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“Sotto il cielo dell’Australia. Tra città e deserti del continente down under”

Ancora in viaggio. Mauro Buffa,. Ediciclo Editore, 2018, pp. 192, euro 16.

A poco più di due anni da “USA Coast to Coast”, Mauro Buffa esce con un nuovo lavoro editoriale, una esperienza di viaggio nel continente abitato più a sud del mondo, l’Australia.

Il viaggio di Buffa e del suo compagno di avventura Antonio ha una semplice regola: usare meno aerei possibile, preferendo treni e pullman e qualunque altro mezzo possa facilitare il contatto con le persone e il fluire del territorio sotto i piedi.

Si parte da Perth, unica città di un certo rilievo dell’intero Ovest australiano e con un lunghissimo viaggio sul treno Indian Pacific si raggiunge Sidney, a est. Quindi con i bus Greyhound si va a nord lungo la costa orientale, per poi ripiegare verso il centro del continente, ad Alice Springs e dintorni, necessariamente per via aerea, data l’assenza di trasporti su quella direttrice. Il tour termina, sempre in aereo, a Melbourne.

Nel corso del viaggio, l’autore racconta soprattutto la varietà di persone incontrate lungo la via e ne emerge l’immagine di un Paese che ha saputo creare ottime opportunità e dare accoglienza a chi avesse voluto rifarsi una vita.

L’Australia nasce infatti come colonia penitenziaria inglese, in cui i detenuti, una volta scontata la condanna, spesso e volentieri hanno preferito restare e costruire la propria rinascita, e favorendo quella di chi sarebbe arrivato dopo. Un caso di successo della politica di reintegro del detenuto.

Dell’Australia incuriosisce che molte attrattive turistiche sono costituite da strane cose, le Big Things, come una banana di plastica di undici metri per cinque, o comunque manufatti che non hanno più di due secoli. Un segno inequivocabile della mancanza di una cultura radicata nei secoli: i dominatori inglesi, arrivati sul finire del ‘700, hanno di fatto cancellato la cultura aborigena, esistente da millenni, totalmente indifesa nei confronti della potenza militare inglese.

L’occhio di Buffa, sensibile alle minoranze etniche per professione (si occupa di tutela della cultura mochena), si volge inevitabilmente sul dramma degli aborigeni, popolo assente dalla Costituzione e che solo da relativamente pochi anni la democrazia australiana sta tentando di integrare. Emarginati, esclusi di fatto nelle città, spesso soggetti alla dipendenza da droghe o dall’alcol, la loro storia ricorda da vicino quella dei pellerossa americani, e viene trattata dall’autore con delicatezza e rispetto.

Difetti? Ogni tanto il racconto delle giornate risulta un po’ piatto: le descrizioni sono a volte eccessivamente dettagliate, a volte irrilevanti ai fini della narrazione; ma poi viene il bello nel leggere i dialoghi con la gente, soprattutto le punzecchiature che talvolta Buffa rivolge all’interlocutore per scardinarne le contraddizioni, dovute ad una cultura e ad abitudini diversissime dalle nostre.

Chi acquista il libro sappia che non si tratta di una guida turistica, come non lo è mai stato nessuno libro di Buffa: l’autore non intende proporre soluzioni di viaggio, alberghi, ristoranti, se non ciò che ha sperimentato di persona. È un interessante libro di viaggi che mette al centro le persone, e ne esplora il rapporto con la società e il territorio.