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Folgaria: avanti verso il disastro

Il cinico Ugo Rossi e l’imbelle sindaco Forrer ricacciano l’Altopiano verso un futuro di debiti insostenibili

Riequilibrare il turismo folgaretano, riportandolo alla centralità della stagione estiva; fare piazza pulita del gruppo di potere che aveva gestito gli impianti di risalita portandoli sull’orlo del fallimento; invertire la dinamica che aveva generato un indebitamento profondo di alberghi, imprese e Cassa Rurale; gestire gli impianti in funzione delle effettive necessità di un centro turistico che la propria più proficua attività la svolge d’estate. Questo il programma su cui Walter Forrer, a capo di una lista civica, nel maggio del 2015 era diventato sindaco di Folgaria, battendo con oltre il 63% la lista avversaria, espressione del blocco di potere che per 40 anni aveva dominato il paese.

Oggi possiamo dire che Forrer è tornato sui suoi passi, si adegua alla lobby che non ha smobilitato, si prostra davanti a Ugo Rossi, nuovo protettore di Folgaria, e soprattutto accetta un rilancio del dissennato programma economico-impiantistico-turistico di cui ancora ci sono da pagare i debiti pregressi e che senza fallo ne produrrà altri.

Walter Forrer

C’è di peggio: il problema non è tanto Walter Forrer, ma Ugo Rossi, che sta praticando una politica della clientela e del contributo disperatamente arretrata e disastrosamente anti-economica.

Dai prati alle piste

Ugo Rossi

Per capire questa situazione, dobbiamo partire dagli anni ‘90. Fino ad allora Folgaria – che, ricordiamolo è un attraente altopiano sui 1000 metri - viveva quasi esclusivamente sulla stagione turistica estiva, sfruttando le amene passeggiate e i boschi pianeggianti; la stagione invernale – in una zona in cui la cima più alta è a 1850 metri, quota da cui oggi gli impianti di risalita partono, invece di arrivare - era un complemento.

Tutto cambiò quando il sindaco Remo Cappelletti, uomo forte della zona in simbiosi con il consigliere provinciale Pds Alberto Rella, si dimise dal Comune per diventare presidente della società impiantistica Carosello Ski. Un passaggio di ruolo (si sarebbe capito poi) evidentemente pianificato a tavolino da chi a Folgaria deteneva le chiavi del potere: da allora infatti furono invertite le priorità, gli investimenti si riversarono tutti su impianti, piste, bacini. Il turismo estivo, come dicevamo, è più confacente a una località a bassa quota e con dislivelli contenuti; e inoltre più remunerativo per gli albergatori, che in inverno devono affrontare impressionanti spese di riscaldamento, sempre crescenti con l’aumentare delle esigenze (piscine, wellness ecc).

Con Cappelletti al potere, la stagione estiva venne deprivata di tutta una serie di investimenti, meno onerosi di quelli invernali, ma pur sempre necessari: arredo delle piazze, passeggiate, percorsi naturalistici, tutti gli accorgimenti e piccoli investimenti urbanistici che rendono gradevole il soggiorno. Si era arrivati ad abbandonare perfino il campo da bocce.

A dirigere l’Apt fu chiamata Daniela Vecchiato, direttrice marketing della Carosello Ski, che naturalmente indirizzò quasi tutte le risorse nella promozione della stagione invernale. Anzi, si arrivò al punto che l’Apt trasferiva i propri fondi del marketing alla Carosello, affinché promuovesse lei entrambe le stagioni, e naturalmente promuoveva l’invernale.

Remo Cappelletti

L’egemonia della lobby Cappelletti-Rella, cui poi si aggiunse Alessandro Olivi (prima sindaco, poi consigliere provinciale, assessore, vicepresidente) era tale che il Comune si proponeva come scopo prioritario, fondamentale, il sostegno alla società impiantistica; arrivando a trascurare non solo gli investimenti, ma anche le manutenzioni (del palazzo del ghiaccio, per esempio, che ha un ingresso che sembra una discarica; ma anche degli stessi edifici scolastici) con lo scopo di ricavare avanzi di bilancio, da destinare alla società impiantistica.

