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Mobilità sostenibile: ora c'è una legge

Il disegno di legge di iniziativa popolare non è passato: ma è servito come stimolo all'azione della Giunta

Antonella Valer

Da giugno il Trentino ha una legge provinciale sulla “mobilità sostenibile”, ispirata da un disegno di legge di iniziativa popolare. E’ una buona notizia? Per capirlo occorre ripercorrere la storia del disegno di legge popolare.

Nel gennaio 2014 un gruppo di persone, comitati, associazioni, cooperative e sindacati impegnati sui temi della mobilità sostenibile si incontrano intorno a un tavolo, con l’idea di scrivere un disegno di legge di iniziativa popolare. Partono dalle loro esperienze, convinzioni e studi, e disegnano quella che vorrebbero fosse la mobilità in Trentino nei prossimi 25 anni. Con l’aiuto dell’ufficio legislativo del Consiglio provinciale il sogno si trasforma in un articolato che viene depositato a settembre come disegno di legge di iniziativa popolare, in cui vengono posti obiettivi ambiziosi in termini di modal split, cioè si punta a fare in modo che il 70% degli spostamenti sul territorio avvenga con mezzi sostenibili (trasporto pubblico, piedi, bicicletta, car sharing o car pooling).

Nel progetto si pongono gli strumenti per la pianificazione e il raggiungimento dell’obiettivo: un piano provinciale della mobilità che vede il trasporto pubblico come asse portante, integrato in modo efficiente con gli altri strumenti; un’efficace sistema di informazione, la partecipazione dei cittadini nella pianificazione e nelle scelte strategiche, oltre che nel monitoraggio della qualità dei servizi; divieti e incentivi per favorire il cambiamento; un ingente investimento pubblico e la “tariffa zero”, ossia la completa libertà di uso del trasporto pubblico ponendo a carico della fiscalità generale anche quel 15% attualmente coperto dai biglietti.

Nei tre mesi concessi dalla normativa vengono raccolte le firme necessarie (2500 minime, se ne raccolgono 3600) e il 15 dicembre il ddl viene sottoposto alla terza commissione legislativa. Lì il comitato promotore lo presenta il 19 febbraio 2015 alla presenza dell’assessore ai Trasporti Gilmozzi e dei suoi tecnici. Il presidente della Commissione Tonina chiede al comitato e all’assessore di fare un tavolo di lavoro per concordare un testo che possa essere sottoposto al Consiglio come condiviso. Il comitato acconsente e viene convocato per la prima volta il 13 maggio per la discussione. Seguono incontri periodici che portano, dopo quasi un anno di lavoro, a un binario morto. Si è trovata convergenza su molte questioni ma alcune, considerate cruciali per il comitato, non sono accettate dall’assessore.

Dopo altri 5 mesi riprende la discussione in commissione con le audizioni. Le posizioni tra giunta e comitato rimangono distanti e la commissione decide di rinviare il testo al Consiglio senza votarlo. Intanto organizza un seminario di studio per approfondire i temi controversi (tariffa zero e finanziamenti del trasporto pubblico) a cui parteciperanno tre soli consiglieri provinciali e i cui relatori saranno tutti scelti dall’assessore, tranne il rappresentante della città di Tallin proposto dal comitato. Si arriva in Consiglio a novembre, appena in tempo per evitare che il disegno di legge debba essere sottoposto a referendum popolare, cosa che il comitato avrebbe auspicato.

In quella sede Gilmozzi palesa la sua intenzione di presentare un suo disegno di legge che raccolga le parti condivise col comitato escludendo il resto. La riunione dei capigruppo sospende la discussione del ddl popolare in attesa che Gilmozzi predisponga il suo testo. Sono mesi in cui si cerca qualche ulteriore mediazione, ma il testo presentato è fortemente criticato dal comitato promotore in quanto propone gli obiettivi ambiziosi condivisi, senza però indicare le modalità per raggiungerli.

Il 21 giugno 2017 in Consiglio provinciale arrivano all’ordine del giorno i due ddl: il Consiglio approva, con qualche emendamento, il ddl Gilmozzi e non vota neppure quello di iniziativa popolare.

Al di là della delusione per come si è trattata la partecipazione popolare, cosa si può sperare per la mobilità sostenibile inTrentino? La posizione del comitato è critica: “È' come aver costruito un treno e non aver previsto i binari e l’energia per muoverlo”. Altro elemento di delusione è l’aver liquidato con un’analisi superficiale la proposta innovativa di introdurre la “tariffa zero”, strumento che il comitato riteneva essenziale per raggiungere gli obiettivi previsti in breve tempo e che sarebbe stato sostenibile per il bilancio provinciale.

Va però notato che la spinta dal basso dell’iniziativa ha portato il Consiglio a dare valore di legge ai principi della mobilità sostenibile secondo i criteri più avanzati della multimodalità e intermodalità, a prevedere strumenti di pianificazione partecipati, e a dare dignità alle forme di car sharing e car pooling.

Perché il treno della mobilità sostenibile si muova davvero servirà ancora tanta attenzione, spinta e consapevolezza dei cittadini.

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