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Linfano: che ne sarà?

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Gentile Direttore, sulla questione del Linfano ci rivolgiamo a lei, ma anche, tramite le pagine del suo giornale, ai suoi lettori e anche alla nostra Provincia, che tramite la Conferenza dei Servizi deve esprimersi sulla variante al piano attuativo previsto per la zona del Linfano di Arco e che parzialmente si è espressa con un intervento dell’assessore Daldoss.

Il tema ci sembra abbia rilevanza non solo locale ma provinciale: infatti è l’occasione per mettere alla prova la recente legge urbanistica 15/2015 che di Daldoss porta il nome e che tra le finalità prevede, nell’art. 2, di limitare il consumo di suolo, ma anche per verificare fino a che punto, in queste situazioni, nella pianificazione si perseguano interessi veramente pubblici. Per anni il Linfano si è salvato dagli appetiti degli speculatori (chi si ricorda di Arco Porto?) senza legge urbanistica e con una netta presa di posizione degli uffici provinciali; ora - che invece abbiamo la nuova legge urbanistica e tutti parlano del problema del consumo di suolo, certificato anche da un rapporto dell’Osservatorio sul Paesaggio Trentino - rischia di finire preda di un’antiquata politica di “sviluppo” dell’Amministrazione arcense, che in questi anni ha continuato a ripetere che l’economia va sostenuta sacrificando il suolo e concedendo volumi.

Arco si trova in una situazione in cui si possono trovare purtroppo tutti i Comuni trentini: come interpretare lo sviluppo, come applicare la legge urbanistica, come essere all’altezza delle richieste dei turisti di qualità?

Le priorità sono gli edifici da restaurare (ad Arco il Quisisana, Villa Elena, Villa Angerer, l’Oratorio e via dicendo) o il sacrificio di suolo agricolo? Come risponderà la Provincia, quale idea hanno maturato i cittadini?

Il confronto col Sudtirolo è impietoso, ma può servire di stimolo: quel che cercano i turisti in Trentino (e chi ci vive) è natura, e non l’ambiente cittadino, soffocato da cemento e traffico, solo che da noi il bello è sempre più relegato a pochi scorci, perché abbiamo continuato a costruire senza gusto e senza rispetto.

Essendo scaduto il piano attuativo, l’area del Linfano è ora sostanzialmente non edificabile. Poco importa che prima ci fossero previsioni diverse, ora non valgono più.

Cosa può decidere Arco? Tenere la coltivazione del broccolo di Torbole o cementificare?

Il sindaco Betta Jeckyll si vanta che finora Linfano e il celebre broccolo si siano salvati, ma il sindaco Betta Hyde prospetta di rendere possibile l’edificazione. Siccome gli amministratori della municipalizzata AMSA - questo dice l’Amministrazione di Arco - ha speso troppo per acquistare le aree del Linfano, ora bisogna “valorizzarle” e quindi prevederne l’edificabilità. Di fronte alla Corte dei Conti però dovrebbero andarci gli Amministratori che acquistarono a prezzi oltre quelli di mercato, o permettono che il patrimonio pubblico di Arco vada alla malora; non ci andrà certo chi ora decidesse di fare la scelta lungimirante di non riempire una Busa già troppo piena. Nella legge 15/2015, art. 3, si definisce “strumento di pianificazione del territorio” l’”atto che regola nell’interesse collettivo lo sviluppo del territorio”: ad Arco si subordina l’interesse collettivo all’interesse di AMSA, che dovrebbe sistemare il bilancio (che peraltro non è in dissesto, anzi produce utili). E ci piacerebbe sentire una presa di posizione da parte della Provincia di fronte alla neolingua dei “volumi virtuali” che sarebbero previsti nell’area del Linfano.

Posto che ad Arco nessuno è un cuor di leone come Matilde Casa, la sindaca di Lauriano che ha reso nuovamente agricoli terreni previsti come edificabili nel PRG, prevedere volumi a Linfano significa che sul Linfano oggi o domani si costruirà; e non solo LIDL, che vorrebbe spostarsi in cambio di generosi bonus volumetrici), ma AMSA o qualcuno a cui AMSA venderà, a meno che AMSA non voglia pagare inutilmente dei tributi su terreni edificabili.

Oltretutto se una municipalizzata agisce in ottica speculativa, si trova in conflitto di interessi con l’ente pubblico che come pianificatore urbanistico deve puntare a tutelare beni comuni come il paesaggio e il suolo agricolo. Visto che nulla vieta di riqualificare il campeggio di AMSA senza intervenire a nord, che interesse c’è oggi a sacrificare suolo, se nemmeno si riesce a dichiarare che cosa ci si vuol fare su un terreno reso edificabile? Quale deve essere nel 2017 la logica con cui si predispongono strumenti di pianificazione del territorio: che prima si rende edificabile, poi qualcuno ci farà sopra qualcosa? Dovremmo accontentarci che da una edificabilità zero comequella attuale l’edificabilità si passi a 15.000 mc (solo perché Daldoss ha bacchettato, ma poi mercanteggiando ci si mette d’accordo), visto che comunque son meglio di 30.000?

Abbiamo dunque capito che la maggioranza del Consiglio Comunale di Arco ha un cuore di cemento; vorremmo capire - gli elettori del Trentino con noi - dove batte il cuore dei nostri rappresentanti provinciali.

Salvaguardia Olivaia di Arco, Coordinamento sviluppo sostenibile, WWF Trentino, Italia Nostra Trentino, Amici della Terra dell’Alto Garda e Ledro, Assoc. Riccardo Pinter

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