Questo modello di sviluppo era fortemente supportato, grazie alle entrature politiche di Rella prima e di Olivi poi, dalla Provincia, che finanziava con grande generosità (quasi 60 milioni in 15 anni) continui sviluppi e ampliamenti.

Sul treno che correva salirono poi anche privati non folgaretani – da Marangoni a Dalle Nogare – che tramite una compartecipata, la Tempo Libero srl – gestirono l’approdo immobiliare (leggi seconde case) cui lo sviluppo impiantistico a un certo punto venne finalizzato.

Alla fine i nodi vennero al pettine: il sistema, come una rana gonfiatasi a dismisura, scoppiò. Cinquanta milioni di debiti delle società impiantistiche, le seconde case invendute, la crisi che si riversava sulla Cassa Rurale (commissariata dalla Banca d’Italia) a evidenziare gravi difficoltà degli operatori a far fronte ai mutui. La stagione 2015 era a rischio, la Carosello non aveva i soldi per aprire gli impianti.

Da qui il ribaltone, con Olivi che accenna un’autocritica (“Un modello di sviluppo che va ripensato”) e si defila; la Provincia che si trova in difficoltà a mettere nuovi soldi, gli altri territori protestano; i folgaretani che alle elezioni bocciano la lista della lobby e incoronano Forrer e la sua lista alternativa.

Il gioco della Provincia?

In realtà è proprio la Provincia a giocare un ruolo ambiguo. Olivi, che reputa la situazione disperata, abbandona l’altopiano e si concentra su Rovereto, creando un vuoto politico: che Ugo Rossi pensa subito di colmare. Come? Con i soldi pubblici, naturalmente. E con un’alleanza con la lobby degli impiantisti, che non ha problemi a prendere le distanze dal Pd e avvicinarsi al Patt.

La cosa avviene gradualmente. La Provincia, attraverso Trentino Sviluppo, stanzia ben 12 milioni per il salvataggio delle società impiantistiche, riorganizzate ed aggregate in una nuova, unica società, Folgaria Ski. Vengono poste alcune condizioni: che a capo di Folgaria Ski ci sia Denis Rech (braccio destro di Cappelletti: si cambia tutto perché nulla cambi); e che al risanamento concorrano anche i folgaretani, con un milione del Comune e altri due degli operatori privati.

Fulvio Rigotti

L’operazione, chiaramente, si profila nei suoi contorni gattopardeschi e i folgaretani sono poco propensi - con sulle spalle mutui contratti per le proprie attività, dopo aver già perso soldi in una società dissolta – a investire ancora in un’avventura che rischia di ricalcare le orme di quella appena fallita. In un’assemblea pubblica si sbraccia Fulvio Rigotti, vicepresidente di Trentino Sviluppo e autore del piano di risanamento, garantendo che ci penseranno loro a controllare gestioni e investimenti: ma non hanno credibilità alcuna, fino a tre mesi prima approvavano tutto quanto proponeva la Carosello. Si presenta allora come garante il neo-sindaco Walter Forrer: si impegna ad aggregare in una cordata i piccoli sottoscrittori affinché contino nella nuova società, nell’ottica di governare l’intero progetto, perché non si ricada negli antichi vizi.

