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Fra neonazismo e cinismo elettorale

L’autonomia sudtirolese nella morsa della destra austriaca e della politica di scambio in Italia

Maria Elena Boschi

In questi giorni, in cui in Italia non si parla d’altro che delle liti da osteria per i posti nelle liste elettorali, e mentre il Sudtirolo diventa colonia per gente che non si può candidare a casa sua, al di là dell’altro confine infuria una polemica fortissima, che coinvolge anche i mass media germanici. Causa dell’indignazione pubblica è il canzoniere di un’associazione studentesca di circa 300 pagine, ristampato dal 1997 in tre edizioni, che contiene canzoni antisemite e naziste.

Le associazioni studentesche (Burschenschaften) risalgono a un secolo fa, alla fine della prima guerra mondiale, ed hanno come loro obiettivo la conservazione dei beni culturali e della tradizione e come ideali l’onore, la libertà e la patria tedesca. Combattono fra di loro con sciabole che talvolta non sono spuntate e provocano tagli sul viso di cui i maschi (le associazioni sono aperte solo ai maschi), studenti e uomini, vanno orgogliosi. Fra le loro attività c’è il canto in coro di canzoni soldatesche, patriottiche e appunto razziste.

Il canzoniere incriminato è della Burschenschaft “Germania”, fondata nel 1917 con il motto “Deutsch und treu in Not und Tod” (tedesco e fedele nel bisogno e nella morte). L’anno scorso ha celebrato i 100 anni dalla fondazione con una festa a cui secondo “Der Spiegel”, il principale settimanale tedesco, ha partecipato anche Karl-Heinz Strache, attuale vicecancelliere austriaco, che però nega. Nel suo partito più della metà degli aderenti fa parte di una Burschenschaft.

Udo Landbauer, neo-eletto della FPÖ nella Dieta regionale del Niederösterreich e vicepresidente della Burschenschaft “Germania”

Il vicepresidente della Burschenschaft “Germania”, Udo Landbauer, attualmente capolista dei Freiheitlichen (il partito xenofobo di Strache) nelle prossime elezioni regionali del Niederösterreich, si è autosospeso dall’associazione studentesca. Dichiara di non avere saputo, ma chissà quante volte ha cantato i versi nei 17 anni dei suoi 31 durante i quali ha fatto parte della Burschenschaft.

Versi che fanno male e sembrano incredibili. Testi che fanno accapponare la pelle, e suonano mostruosi specialmente in questi giorni in cui si ricorda la liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa il 27 gennaio del 1945: “Venne avanti fra di loro il giudeo Ben Gurion; date gas, antichi germani, che facciamo il settimo milione”. E anche: “Venne avanti fra di loro un cinese dagli occhi a mandorla: anche noi siamo indogermanici e vogliamo far parte delle Waffen-SS” (in tedesco ci sono le rime).

La cosa che molti giornali tedeschi mettono in luce, è che questo scandalo non si sa se farà perdere o piuttosto guadagnare voti al partito di governo. Pesca nel pantano della mancanza di riflessione sulla storia, scrive “Die Zeit”. Il cancelliere Kurz si è affrettato a ricordare le promesse di combattere l’antisemitismo che lui stesso ha preteso dal partner di governo, ma si rende conto che i problemi di razzismo e antisemitismo ci sono nel suo stesso partito, pur se in forma meno rozza e brutale. Strache invece accusa i mass media di sinistra che ce l’avrebbero con lui e il suo partito. Giudicate voi. Anche in Sudtirolo negli anni Settanta e Ottanta si cantavano canzoni dei veterani o naziste; ne sono testimone diretta, ma non ho mai sentito testi simili.

L’invasione degli ultracorpi

È questo il governo austriaco che offre la propria cittadinanza ai sudtirolesi (non si sa a quali sudtirolesi) ed esercita una forte attrazione non solo sui partiti della destra estrema ma anche su una parte non piccola della SVP. Tanto che il segretario del partito, Achammer, ha proposto poche settimane fa di fare una politica blockfrei, di rompere quello stretto rapporto con i partiti di governo italiano, attualmente il PD. I parlamentari uscenti si sono opposti, con la motivazione che “nessuno ha dato tanto al Sudtirolo quanto i recenti governi”.

