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“Inclinazioni”

Opere giovanili e della maturità di 20 artisti del ’900 a Trento, Palazzo Trentini, fino al 10 marzo

La mostra si basa sull’idea di rilevare, per ognuno dei venti artisti trentini prescelti, le premesse e gli esiti di uno stile, confrontando un’opera giovanile con una o due della maturità. Questa sorta di gioco, come lo chiama Roberto Festi che ne è il curatore insieme a Chiara Galbusera, porta alla luce lavori poco noti presenti in collezioni familiari, talvolta dei discendenti ed eredi degli autori, accostati ad altri, più conosciuti, di enti privati e pubblici.

Non è detto che gli artisti, se fossero viventi, gradirebbero sempre questi recuperi: si racconta ad esempio che Tullio Garbari (1892-1931) chiese nel 1924 al Soprintendente Giuseppe Gerola, in occasione della donazione di venticinque opere per il nascente Museo Nazionale a Trento, il ritiro di un suo dipinto acquistato dal Comune nel 1912.

Ma l’operazione ha la sua ragion d’essere, anche se rimane qui allo stadio di un’ipotesi di lavoro, che richiederebbe maggiori approfondimenti e spazi, in cui possano tra l’altro essere meglio motivate le inclusioni e le esclusioni, chiariti i tempi e i contesti di formazione.

Circa questi ultimi, ad ogni modo, il percorso e il catalogo ricordano l’importanza che ebbe la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto per tutta una generazione di artisti, tra i quali i qui presenti Iras Baldessari, Fortunato Depero, Wenter Marini, Fausto Melotti, oltre allo stesso Garbari; ma soprattutto le due matrici culturali, e le accademie, da cui scaturirono le esperienze artistiche di questa terra di frontiera: a nord quella delle secessioni viennese e monacense, a sud quella delle capitali dell’arte italiana.

Anche su questo piano, lo spartiacque della Grande Guerra lascia le sue tracce profonde. In alcuni casi (Bonazza, Disertori, Wenter Marini) la matrice secessionista non solo prevale ma perdura ben oltre il tempo delle avanguardie; in altri, come Moggioli, sono il simbolismo, la laguna veneziana e le ricerche bretoni a costituire i riferimenti di un lessico; Depero, che vediamo ancora nel 1913 disegnare nei termini di un espressionismo grottesco, pochi mesi dopo sarà folgorato dalla novità futurista.

Gli altri artisti considerati sono: Auchentaller, Gaigher, Klien, Dario Wolf, Polo, Melotti, Winkler e, per le successive generazioni, Colorio, Seppi, Remo Wolf, Schweizer, Schmid, Senesi.

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