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Ius soli. combattiamo l’indifferenza

Elena d’Amore

Vi scrivo da privata cittadina e vorrei essere ascoltata.

Prendo spunto dall’appello “Via Manci, vittime e carnefici” che, richiamandosi ai fatti di cronaca recente, ci invita e invita anzitutto voi – che con la RAI siete i primi mediatori di quel che arriva nelle nostre case – a riflettere e a darvi qualche risposta.

Per me ci sono delle domande alle quali dobbiamo provare a rispondere, sia a parole sia con iniziative più forti.

La prima è: perché non ci vergogniamo di non essere schierati inequivocabilmente per la legge sullo Ius soli temperato? Perché non ci pare scandaloso che il primo punto del programma di Italia Bene Comune non sia difeso da almeno metà del Parlamento? Perché le decine di associazioni che lavorano con i più giovani, con le scuole, che lavorano per la pace, che lavorano nella promozione di una cultura inclusiva, perché non sono in piazza schierate, unite nel promuovere una legge di civiltà con non uno ma 200 gazebi? Perché ci ritiriamo ora, quando progressivamente vincono gli istinti più rabbiosi e ciechi? Io me lo domando e penso che sia un problema.

Penso anche che un giornale debba scegliere, in determinate occasioni, da che parte stare. E le parti sono due: una è quella della speculazione politica, dell’intolleranza, del livore, di chi evidentemente non ha paura di vedere riemergere la logica delle leggi razziali, di cittadini di serie B; l’altra siamo noi, che siamo cittadini e cittadine di un paese che si annovera fra quelli avanzati nella democrazia, che mette fra le sue differenze quella di difendere dignità e diritti di ciascuno, a partire dai più piccoli, da chi è più debole e fragile e che non farà appelli politici ma si vedrà scippare il futuro, la serenità e l’appartenenza di fatto, maturata in anni di scuola e di vita, da un’assenza che alcuni pensano tenga la Lega sotto il 15%! Loro sono compagni dei nostri figli e sono fuori del cerchio di chi può avere, in questo paese, un’esistenza tutelata. Cosa diciamo di questo? Lo accettiamo?

Io sono convinta che se la legge non passa avremo, presto o tardi, quello che dovremmo temere se conosciamo la nostra storia. Sono convinta che se si arretra su questioni tanto basilari come i diritti di cittadinanza, a chi imparerà a sentirsi italiano/a, rendendo precaria la sua vita, sempre di più attaccata alle sole radici familiari, non a quelle civili,... noi ci ritroviamo domani a Molenbeek (Belgio): persone che si vorranno vendicare dell’essere state escluse.

150 anni fa, a noi trentini – italiani per lingua e provincia di un impero – era garantito il diritto più di quanto lo sia oggi a chi si ritrova la colpa - diciamolo! - d’essere nato e cresciuto da una coppia di non-italiani, mentre sui bambini adottati non facciamo un fiato. Che differenza c’è? Forse che se li cresce una coppia di “nati italiani” le cose dovrebbero andare meglio per loro? Per noi?

Il più grande pericolo non è lasciare spazio ad un banchetto di Forza Nuova, ma finire per ragionare come loro. Facciamo argine a queste derive, combattiamo l’indifferenza che è dentro di noi.

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