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“Genoma umano. Quello che ci rende unici”

Genetica in mostra. Trento, MUSE, fino al 6 gennaio 2019

Lo spazio che il MUSE dedica alle esposizioni temporanee sarà occupato, fino al 6 gennaio 2019, dalla mostra sul genoma umano, tema su cui da anni si è acceso un dibattito a causa degli interrogativi etico-morali che emergono in seguito al progresso della ricerca sulla genetica.

Lo spazio espositivo ricrea, a livello scenografico, gli ambienti in cui si fa e si parla di genetica: da un laboratorio genetico si passa ad un laboratorio di analisi genetica, per finire in una classe scolastica: il cambio di ambientazione, contestualizzata al tema affrontato, regala un’esperienza decisamente immersiva. Alla base dell’esposizione c’è una definizione precisa del DNA: il genoma di ogni persona è unico e non è mai perfettamente identico, nemmeno tra gemelli monozigoti; può essere analizzato e descritto, fornendo alla persona importanti informazioni sullo stato di salute o sulla predisposizione a malattie, cui va aggiunto il contributo dello stile di vita adottato e dell’ambiente in cui si vive.

Difficilmente si resta indifferenti quando ci si ritrova dentro la ricostruzione di un supermercato del test genetico, metafora della facilità con cui ci si può sottoporre a un test del DNA richiedendolo online e inviando campioni per posta. Ci si interroga sull’opportunità di venire a conoscenza di informazioni genetiche quali predisposizioni a malattie e consanguineità con altre persone, e dell’analisi fai-da-te, senza l’intermediazione di un medico: i test genetici non sono un gioco, e hanno conseguenze sulla vita propria, anche per la quantità di informazioni che il genoma porta con sé. Molto interessanti le esperienze interattive qui proposte, che analizzano il conflitto tra curiosità di sapere tutto di noi stessi, e le conseguenze inquietanti che certe informazioni possono avere sulla nostra vita. Che succederebbe se un datore di lavoro richiedesse i dati genetici di un dipendente per decidere se è adatto ad affrontare una certa mansione?

All’interno di “Genoma” si trova poi Dna-Epigen, una macro-scultura interattiva, realizzata dall’artista visiva Claud Hesse, specializzata nella rappresentazione del genoma e del DNA. Attraverso l’interazione con l’opera, il visitatore può sperimentare le conseguenze sul DNA degli stimoli esterni (luce, carestia, violenza, ecc.). Perché se è vero che il DNA descrive gli aspetti innati di ognuno, è anche vero che le esperienze di vita e le abitudini hanno un grosso impatto sullo scorrere della vita umana e della sua salute.

Si chiude con un’analisi del ruolo dell’informazione scientifica: fonti scientificamente verificate lottano quotidianamente contro un fiume di informazioni superficiali e sensazionalistiche che alimentano la confusione e rendono difficile la formazione di una cultura scientifica corretta.

Nel complesso, la mostra è interessante: con la multimedialità, di cui si fa gran uso, si accede alla gran parte dei contenuti in maniera efficace. L’esposizione è tagliata a misura di studenti della terza media e delle scuole superiori. Fossi un insegnante, non porterei all’esposizione studenti di età inferiore: è necessario aver trattato in classe le basi della biologia del DNA per poter assorbire ed elaborare appieno i temi trattati. Qualche attività è sembrata un po’ noiosa, ma nel complesso la mostra funziona.

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