino Sviluppo. E allora qui non ci siamo proprio. Perché 56 milioni sono proprio tanti, e non si vede perché debba essere il pubblico a ripianare i buchi di imprenditori improvvidi e babbei. Per questo non siamo tra quelli che hanno festeggiato per la “trentinità” della soluzione.

Doveva essere l’imprenditoria locale a farsene carico dal punto di vista finanziario – ci dice Walter Alotti, segretario generale della Uil - Oppure il mercato, sarebbe stata positiva la soluzione dell’imprenditore francese. Da decenni l’industria dello sci è super assistita: se non riesce a sopravvivere senza ulteriori iniezioni di denaro, venga pure un imprenditore estero”.

Concordiamo in pieno. A noi sembra che il presidente Rossi e la sua giunta non abbiano in realtà in testa una politica industriale e si riducano a interventi tampone, per arginare questa o quella crisi.

C’è poi un conflitto d’interessi; – incalza Alotti – sia il presidente Rossi che l’assessore Daldoss hanno lì il loro bacino elettorale. Dove peraltro c’è anche Marilleva, un insediamento alberghiero vetusto, che non vorrei finisse anch’esso con il richiedere denaro pubblico”.

A completare il quadro c’è il caso di Passo Rolle, dove un imprenditore privato (La Sportiva, nota azienda di calzature da montagna) ha proposto, come alternativa agli attuali asfittici impianti sciistici, da smantellare, un progetto per trasformarlo in una zona per attività outdoor svincolate dai mezzi di risalita. Progetto naturalmente osteggiato dagli impiantisti locali – come peraltro è comprensibile – ma anche dal presidente Ugo Rossi, che ha pure attaccato il docente. di Economia Michele Andreaus, reo di aver appoggiato il progetto. Il che è molto meno accettabile, e soprattutto rende l’idea di come in piazza Dante si continuino a coltivare proprio i settori economici più arretrati. Forse perché più deboli e quindi dipendenti.

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