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Vaccini: chi è irragionevole?

Lorenza Erlicher

Non essendone personalmente toccata, ho cercato di mantenere sulla questioni vaccini una posizione di distacco. Anche se le perplessità su un decreto che, a fronte di un problema di sfiducia che ha fatto abbassare coperture vaccinali definite essenziali per la salute pubblica, sceglie di rilanciare raddoppiando coercitivamente gli obblighi, anche con vaccini non giustificati da nessuna emergenza, mi ha fatto guardare con comprensione alle posizioni no-vax, la fiducia di fondo nel pensiero e nella pratica medico-scientifica, il rifiuto istintivo di ogni teoria assolutista, mi ha fatto ritenere tutto sommato il provvedimento passabile.

I toni e i modi del dibattito che si è sviluppato in seguito mi stanno facendo ricredere: sta succedendo che non sono i no-vax, o perlomeno i critici dell’obbligo vaccinale, a dimostrarsi assolutisti, irragionevoli, imbevuti di bufale da web. È la scienza, o meglio alcuni suoi noti rappresentanti, a dimostrarsi assolutista e dogmatica. Politici e giornalisti, (non tutti si intende), ma anche gran parte dell’opinione pubblica, vanno a nozze con questa modalità di “dialogo” perché la “verità” scientifica sotterra tutto il resto ed esonera dal ragionare e sviscerare le questioni. I no-vax, o anche i semplicemente dubbiosi, sono trattati come trogloditi che vorebbere rimettere in discussione la forma della Terra o le teorie sulla velocità della luce.

La scienza non è un’opinione”, oppure “la comunità scientifica sulla sicurezza dei vaccini è unita” (ci mancherebbe, visto che chi solleva dubbi è radiato o marginalizzato: con questi metodi sarebbe unito perfino il PD) sono le risposte che in genere si sentono, anche verso le più pacate e argomentate posizioni contrarie.

C’è sicuramente un’evidenza medico-scientifica a favore dei vaccini, che ha debellato morbi letali come la difterite e il vaiolo o invalidanti come la polio. Sono della generazione che ha potuto beneficiare di questi presidi e ne sono grata.

Ma tra il riconoscere gli indubbi benefici di alcuni vaccini e chiedersi quali fattori intervengano quando si tratta di decidere, o imporre, una determinata campagna vaccinale, si attraversano questioni tutt’altro che scientifiche, ma politiche, commerciali, purtroppo talvolta anche fraudolente, come ci dimostra la questione delle tangenti all’ex ministro De Lorenzo per l’introduzione del vaccino per l’epatite B. Perché, ad esempio, mentre si solleva l’allarme morbillo, si introduce l’obbligatorietà del vaccino contro la varicella che le stesse informative mediche raccomandavano solo per gli adolescenti non già immunizzati nell’infanzia da malattia?

Credo che solo pochi organi di stampa (lo fa Guido Viale sul Manifesto del 4 agosto) abbiano riportato il corollario in cui nasce il decreto vaccini, (che parla espressamente di rispetto degli impegni internazionali, senza specificare quali): l’impegno assunto dall’Italia nel 2014 all’interno della Global Health Security Agenda, promossa dall’OMS, (organismo dell’ONU ma con bilancio sostenuto quasi interamente da Big Pharma e altri soggetti miliardari), ad essere capofila delle campagne vaccinali nel mondo. Può darsi che questo non c’entri col decreto, ma perché così pochi giornalisti si sentono in obbligo di dare questa informazione?

C’è poi quella che è considerata la madre di tutte le bufale no-vax, il famoso studio inglese che correla vaccini e autismo. Fino a poche settimane fa non avevo in proposito nessun dubbio. L’immaginario che mi ero costruita, grazie a una narrazione reiterata e che ritenevo autorevole, era quella di un ciarlatano che si era costruito un seguito sulla fragilità di genitori colpiti dalla sventura toccata ai figli. Una sorta di “caso Stamina”, insomma, smascherato per fortuna dalle controprove scientifiche. Mi sono resa conto a un certo punto che in realtà ne sapevo ben poco, perché, pur essendo lo studio stracitato quale esempio di bufala, nessuno spiegava su quali presupposti si basava e su quali era stato confutato. Sono andata a cercare nella tanto vituperata rete e ho trovato una narrazione ben diversa.