La tragica debolezza del sindaco

Il compito della nuova giunta folgaretana si rivela arduo. Se da una parte riesce a varare alcune iniziative a favore del turismo estivo (che in effetti incrementa le presenze), dall’altra trova molto difficoltoso il controllo della Folgaria Ski. Al punto che questa, impippandosene del regolamento edilizio, si permette addirittura di realizzare strutture abusive in cemento armato, e poi rifiutare anche la sanatoria; per cui si arriva all’assurdo che il Comune e la società che esso dovrebbe controllare finiscono a battagliare davanti al Tar. C’è di peggio: il rappresentante del Comune nella società con delega al controllo della gestione, l’ing. Franco Falcieri, stila una relazione (si sussurra molto critica), ma Rech la secreta e si rifiuta di consegnarla al Comune, che si vede costretto a nominare due legali per capire come muoversi per avere accesso agli atti e auto-tutelarsi. Dietro questa ripresa dell’antica arroganza, che a prima vista suona incredibile, ci sono giochi politici e di potere.

Il punto debole della maggioranza alternativa insediatasi al Comune, sembra essere proprio Forrer. Eletto per operare una svolta, Forrer si sente debole, e per rafforzarsi entra nel Patt di Ugo Rossi e dell’assessore al turismo Michele Dallapiccola. Fa anche alcune plateali sciocchezze: per distinguersi dal mammasantissima Pci-Pds-Pd Alberto Rella e dal suo clan, ad esempio cercando con un discorso revisionista di delegittimare le celebrazioni dell’eccidio nazista di Malga Zonta e ricevendone solo spernacchiamenti (tra cui i nostri, vedi “Arretramento” in QT del settembre 2016). Non riesce a prendere le contromisure rispetto a un segretario comunale molto fiscale, che gli blocca le delibere; e soprattutto non se la sente di contrapporsi a Trentino Sviluppo e Provincia sulla questione degli impianti; non ritiene di poter contrastare la vetusta lobby di Cappelletti e soci, né di essere sostenuto da una adeguata base in paese. Di qui incertezze e ambiguità, con cui si gioca la fiducia della propria maggioranza, che ai progetti della campagna elettorale crede ancora, ma che proprio nel sindaco vede ora un ostacolo.

È un circolo vizioso: Forrer si ritrova sempre più solo, e allora si allontana ancor più dalla sua base e si aggrappa ai potenti, che peraltro lo snobbano. “Era un leone sotto elezioni, una volta in municipio è diventato uno zerbino” - questo il giudizio che circola in paese.

Il bilancio strombazzato

Si arriva così al – supposto – momento della verità: l’approvazione del bilancio della Folgaria Ski. La maggioranza è molto perplessa, la Provincia molto determinata: sembra addirittura che ci sia stato un incontro dell’assessore Dallapiccola e il vicepresidente di Trentino Sviluppo Rigotti con sindaco e giunta comunale per farli desistere dall’ipotesi di non approvare il bilancio della società. Il Comune abbozza e l’8 novembre approva il bilancio, in cambio di un’ufficializzazione del ruolo di controllo dell’ing. Falcieri. Si tratta in realtà di un contentino pro futuro e pro forma, il presidente Rech ancora si rifiuta di togliere l’assurda secretazione della relazione Falcieri che già oggi esiste ma che il Comune non può leggere.

Ed ecco infine la presentazione del bilancio, in una pubblica assemblea del 10 novembre. Le cifre vengono presentate con squilli di tromba e rulli di tamburi, la stampa, solerte, abbocca, anzi sostiene e rilancia: “Folgaria Ski, conti ok. Ma è ora di investire”. Vediamoli questi conti.

Il pubblico giubilo è dovuto all’utile di 1.646.000 euro. Bene, si dirà, anche perché è una quantità notevole di per sé, e soprattutto rispetto ai ricavi delle vendite e prestazioni, che sono di 5,6 milioni. Accidenti, una società che guadagna il 30% di quanto fattura è una gallina dalle uova d’oro!

Figuriamoci. In realtà i costi della produzione sono nettamente superiori ai ricavi, ammontano a 6,27 milioni. E allora, da dove salta fuori l’utile? Il lettore lo avrà già capito, sono iniezioni di soldi provinciali, acquisti a prezzi di favore da parte di Trentino Sviluppo di cannoni, impianti, bacini, che generano 1,873 milioni di plusvalenze, come peraltro evidenziato anche in una interrogazione in Consiglio Provinciale da parte di Filippo Degasperi (M5S).

