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QT n. 11, novembre 2017 Trentagiorni

Due società, tante poltrone e soldi al vento

L’avvocata Monica Baggia, presidente di Trentino Trasporti e Trentino Trasporti Esercizio, annuncia la fusione tra le due società. “Si tratta di una vera e propria riorganizzazione aziendale - afferma in un’intervista all’Adige del 18 ottobre – Non ci si limita a mettere insieme due realtà: la creazione del polo unico dei trasporti è un’occasione di efficientamento aziendale”. Ohibò, come non essere d’accordo?

Anche perché oggi “ciascuna azienda ha il suo ufficio personale e il suo ufficio per gli approvvigionamenti”, due cda e due collegi sindacali da mantenere, aggiungiamo noi, e perfino due software diversi; “E si sta facendo un gran lavoro sui sistemi di gestione per far emigrare i dati da uno all’altro”. E via così, con “le diverse procedure da integrare” ecc.

Bene, ripetiamo. Ma ci chiediamo: come mai ci sono due società a gestire il trasporto pubblico? Con quei due nomi simili che subito indicano barocche complicazioni societarie? Una specializzata – recita la home page su Internet - nella “gestione del materiale rotabile e delle infrastrutture”, l’altra nella “gestione dell’esercizio e del personale viaggiante”. Insomma, una società ha gli autobus e i treni, l’altra il personale, una effettua la manutenzione, l’altra i viaggi. E hanno – scopriamo – software diversi. Ma chi ha inventato una fesseria del genere?

Per capire bisogna andare indietro, prima al 2002 quando, dalla fusione delle due società di trasporto pubblico - Atesina e Ferrovia Trento Malè - nasce la Trentino Trasporti, società per azioni al 93% pubblica. Nel 2004 la Provincia liquida la grande maggioranza dei soci privati, che rimangono presenti – attenzione! - con una quota minimale dello 0,01%. Poi, nel 2008 la Pat costituisce una società interamente pubblica denominata Trentino trasporti esercizio S.p.A., operativa dal 1° gennaio 2009, per la gestione dei servizi di trasporto pubblico.

Che senso aveva questa duplicazione, gestita dall’ineffabile assessore Silvano Grisenti, braccio destro di Dellai? Si disse che nuove normative non permettevano l’affidamento senza gara del trasporto a società con una qualche partecipazione privata, per quanto residuale.

In molti non ci credettero, e sinceramente, anche a noi sembra una favola.

Il risultato fu la duplicazione delle cariche, dei cda, dei posti per politici trombati.

Oggi ci dicono che, grazie alle nuove discipline, lo 0,01% non è più un ostacolo insormontabile. E che quindi si può por fine all’insana duplicazione. Bene. Ma teniamo a mente le responsabilità di chi, in questi anni, ci ha fatto dissipare fior di quattrini in poltrone e diseconomie.

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