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Verso un mirabile mondo nuovo

Negli USA un cinema di Memphis ha tolto dalla programmazione Via col vento perché razzista. Sempre da quelle parti si abbattono statue di Colombo, reo di aver scoperto l’America, evento esiziale per le società indigene. Qui da noi il Codacons chiede di fermare la pubblicazione di Corto Maltese in quanto tale eroe bidimensionale sarebbe uno sporco fumatore. Tre esempi, tre cime dell’iceberg. Si propaga l’onda iconoclasta: rimuovere immagini e simboli evocativi di un passato che oggi giudichiamo odioso o semplicemente scomodo. C’è sempre dietro una buona causa: la dignità di neri, donne, gay, etnie, partigiani, animali… Presto fioccheranno petizioni online per demolire le piramidi, frutto del sangue degli schiavi.

Più passa il tempo, più mi ritrovo a mormorare lamentazioni attinte dal repertorio di mio nonno, tra cui spicca: chissà dove andremo a finire. Già, dove andremo a finire se ci imponiamo di nasconderci a noi stessi? In effetti ogni epoca ha i suoi valori ma non necessariamente deve ingaggiare un duello con le altre. Se depuriamo la storia da tutto ciò che ci disturba semplifichiamo i compiti alla nostra coscienza: continuerà a dirci che esistiamo ma non più chi siamo.

Gli spunti distruttivi di cui sopra non sono opera di lupi solitari. C’è qualcosa di culturale sotto, e mica tanto di nicchia. Insomma, mettendola un po’ sul filosofico, parrebbe proprio che noi si stia sempre più comprimendo la dimensione del tempo, adattandoci felicemente a vivere in un eterno presente. Non ci piace avere a che fare col passato e preferiamo interpretare la vita come sequenza di fatti in cui il nuovo oblitera il precedente, come si galleggiasse su una pagina Facebook. Senza profondità temporale il nostro universo valoriale si schiaccia nella banalità. E la nostra esistenza diventa un fumetto: pochi pensieri in stampatello, persone e cose scolpite da tratti di pennarello, tra colori rossi-rossi, gialli-gialli… Per chiudere l’avventura basta la parola fine, tanto poi si riparte con un’altra storia. Di questo passo, piano piano, scivoleremmo nel Brave new world di Huxley. E, giunti a quel punto, potrebbe pure piacerci.

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