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Rossi e il “sistema allucinante”

Ugo Rossi

Dopo l’ennesima bocciatura delle procedure per il nuovo ospedale da parte della giustizia amministrativa, il Presidente Rossi non se la prende né con i giudici né con le imprese, ma con le norme. Per il Presidente della Giunta, che quelle norme certamente contribuisce a crearle, “il sistema è allucinante”.

Come spieghiamo qui, Ugo Rossi dovrebbe invece prendersela con se stesso. Perché, nel 2011, la Giunta provinciale (di cui era assessore alla Salute) aveva preteso di nominare - in nome dell’Autonomia! - una commissione giudicatrice in evidente conflitto d’interessi; e con furbizia di breve respiro nel 2016, questa volta da presidente della Giunta, aveva tentato di scaricare sui giudici amministrativi la responsabilità dell’abbandono del primitivo progetto di ospedale, costruito attraverso la procedura, rivelatasi disastrosa, del project financing.

E ora, invece di esprimere umiltà per gli errori commessi e cercare di rimediarvi, se ne esce con “il sistema allucinante”. Alimentando quindi quella contrapposizione continua tra apparati burocratici e politici che sempre produce disastri: a Trento come a Roma. La cosa ci sembra oltremodo indicativa

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, senza addentrarci nei meandri del potere legislativo, di quello della pubblica Amministrazione, dei Giudici (del settore civile, penale, contabile e amministrativo), dei giuristi (avvocati, magistrati e professori universitari), può essere di aiuto una recente pubblicazione.

Marco Bettini, giornalista, è stato capo ufficio stampa del Comune di Bologna e di Roma (ai tempi del sindaco Ignazio Marino) e dopo sei romanzi gialli ha deciso di pubblicarne un settimo: “Roma Kaputt”. Non si tratta di un giallo, anche se scritto secondo lo schema del noir, ma di un libro che, grazie all’occhio del giallista, ci spiega con chiarezza perché a Roma non funziona nulla; ma anche perché le cose non funzionano bene neppure nella nostra dorata autonomia (e intendo “dorata” con riferimento non al vil denaro ma alla nostra possibilità di legiferare).

Da appassionato cultore del giallo, Bettini ha avuto l’idea scrivere “Roma kaputt” proprio “per trovare il colpevole di uno stato di cose inaccettabile per ogni cittadino che si misuri con la macchina pubblica”. E a noi tocca vedere che come il cittadino romano, purtroppo oggi anche lo stesso Presidente della nostra Provincia, non sapendo come uscire da un pasticcio da lui stesso creato, se la prende con il sistema legislativo, di cui peraltro lui stesso, almeno in parte, è il fautore.

Intendiamoci: è assolutamente vero che si è creata una griglia complicatissima di leggi, regolamenti, circolari attuative che in teoria dovrebbero preservare da errori, infiltrazioni criminali e corruzione ma che in pratica rendono il sistema estremamente farraginoso. Ma al contempo Rossi dimostra in maniera plateale come questa complessità viene utilizzata dal potere politico per scaricarle addosso le proprie responsabilità. Non se la è sentita di ammettere: “Ho sbagliato a voler far fare alle stesse persone il bando di gara e allo stesso tempo i giudici della gara”. Oppure: “Ho sbagliato a voler fare l’ospedale con il sistema del project financing, fallito in tutta Italia”. E allora è chiaro perché i politici non si curano di por rimedio a un sistema dannatamente complicato. Così abbiamo politici incompetenti, furbacchioni e senza visione strategica, che non riescono a controllare burocrati e giuristi competenti che però, chini sui loro tavoli da lavoro, hanno il codicillo nel proprio DNA e così continuano a sfornare sempre più norme (sono circa 150.000 in Italia), sempre più complicate, proceduralizzando tutto senza preoccuparsi minimamente del risultato. Un sistema per cui vale il noto principio: l’operazione è riuscita perfettamente ma il paziente è morto e senza che, purtroppo, nessuno di quella morte se ne assuma la responsabilità e ne risponda..

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