Lo studio del dott. Wakefield, gastroenterologo stimato fino alla discussa radiazione dall’Ordine medico inglese, non vendeva un teoria certa, ma formulava ipotesi che invitava ad approfondire, come appunto dovrebbe fare la scienza; il suo studio non è stato confutato su basi scientifiche (anzi si trovano molte citazioni di studi che lo confermano), ma ritirato dalla rivista Lancet sulla base di una campagna stampa che lo accusava fra l’altro di pesanti conflitti di interessi, (ad esempio lavorare a un brevetto di vaccino monovalente che tuttavia in commercio c’era già) promossa da un giornalista, al tempo al servizio del Sunday Times, il cui proprietario era James Murdoch, allora stesso direttore non esecutivo della Glaxo Smith Kline, casa produttrice del vaccino trivalente MPR, messo sotto osservazione nello studio.

Non posso certo dire che abbia abbia giocato sporco in questa vicenda dove i conflitti di interesse e le procedure dubbie si sprecano, mi auguro che se veramente sul caso si è montata una campagna diffamatoria, si possano conoscere i fatti e riaprire la discussione, nell’interesse della ricerca medica anzitutto, dalla quale si deve esigere un costante monitoraggio sui danni da vaccino, perché per quanto infinitamente minori rispetto a quelli generati dalle malattie, cadono sulla pelle di bambini e famiglie che hanno diritto ad avere risposte.

Quello che fa specie è che, in questo caso come in altre questioni di argomento diverso, queste narrazioni dominanti diventano di per sé autocertificazione di verità. Anche il più scientificamente ignorante e mediocre giornalista o politico può affermare con più realismo del re che i vaccini sono assolutamente sicuri. Così come si può affermare che le grandi opere sono sempre necessarie e strategiche e le guerre immancabilmente missioni di pace. È chi vuole provare ad andare controcorrente che si deve assumere l’onere dei dati, dei ragionamenti, spesso inutilmente perché gli spazi di grande comunicazione restano chiusi.Rimane il fatto che con questo decreto lo Stato ha aperto l’ennesimo fronte di guerra verso una parte delle cittadinanza, convinta a torto o a ragione di dover difendere le proprie convinzioni in un campo delicato come la salute dei figli.

* * *

Gentile signora Erlicher, la redazione mi ha chiesto di commentare questa sua lettera in quanto autore di un articolo sul tema vaccini, scritto molto prima della presa di posizione del Ministero della Salute. In realtà, quello che Lei scrive non ha veramente a che fare con la questione stucchevole vaccini sì-vaccini no, e la utilizza piuttosto come opportunità per parlare di narrazione giornalistica, opinioni dogmatiche, trasparenza e logiche politiche di gestione del benessere collettivo. In questo senso l’ho trovata interessante.

Lasciamo stare la biologia dei vaccini, quindi: io mi occupo solitamente di informatica, Lei non so, ma nessuno dei due ha una competenza tale da entrare nelle questioni di merito. Lasciamo perdere anche il caso Wakefield, sperando che Rupert Murdoch non abbia un potere sufficiente da condizionare l’intera comunità scientifica internazionale, altrimenti dobbiamo cominciare a nasconderci nelle cantine e comunicare per codici segreti.

È vero, i toni della discussione sono diventati dogmatici e le posizioni si sono irrigidite. Resto convinto che la colpa nasca in campo no-vax, dove per prime si sono manifestate opinioni aggressive ed esasperate, a cui il lato istituzionale ha reagito prima pigramente e poi con una procedura di emergenza. Non sono favorevole a uno Stato che costringe le persone a un trattamento sanitario obbligatorio, e il nostro sembra vivere in perenne stato di emergenza: avrebbe dovuto muoversi prima, con una campagna di comunicazione più persuasiva.

Riconosciamo però che i numeri stanno cominciando a diventare preoccupanti: 4 mila bambini trentini non vaccinati, percentuali di copertura inferiori al 90%, e ben 4 morti per morbillo in Italia nel 2017. In queste situazioni siamo tutti condizionati dalla nostra personale visione del mondo. Quando Lei parla di “ennesimo” fronte di guerra tra lo Stato e i cittadini scoprendo le carte della sua visione antistatale e liberale. Incroci queste scelte identitarie con la paura che i propri figli, carne della propria carne, vengano danneggiati in modo irreparabile: dobbiamo davvero sorprenderci che sia nato uno psicodramma?

Lei espone un altro tema importante, quello secondo cui ormai tutti si sentono portatori di verità. Che è vero, è una tragedia, specialmente in questo paese di commissari tecnici e tuttologi da bar. Al tempo stesso non possiamo automaticamente identificare chi dubita con un portatore di maggiore saggezza (glielo dice una persona che del dubitare ha fatto una filosofia di vita!)

Lo ripeto: secondo me, se si fosse intervenuti prima con campagne persuasive e una discussione pubblica ragionevole, si sarebbe potuto evitare questo scontro frontale favorito dall’attuale strategia del Governo. La storia della stalla e dei buoi che sono scappati non è mai stata più appropriata.

Un saluto.

Alfiero Santarelli (@alfierosan)

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