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Ugo Rossi: il metodo nella follia

Ci perdonerà il lettore se iniziamo queste riflessioni partendo dai servizi che poi proponiamo nelle pagine a seguire. Il fatto è che essi impongono considerazioni complessive sul Trentino e sulla politica, intesa questa non come arte dell’aggregazione di stucchevoli sigle, ma come governo del territorio.

Ci concentriamo su Folgaria. Dove vediamo il Presidente della Giunta farsi padrino di visioni e forze economiche locali, già ampiamente fallite. La Provincia inietta nuovi soldi, e altri ancora ne promette, sponsorizzando le stesse forze, gli stessi meccanismi economici, che sono recentissimamente franati. Finanzia e patrocina la predominanza, in un’area ad altro vocata, dello sviluppo impiantistico, per di più gestito da un gruppo di potere che nel corso di 15 anni ha dimostrato di saper solo sperperare investimenti multimilionari.

C’è di peggio. A Folgaria era stata votata una giunta comunale che doveva voltare pagina. Ma Ugo Rossi e il suo assessore Michele Dallapiccola, sfruttando la debolezza del sindaco Forrer, affossano questo tentativo, ostacolano i tentativi del Comune di controllare una società impiantistica – viva solo grazie ai soldi pubblici, compresi quelli comunali – che invece va per la sua strada, rilegittimano la vecchia dispendiosa e disastrosa lobby, appoggiandone le pretese di rifiutare ogni controllo.

Un percorso scellerato, dall’esito già scritto. Al punto che il folgaretano assessore nonché vicepresidente della Giunta provinciale Alessandro Olivi, già punta di diamante e referente politico della cupola folgaretana, sempre cinico ma evidentemente non stupido, di fronte alla riproposizione del collaudato fallimento semplicemente si defila. Non compare più, non è più di Folgaria, lascia tutto lo spazio a Ugo Rossi, che si gestisca lui il nuovo prossimo disastro.

È una gara di cinismi. Perché non crediamo che Ugo Rossi sia così stolto. Più probabilmente confida di poter per un paio di anni tamponare con uno-due milioni la situazione, e poi potersene lavare le mani e cercarsi nuove clientele altrove.

In tutto questo ci sono due costanti. La prima è la politica della clientela. Il politico provinciale cerca a livello locale i referenti che possono essere a lui fedeli, e li foraggia. Se siano o no capaci, è secondario, anzi, più dipendono dai soldi di Piazza Dante, più sono graditi, perché più bisognosi e quindi più fedeli.

Lo avevamo visto e lo vediamo con la vicenda della Cantina LaVis. Con i suoi amministratori fedelissimi di Dellai, e quindi super protetti e deresponsabilizzati, finiti di fronte al giudice e con i conti devastati; supportati poi dal subentrante Rossi con altri milioni pubblici. Oggi la Cantina, per quanto finalmente liberatasi da una serie di disastrosi amministratori/commissari ammanicati e arroganti, per quanto foraggiata dai milioni pubblici e da quelli dei contadini per anni costretti a rinunciare a una remunerazione adeguata, è ancora in pessime acque, ancora deve concordare nuove dilazioni dalle banche. È la politica della clientela, dei protettorati economici, che rivela tutta la sua capacità distruttiva dentro il tessuto economico. La regola è ormai questa: chi è protetto e foraggiato, fallisce. Bisognerebbe rincorrere con i forconi non solo gli amministratori, ma anche i protettori.

C’è però una seconda costante del duo Rossi-Dallapiccola: è l’arretratezza. A Folgaria come a Passo Rolle sostengono a viva voce e a suon di milioni soluzioni imprenditoriali – impianti a bassa quota – ormai fuori dal tempo, causa l’evoluzione dello sci e quella del meteo. E lo fanno, in entrambi i casi, vivacemente contrastando soluzioni più adeguate, innovative e meno costose: a Folgaria lo sviluppo del turismo estivo, al Rolle la fruizione naturalistica della montagna, progettata e finanziata da un imprenditore privato.

C’è del metodo in questa follia. Si prediligono le soluzioni arretrate, un po’ perché si è arretrati; ma anche perché fanno capo a lobby collaudate; e perché continueranno ad avere bisogno di soldi. È una precisa linea politica.

In vista delle elezioni, ci piacerebbe che si discutesse di questo. Ma siamo pressoché sicuri che non si farà.