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Bastardi tutti

Andrea Castelli

Li ho conosciuti qualche anno fa, ad una serata che la Cassa rurale di Pergine offriva agli studenti meritevoli. Erano tre ragazzi che facevano le canzoni dei Beatles, una meraviglia starli ad ascoltare. Mi colpirono, oltre che per la loro bravura, anche per il singolare nome che si erano dati: i figli bastardi di Dioniso. Mi complimentai con loro e parlavano il dialetto.

Ora pare che abbiano sfondato e dico “pare” perché nel rutilante mondo dello spettacolo mai nulla di definitivo si può dire. Ci sono stati dibattiti sui nostri giornali sul fatto che loro usano il dialetto in tante occasioni, anche ufficiali. Gli esperti si sono pronunciati, chi a favore, chi con sospetto. Intanto Bonolis conduceva un festival di Sanremo in perfetto e sfacciato romanesco, ma noi si sa, ai confini dell’impero, siamo sempre un po’ più lenti, più provinciali e sempre in ritardo. E adesso, alè, “gajardi” a cavalcare l’onda dei Bsod. Li hanno già fatti baronetti consegnando loro il sigillo dell’Aquila di San Venceslao. Questo, però, mi è parso prematuro, quanto meno avventato. Il prestigioso riconoscimento è sempre stato consegnato a personaggi che hanno dimostrato di aver fatto qualcosa nel corso di anni di attività, non dico a fine carriera, ma sempre in un arco di tempo ragguardevole. I Bastard sono bravi, certo, e continuano a dimostrarlo, ma aspettiamo un po’, lasciamoli almeno partire verso un qualcosa che assomigli ad una carriera. Lasciamoli decollare. In questo caso si è banalizzato un riconoscimento che premiava un percorso e qui, riconosciamolo, il nostro provincialismo è tornato a galla con una dimostrazione che sfiora il ridicolo. Sono fenomenali, i tre valsuganotti, lo dico tra i primi, ma hanno tutta una vita davanti. Lasciamo che si esprimano. La verità è che il potere sberluccicante della televisione ha colpito ancora. Inesorabile. E la gara dei politici di turno per apparire tuttodenti sulla foto ricordo ha rasentato il patetico. Questa fretta di essere primi in tv tradisce un’ansia da prestazione che le nostre istituzioni dovrebbero usare con più stile.

A quando la divisa da Schützen?