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"Medita": gioie e dolori dell'editoria trentina

Un giro tra gli stand dell’editoria trentina in mostra. Un catalogo molto autoreferenziale, ma per fortuna c’è chi prova (riuscendoci) ad innovare.

Il bicchiere mezzo vuoto

Siamo andati a farci un giro a “Medita”, la fiera dell’editoria trentina, tenutasi a Trento, in piazza Fiera, dal 22 al 24 settembre.

Basta un breve giro degli stand delle case editrici trentine per avere il colpo d’occhio della situazione: l’editoria trentina è fossilizzata sull’offerta di libri di montagna, cucina trentina, scrittori locali. La narrativa offre storie di un antico passato fatto di povertà, buona volontà, polenta, fasoi e scodeghe.

Se poi vi piace leggere i libri in formato elettronico, Medita non è il posto per voi, il tema è praticamente tabù a quanto pare, poche sono le case editrici che alla versione cartacea affiancano quella digitale.

Si fa un gran parlare della crisi dell’editoria, della cronica difficoltà ad affrontare un mercato sempre più complesso e difficile, ma i tradizionali marchi dell’editoria locale mostrano di non aver nemmeno tentato un qualche approccio innovativo: sembra impossibile, ma ci cade la mandibola quando troviamo esposte pubblicazioni che ricordiamo nelle case trentine fin dall’infanzia, come la collana di guide micologiche illustrate “I funghi dal vero” di Bruno Cetto, che sarà pur una formidabile opera scientifica buona ancora oggi, che ha salvato milioni di cittadini dall’avvelenamento da funghi, ma che meriterebbe quanto meno un restyling della copertina per apparire attraente al mercato editoriale odierno. E invece no, stessa veste grafica di allora, dando l’impressione di trovarsi di fronte a fondi di magazzino.

Per farla breve: l’editoria trentina non riesce ad andare al di là di una continua autoreferenzialità. Sarà pur vero che bisogna promuovere territorio e cultura locale in qualche modo, ma siamo ancora disposti a insistere sugli stessi contenuti di vent’anni fa?

Ma non disperiamo, perché qualche speranza c’è.

Reverdito, ad esempio, pur avendo a catalogo diversi titoli e argomenti classici sulla falsariga di quanto abbiamo appena raccontato, mostra una certa sensibilità a temi innovativi (cyberbullismo, anglicismi nella lingua italiana), fino a proporre un paio di saghe fantasy, sulla linea del “Trono di Spade” o delle “Cronache di Narnia”.

E poi ci sono due eccellenze, Erickson e Keller. La prima, ormai leader nell’editoria pedagogica, propone titoli accattivanti, libri che i bambini non possono non avere il desiderio di leggere, fumetti e anche alcune guide per l’uso del computer da parte dei più piccoli.

Keller, invece, fa della narrativa nuova il suo punto di forza e mostra di avere le carte in regola per lanciarsi con decisione verso il pubblico extraprovinciale. Titoli e grafiche accattivanti, autori per lo più provenienti dall’est europeo, storie affascinanti, delicate ma anche reportage dal vivo hanno catturato subito la nostra attenzione.

Nuove idee, niente autoreferenzialità, lo sguardo rivolto a quanto accade fuori per farsi ispirare.

Questo è ciò che serve all’editoria trentina per continuare a stare in piedi. Altrimenti dalla crisi non si esce.

Salvatore Leo

Il bicchiere mezzo pieno

Un territorio di 500.000 abitanti e un sostegno pubblico intermittente. Questi, a mio avviso, i dati da tener presente nel valutare lo stato di salute dell’editoria trentina.

Anni fa il sostegno era molto superiore, praticamente ogni titolo andava in libreria con i costi già completamente coperti dagli acquisti di un ente pubblico (Provincia soprattutto) o di uno sponsor (Casse Rurali in primis). Un andazzo troppo comodo; e che anche non produceva selezione tra i lavori, bensì inflazione di pubblicazioni spesso improntate a un discutibile folklore trentinista.

Ora, in tempi di vacche magre e di contributi pubblici ridimensionati, l’editoria trentina arranca.

E si può percepire la fatica a stare dietro ai cambiamenti. Giusta l’osservazione sulla ritrosia nei confronti di innovazioni come gli e-book; o sull’emblematica difficoltà a rinnovare graficamente (ma non nei contenuti, continuamente aggiornati) una collana fondamentale come “I funghi dal vero”, peraltro diffusa in diverse edizioni estere; oppure sulla persistenza di titoli che ancora odorano di localismo.Eppure…

Eppure si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Il Trentino è un piccolo territorio che doverosamente approfondisce la propria cultura e storia, innanzitutto – ma non solo – attraverso il lavoro e le produzioni librarie di entità parapubbliche a ciò preposte: vedi i tanti volumi del Museo Storico, o le accattivanti (anche da un punto di vista grafico) opere storiche di Fbk, peraltro non limitate a tematiche locali; oppure la storia divulgata attraverso i fumetti. Ma l’editoria trentina dimostra anche di saper aprirsi, andare oltre, vedi due case come Erikson (leader nazionale in meritorie produzioni particolari come la letteratura per disabili o soggetti difficili) o Keller, che con grande sensibilità e professionalità presidia una nicchia culturale, la divulgazione della narrativa dell’est europeo.

Non è poco per un piccolo territorio.

Il mondo dell’editoria trentina insomma, a prescindere dalle (sostanzialmente) trascorse dipendenze dai contributi pubblici, con passione cerca di fare cultura. Lo guardiamo con autentica simpatia. E confidiamo che riesca a superare i limiti che abbiamo evidenziato.

Ettore Paris