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“Oriente Occidente 2017”

Tra azione e narrazione

“Oscyl Variation”

Inaspettatamente è la parola, al fianco della danza, a giocare un ruolo da protagonista nei primi spettacoli della 37a edizione di Oriente Occidente, ancora in corso mentre andiamo in stampa, edizione in cui il Festival sembra interrogarsi sul suo passato per trovare nuove vie e prospettive di sviluppo futuro, accostando il lavoro di compagnie di fama internazionale con le ricerche della nuova generazione di coreografi italiani, in un contesto il più possibile arricchente ed inclusivo.

Oltre all’abituale ciclo di incontri pomeridiani, che quest’anno verte principalmente su tematiche ecologico-ambientali, il Festival ha messo in campo due conferenze-evento: una condotta dal celebre divulgatore scientifico Mario Tozzi nell’ambito della collaborazione con Progetto Manifattura a Borgo Sacco e l’altra affidata all’istrionico danzatore Lutz Förster, storico interprete -e per alcuni anni direttore- del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch. Nel misurato e ironico monologo sulla sua vita, Förster ha rievocato lo stupore e la gioia sperimentate nel primo “discorso” a tu per tu col pubblico in un momento cruciale del celebre spettacolo Kontakthof.

Dal suo vibrante racconto è emersa l’importanza affidata alla parola nel processo creativo della grande coreografa tedesca, la quale era solita porre ai suoi danzatori dei quesiti molto personali e diretti, le cui risposte, rielaborate sia in termini vocali che gestuali, costituivano una sorta di fil rouge sotteso alla successiva composizione coreografica.

Le suggestioni del teatrodanza di bauschiana memoria, pur se in forme più moderne e interattive, aleggiano sul lavoro di due giovani coreografi sostenuti da Oriente Occidente, Irene Russolillo e Salvatore Lombardo, che hanno entrambi scelto di mettere la parola al centro di alcuni progetti presentati in quest’edizione del Festival.

In The speech (Il discorso) la Russolillo coniuga con originalità forza muscolare e potenza vocale, mentre in Wave e Dentro toccare (in programma il 9 settembre nella suggestiva cornice delle Gallerie del Caposaldo di Castione) mette in scena due performance che mirano a far interagire -anche fisicamente- gli spettatori col flusso energetico della coreografia. Salvo Lombardo è invece ideatore e regista del progetto Reapperances, installazione multimediale collocata negli spazi del Mart e accessibile liberamente grazie all’uso di display che, attraverso la tecnica della realtà aumentata, permettono la visione di brevi video-racconti in cui la memoria gestuale e il vissuto biografico degli intervistati dialogano con gli spazi del museo, intrecciando ricordi passati ed esperienza presente e divenendo al contempo racconto collettivo.

Il gesto quotidiano, isolato e depurato dalla suo contesto narrativo, è stato al centro anche del serrato spettacolo presentato da Lombardo nell’ambito del Festival, Present continuous, in cui la riproposizione nevrotica ed ossessiva di alcuni solo apparentemente “semplici” movimenti diventa espediente per facilitarne il ricordo e la riproposizione futura.

Dalla rarefazione al fronte opposto della sovrabbondanza gestuale e verbale -a tratti ironica quando non addirittura sfacciata- si sono posti gli spettacoli Bad lambs della compagnia Balletto civile e la rivisitazione de Lo schiaccianoci di Natiscalzi dt, che hanno coinvolto il pubblico in racconti a più voci scaturiti da storie surreali -il primo- ed infantili memorie personali -il secondo-.

Decisamente più sobri e minimali gli spettacoli che hanno interagito con gli spazi esterni del Mart (Wreck-list of extinct species e Oscyl variation), in un convincente e sottile connubio tra arti plastiche e coreutiche, mediato dall’utilizzo di sculture polimorfe e semoventi in grado di interagire con i danzatori in maniera creativa.

Non sono infine mancate le acrobatiche esibizioni urbane, particolarmente apprezzate dal pubblico dei non addetti ai lavori, nonché le chicche per i cultori della materia: una su tutte, lo spettacolo Pa/ethos, messo in scena dalla compagnia romana Spellbound Contemporary Ballett su coreografia del tibetano ma attivo in Cina Sang Jija, in cui arti marziali e danza contemporanea si mescolano in un sorprendente connubio di flessuosità e padronanza tecnica.

È forse quest’ultimo spettacolo a sintetizzare al meglio lo spirito di un Festival che si muove coraggiosamente fra tradizione e innovazione, in un intreccio di esperienze e di culture che permettono di anno in anno di rinnovarne la formula ancorandola alle sfide della contemporaneità.