La situazione poi, nella realtà, è ancora più critica. Nel piano di risanamento elaborato da Rigotti, la società ha respiro, con queste dismissioni, fino al 2019. Poi dovrà contare sulle proprie forze, e iniziare a restituire i 23 milioni di debiti che si trova addosso. Ma come potrà mai pagare i debiti (e 23 milioni sono tantissimi, per una società che fattura meno di 6 milioni) la Folgaria Ski che, quando non la soccorre Trentino Sviluppo, è in passivo?

Tranquilli, la Provincia pagherà…

La risposta probabilmente la dà proprio Ugo Rossi. Il quale, dopo aver bacchettato Forrer reo di aver timidamente accennato a “perplessità superate” (“Fare il sindaco vuol dire sburocratizzare, non sostituirsi agli imprenditori”- lo redarguisce Rossi) conviene che “vi sono situazioni come questa che richiedono un aiuto anche finanziario”. Ma guarda un po’! E quindi si dichiara pronto ad aprire ancora i cordoni della borsa: un altro milione per la ricapitalizzazione, un anticipo dei soldi di Trentino Sviluppo, e poi un occhio di riguardo per ulteriori investimenti. E da qui prende lo slancio Denis Rech: occorre un bacino per l’innevamento artificiale (2 milioni, di cui 1,6 a carico della Pat) il rinnovo della seggiovia Francolini-Sommo Alto per 10 milioni e altro ancora…

Il messaggio è chiaro: state tranquilli, spendete pure, la Provincia pagherà. Pagherà i debiti vecchi, quelli nuovi e quelli futuri.

Ugo Rossi ha ufficialmente riaperto la fornace. Quella che in 15 anni, dal ‘95 al 2009, ha bruciato 54 milioni di contributi e 31 di aumenti di capitale; e poi nel 2014 altri 15 per il salvataggio; e ora altri ancora.

È irresponsabile, è cinico il presidente: per una manciata di voti, per un gruppo di nuovi clienti, alimenta un meccanismo perverso, che sa che nei tempi lunghi non potrà sostenere (la Provincia non ha più i soldi di una volta…) e che dovrà abbandonare al suo destino.

Alessandro Olivi

Ora capiamo meglio anche perché Olivi ha abbandonato la sua Folgaria: quel meccanismo perverso, di sempre ulteriori spese e sempre crescenti debiti, lui lo aveva promosso e alimentato; si è precipitosamente defilato prima di venire travolto dal suo crollo. Anche perché altri, forse più cinici o forse solo più sprovveduti, volevano rimpiazzarlo.

Folgaria davanti a nuove scelte

E ora? Sì, perché, al di là delle evoluzioni di questo o quel politico, il problema è Folgaria. Che nel 2014 aveva vissuto il dramma del crollo della Carosello e dell’economia che aveva attorno a sé creato, e che ora vede ripetersi il copione, in condizioni peggiori, perché la situazione meteo sarà sempre meno favorevole alla neve, e i bilanci provinciali sempre più snelli non permetteranno tanti salvataggi.

Folgaria nel 2015 aveva risposto in maniera netta: bisogna cambiare strada. Ma come abbiamo visto, una cupola non debellata, un sindaco debole, cinici poteri esterni, hanno riportato la comunità sulla strada senza futuro dello sviluppo e indebitamento irresponsabile.

Tra sindaco e maggioranza non c’è ormai più fiducia alcuna. Forrer probabilmente non porterà a termine la consiliatura. I Cappelletti, i Rech, forti anche degli appoggi (e degli ultimi soldi) di Piazza Dante, pensano di approfittarne per riprendere il controllo totale della comunità.

Folgaria si troverà davanti a nuove, difficili scelte.