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Mannoni, la banalità al comando

TG notte, chi se ne fotte - è lo sberleffo di Maurizio Crozza rivolto al TG delle ore 24 condotto da Maurizio Mannoni. Non siamo d’accordo: il TG di Mannoni è un esempio così eclatante di pessimo giornalismo, banale, conformista, che non merita solo l’irrisione, ma l’aperta contestazione.

Potremmo infatti facilmente ridere della prosa di Mannoni, vuota, sconclusionata; della sua dizione dilettantesca, dei quel continuo interrompere gli opinionisti ospitati e soprattutto i giornalisti a lui sottoposti con battute banali, che spezzano il ritmo dei discorsi, ostacolando sia l’articolazione dei ragionamenti sia la loro fruibilità.

Però c’è di peggio. Francamente indigna quando esercita questa azione di inconscio (speriamo) sabotaggio nei confronti delle giornaliste donne della sua testata: preparate, informate, in genere giovani e graziose, concise e precise, non vengono lasciate parlare, il capo continua ad inserirsi con precisazioni, riassunti, battutine, commenti banalizzanti. Sembra che lo faccia apposta, per non lasciare loro spazio: e probabilmente è proprio così. Solo che ottiene il risultato opposto: “Ma sta’ zitto! - viene voglia di urlargli - E lasciala parlare, è molto più brava di te”.

Poi ci sono le questioni di merito. Che possiamo riportare ad un unico punto: Mannoni ama, è irresistibilmente attratto dalla banalità, ad essa sempre arriva, da qualunque luogo si parta.

Il caso forse più fastidioso è stato quello del vilipendio dei tifosi laziali ad Anna Frank. Uno degli ospiti di Mannoni, Stefano Feltri del “Foglio”, ha bollato come “retorica, patetica” l’iniziativa della Federazione Gioco Calcio, di iniziare le partite della domenica con i giocatori che entravano in campo con in mano una copia del “Diario” della ragazzina ebrea, da regalare ai bambini che tradizionalmente li accompagnano. Mannoni questa volta non ribatte, non interrompe, chiede a un altro ospite: “Anche tu ritieni questa iniziativa retorica?”, che per fortuna risponde: “Meglio un po’ di retorica in più che il silenzio”.

Mannoni insomma, quando dovrebbe fare il conduttore, si astiene.

L’uomo però non è completamente uno sprovveduto. Da qualche parte nel suo cervello funzionano ancora i neuroni che presiedono all’allineamento al potere. Lo si è visto quando c’è stata la notizia che i ministri renziani, per non votare il reincarico a Visco come governatore della Banca d’Italia, non si sono presentati in Consiglio dei Ministri.

Notizia grossa, sparata dai quotidiani in prima pagina: era una figuraccia per il segretario del Partito Democratico, un conflitto con il capo del governo Gentiloni, una lacerazione nel partito di maggioranza. O almeno, questi erano gli argomenti su cui discutere. Però il PD è anche il dominus della Rai. E Mannoni, clamorosamente, si è astenuto. Nel senso che non ha dato la notizia. Prima ha parlato dell’incendio in Piemonte, poi della Catalogna, poi della desecretazione dei documenti sull’assassinio di Kennedy (su cui naturalmente si è adagiato sulla vulgata ufficiale secondo cui l’assassino era il solo Oswald, “poi ci sono sempre i complottisti…”), quindi altre notizie ancora. Solo verso la mezzanotte e mezza è arrivato alla riconferma di Visco, con l’assenza strategica dei ministri di Renzi, (“Beh insomma, se erano ammalati…” - pronta la giustificazione) uno dei quali, non “ammalato”, aveva presentato una giustificazione risibile: un impegno all’apertura della Mostra dello Sci. E quando la sua giornalista stava parlandone, giustamente con inflessione lievemente ironica, fulmineo il capo la sovrasta e interrompe: “Sono dettagli, era assente e tanto basta”.

Era un programma interessante, il TG3 notte. Da un po’ di tempo lo è solo quando Mannoni è in ferie.

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