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Al lupo, al lupo!

In letargo l’orso (mediaticamente parlando), ora nel mirino ci sono i lupi. Nessuno li ha importati dall’Est europeo, si sono intrufolati con mezzi propri (gli ennesimi clandestini!), anche se non mancano i “complottisti” di diverso avviso: “Questa storia del ritorno del lupo – scrive una signora - mi dà da pensare. E se in queste improvvise apparizioni in territori dove manca da un paio di secoli ci fosse la mano dell’uomo? Penso che potrebbe anche essere, perché a qualcuno, non so dire a chi, potrebbe anche far comodo questa cosa”.

Comunque siano andate le cose, i lupi ci sono. Quanti? Il WWF dà per certo che siano una ventina in tutto, mentre dall’altra parte si fanno cifre più alte, allegando a dimostrazione molti avvistamenti, anche certificati da riprese video, alcune delle quali, purtroppo, girate in Abruzzo e in Piemonte.

Pochi o tanti, però, i lupi provocano comunque dei danni, anzitutto agli allevatori. “Enormi”, come qualcuno sostiene? I danni certificati registrati nel 2017 hanno riguardato 99 animali da pascolo, a fronte di quasi 100.000 capi presenti sul territorio. Nelle zone considerate più a rischio ci sarebbe il modo di convivere, anzitutto utilizzando recinti elettrificati, ma la cosa evidentemente non piace agli interessati: è costosa, e poi, come fa notare un’altra signora, “le reti e in genere gli strumenti di difesa sono di plastica e quindi non naturali. E in ogni caso non si può più dormire sotto le stelle come si usava fare anche noi da giovani. Per frequentare la montagna non ci devono essere animali feroci”.

Così feroci che, non contentandosi degli animali da pascolo, uccidono anche quelli selvatici, come racconta, in una raccapricciante cronaca apparsa sull’Adige, Mario Deluca, Conseier de Procura del Comun General de Fasha: “Non ne posso più di rimanere inerme di fronte a un numero spaventoso di ritrovamenti di carcasse di caprioli e mufloni. Al Ciampac, poco sotto il mio rifugio, si può notare quasi una strage in mezzo alla strada: caprioli addirittura camosci sviscerati come fossero dilaniati da una bomba, pezzi di fegato e altro. Tanti animali muoiono di fame e il lupo fa il resto; tempo due anni e saremo a raccogliere escrementi del lupo e nient’altro”.

Gli si potrebbe replicare che così va il mondo: l’erbivoro bruca l’erba, il carnivoro mangia l’erbivoro, il carnivoro muore e nutre l’erba. Ma resta il problema della paura. Un anonimo (nickname, chissà perché, “Ottimista”) non ha dubbi: “La presenza di lupi è incompatibile con un turismo tranquillo e democratico, dove famiglie con bambini possano fare passeggiate nei boschi”.

Hai voglia a ricordare che in Appennino gestiscono il lupo da 40 anni e non c’è mai stata un’aggressione all’uomo: “Il coraggio, uno non se lo può dare” – diceva Don Abbondio. E soprattutto, come ricorda tale Schwergol, “sta gente porta dentro ancora i traumi infantili di quando gli veniva raccontata la favola di Cappuccetto rosso”.

Fra i nemici del lupo, i più giustificati appaiono i cacciatori, che da un lato temono di vedersi sottratta la funzione di controllo “demografico” della fauna, dall’altro intravedono la possibilità di dedicarsi ad un nuovo tipo di caccia, che, se anche non contempla un uso gastronomico delle prede (ma chissà...), sarebbe senza dubbio più emozionante. La motivazione prevalente dell’ostilità è però un’altra, lucidamente illustrata da questo post: “Il nostro paesaggio non è amato in quanto assolutamente naturale ma in quanto trasformato da secoli di civiltà. Per chi ama le avventure estreme consiglio l’Alaska o la Siberia”. Evidentemente il povero Michele Serra, che da quando è andato a vivere sull’Appennino non fa che combattere contro una falsa visione arcadica della natura, non ha fatto molti proseliti; e ce lo dimostrano le parole dell’assessore Dallapiccola: “Abbiamo già fatto tre sondaggi per capire come la comunità percepisca la questione grandi carnivori e abbiamo visto che dal primo, fatto al momento dell’introduzione degli orsi, all’ultimo, più recente, i trentini hanno cambiato la loro opinione da favorevoli a contrari. Oggi i lupi sono troppi e percepiti in maniera negativa”. E poiché scopo precipuo della politica è anzitutto compiacere gli umori dell’elettorato indipendentemente dai dati reali e dalle indicazioni scientifiche, Dallapiccola, che i lupi li detesta tanto da aver avviato una raccolta di firme, confida - lui che sarebbe del PATT, ufficialmente ancora “centrosinistra autonomista” – in un governo di centro-destra: “Aspettiamo fiduciosi il nuovo ministro. Se dovesse andare al centrodestra e alla Lega le loro posizioni le conosciamo”. Dopo di che, sfoltiti se non eliminati i lupi - annota un blogger - “potranno ancora passeggiare per le montagna famiglie con bambini, in compagnia di un esercito di doppiette che non sono da temere, perché mica sbranano come il lupo”.