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Passo Rolle senza impianti

Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra

La proposta, avanzata da La Sportiva di Predazzo, di smantellare gli impianti da sci del Passo Rolle ha violato il dogma su cui si regge gran parte della filosofia turistica trentina: non esiste turismo alpino senza impianti e piste da sci. Lo dimostrerebbero i dati.

In realtà, i dati non sono così evidenti. Anzi, i numeri dovrebbero suscitare qualche dubbio: dal calo della domanda interna ai cambiamenti climatici, dalla volubilità delle tendenze sportive alla crescente quota dei non praticanti, dalla diversificazione degli interessi degli ospiti alla crescita del turismo estivo. Nessuno auspica che il turismo invernale veda ridursi una sua importante componente, ma ciò non significa che si debbano trascurare tutte le altre. O peggio, comprometterle. Al contrario, sarebbe saggio diversificare, sia per ridurre i rischi di ogni monocoltura, sia per cogliere nuovi sviluppi turistici negli altri settori.

Ci sono dunque ragioni generali che suggerirebbero un approccio meno dogmatico. Ci sono inoltre ragioni particolari: il Passo Rolle è entrato in crisi per l’impossibilità d’inseguire l’evoluzione dello sci tradizionale; non ci sono le condizioni per realizzare un sistema di piste e impianti in grado di competere con Lusia o San Martino di Castrozza, per limitarsi alle alternative vicine.

Per tentare di uscire dalla decadenza, il Rolle intende davvero ridursi a un’appendice della ski area di San Martino, nonostante le difficoltà tecniche, i costi proibitivi e il modesto appeal che le sue piste potranno esercitare, solo perché la Provincia è disposta a omaggiare l’impianto di collegamento?

L’alternativa è convertire il Passo a un diverso turismo invernale. In questo scenario, la proposta de La Sportiva sembra promettente e andrebbe sostenuta con convinzione. Perché competere sul terreno in cui si è svantaggiati, quando ve ne sono altri in cui il Rolle non teme concorrenti? Perché affrontare la mischia in un segmento turistico maturo e superaffollato, quando vi sono settori in espansione dove l’offerta è ancora scarsa, quando si può trarre vantaggio da caratteri per molti aspetti unici e sfruttare le sinergie tra segmenti complementari che non richiedono impianti di “mobilità alternativa” paesaggisticamente impattanti ed economicamente insostenibili?

La proposta di puntare sulle singolarità del Rolle sembra intimorire una parte dell’imprenditoria turistica, dominata da un’ansia d’omologazione, da una pulsione conformistica che impone d’aderire ai modelli più massificati, anche a costo di trascurare e persino sacrificare le proprie eccellenze.

Inutile appellarsi alla ragione o all’evidenza: chi propone di scostarsi da quel modello è visto come un eretico o un visionario. Se poi quel modello è sostenuto da risorse pubbliche, l’eresia è considerata sabotaggio.

Si sostiene che La Sportiva sia interessata solo alle ricadute che ne deriverebbero sul proprio business: in quanto impresa, sembra improbabile che voglia investire ingenti risorse in un’attività in perdita. Sia come sia, il Trentino dovrebbe essere comunque interessato a un esperimento che – per una volta con capitale privato – potrebbe aprire la strada a nuovi scenari di sviluppo turistico in grado di valorizzare il patrimonio collettivo senza intaccarlo; tutti i discorsi sul paesaggio come bene comune erano dunque esercizi retorici?

Sul Rolle si gioca una partita culturale prima che economica. Del resto, i due termini sono interdipendenti: non c’è reale sviluppo economico che non sia preceduto e accompagnato da un’effettiva crescita culturale.

Se l’integrità del paesaggio si riduce a uno slogan buono solo per il marketing, da un lato mettiamo a rischio il patrimonio collettivo e dall’altro diciamo addio a una parte del nostro Pil. In fin dei conti, liberarsi dai pregiudizi, imparare a guardare il mondo con occhi diversi, potrebbe rivelarsi la scelta più conveniente.

Si contrappone spesso tutela del paesaggio e sviluppo economico, come se redditi e profitti richiedessero un sacrificio paesaggistico o ambientale, ma fortunatamente non è così: anzi, dopo aver incautamente compromesso molto più del necessario, il rischio per il Trentino è non avere abbastanza territorio decentemente conservato per trarre profitto dal turismo di domani. Senza contare il diritto dei residenti a godere delle bellezze naturali e culturali di cui sono eredi. Serve un radicale cambio di prospettiva, e mentre dal Linfano e da Serodoli continuano a giungere pessime notizie, si spera che dal Passo Rolle venga la dimostrazione che la tutela del paesaggio, oltre che un dovere costituzionale, un atto di amore per il proprio territorio e di rispetto per le future generazioni, può essere anche un buon affare.

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