E così il PD ha stretto, secondo quanto ha dichiarato Achammer, un preciso contratto di scambio con il partito di maggioranza etnico. Questi vota tutte le leggi che qui chiama “porcata” (Schweinerei), tipo la riforma costituzionale e la legge elettorale, e ottiene in cambio una legge per le elezioni politiche diversa da quella del resto d’Italia, che garantisce al partito 6 eletti sicuri e agli altri niente. Inoltre la SVP sostiene in Bassa Atesina e Bolzano due candidati che vengono da fuori, uno da Belluno e una da Laterina (Toscana, paese noto perché vi si tengono incontri segreti fra ministri e banchieri per salvare i parenti).

Nel collegio che era stato creato per permettere a un sudtirolese italiano di provare a entrare in Parlamento e che è stato occupato nel passato con un accordo politico (non di scambio per interessi di partito) che ha permesso di far convergere elettorati di lingua diversa. Oggi è un’altra cosa, un atto di disprezzo verso la popolazione italiana, ma anche verso tutti coloro che non sono soldati della SVP.

Ma che cosa hanno fatto gli italiani per meritarsi un partito come il PD”? chiede Arthur Oberhofer, caporedattore del Tageszeitung a un politico locale di lingua tedesca che ha intervistato.

Già, e che cosa hanno fatto gli italiani del Sudtirolo, e specialmente quelli che hanno contribuito alla realizzazione di un’autonomia esemplare, per essere esclusi dalla rappresentanza politica? Davvero non c’è in Sudtirolo un cittadino o una cittadina di lingua italiana o bilingue, degno di candidarsi per il Parlamento?

Domande che infiammano i blog, in una rivolta che forse non durerà a lungo di fronte all’offensiva dei mass media a senso unico, ma che per ora unisce partecipanti italiani e tedeschi nell’indignazione per gli intrallazzi della SVP e del PD. Se poi il PD e FI faranno un nuovo governo insieme, sarà ancora più difficile digerire le scelte del partito. Ma questo lo vedremo troppo tardi. Anche se alle primarie SVP solo il 20-25 per cento degli aventi diritto sono andati a votare, dato che quasi ovunque c’era un solo candidato, nelle elezioni non c’è problema, neppure in caso di un forte calo di voti.

Ma come pensa la SVP di portare avanti l’autonomia e la convivenza, ignorando il gruppo italiano? Coloro che pur in un’ottica autonomista, che non è necessariamente né esclusivamente quella del partito etnico di maggioranza, non sono del partito, che pure ha il 46 per cento dei consensi non il 100 per cento, non può contribuire alla vita pubblica. Nonostante le nuove competenze, l’autonomia viene indebolita dalla prevaricazione di un gruppo sull’altro. Nei momenti difficili della storia (si pensi alle bombe di Ein Tirol nel 1987 e 1988) la forza della reazione contro la violenza è consistita nell’essere di tutti i gruppi linguistici insieme. Al partito etnico vuole far credere che gli italiani sono tutti fascisti. E mentre sostengono che le primarie per loro non possono essere fatte se non distretto per distretto, affinché la rappresentanza sia più vicina ai cittadini, per gli italiani vanno bene siciliani e bellunesi, fiorentine e chiunque altro, meno che sudtirolesi italiani o mistilingui.

L’amarezza di chi vede il rischio di un indebolimento dell’autonomia come strumento di pace e convivenza, se usato come un modo per arraffare potere, è attenuata solo dalla reazione dura di tante persone sia di lingua tedesca che di lingua italiana, che oppongono motivi morali e civili alla richiesta di votare una candidata che, oltre ai conflitti d’interesse clamorosi, si è dichiarata esplicitamente a favore dell’abolizione delle autonomie speciali. Sui blog si leggono le sue esatte parole, alla “Leopolda” dell’ottobre 2014: “Non è il momento propizio, ma sarei favorevole alla soppressione delle autonomie speciali”.

Candidare una politica di questo genere e cacciare i bambini italiani dagli asili tedeschi svela il cinismo della politica SVP. Tanti e tante dicono che non voteranno più. Spero che ci ripensino: non è giusto facilitare chi si fa gioco del diritto civile dei cittadini a partecipare alla vita pubblica.