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Contro la crisi

È stata varata in questi giorni la manovra provinciale anti-crisi. Già nei numeri scorsi ci eravamo complimentati per la tempestività e la decisione con cui l’esecutivo (leggi Dellai) si era mosso, impostando fin dai tempi della campagna elettorale (i cui esiti non erano scontati) una serie di provvedimenti di vasta portata, sottoposti al vaglio delle forze sociali (vedi "La crisi in Trentino" nello scorso numero).

Adesso la manovra ha una struttura definita, e si possono dare più compiuti giudizi di merito. Si rivolge sostanzialmente verso tre settori: gli investimenti pubblici, il sostegno ai redditi, il sostegno alle imprese.

Sul primo punto (gli investimenti pubblici che, secondo la lezione di Lord Keynes, dovrebbero rimettere in moto l’economia, in supplenza del crollo dell’attività privata) "si segue un po’ quello che stanno cercando di fare i Paesi che alla crisi reagiscono – ci dice l’ex preside di Economia Enrico Zaninotto, docente di Gestione delle Imprese – È un intervento senz’altro doveroso, che diventa qualificante a seconda di dove quei soldi si mettono. Si parla di tecnologie ambientali, innovazione ecc. Se sarà così, sarà un’ottima cosa". Insomma, dietro l’angolo c’è sempre il timore che si spendano soldi in nuove gallerie, o magari si contrabbandino per investimenti in istruzione pretestuosi (e dannosi) spostamenti di edifici, come per esempio quelli ventilati a Trento, da via Barbacovi all’ex-Italcementi.

"Ci sono in effetti degli investimenti mirati a far crescere la green economy: contributi all’autotrasporto per la rottamazione dei vecchi camion, quelli per le piccole aziende che si aggregano, o per le impreseche investono in risparmio ed efficienza energetica. - ci dice Andrea Grosselli della Cgil – Manca invece un’indicazione chiara sui lavori pubblici indirizzati all’edilizia sostenibile; se ne parla in termini vaghi, bisognerà capire se la sostenibilità delle costruzioni è o non è un’effettiva priorità".

La parte più innovativa è comunque forse la seconda, il sostegno ai redditi e al Welfare visti non come peso, come dazio da pagare per essere buoni, ma invocati come volano dell’economia. "Ci si prende cura dei lavoratori precari, altrimenti senza alcuna protezione quando perdono il lavoro - prosegue Zaninotto – e viene di fatto introdotto il reddito di cittadinanza, principio nuovo in Italia".

"C’è anche l’accantonamento di 15-20 milioni in un fondo di riserva, nel caso si dovessero aumentare i fondi per gli ammortizzatori sociali. E’ un segnale che il tema è affrontato seriamente" afferma Grosselli.

Infine la terza parte: il sostegno alle imprese, che passa attraverso facilitazioni al credito, altrimenti di difficile accesso con i chiari di luna che passano le banche; ed incentivi diretti. Quest’ultima è la parte più delicata. Le crisi infatti avrebbero la funzione di rafforzare un sistema produttivo scremando le aziende più deboli: una visione darwiniana, se vogliamo, resa però socialmente accettabile dagli interventi a favore dei lavoratori, per cui non si sostengono le imprese decotte, ma se ne aiutano i lavoratori a trovare nuove collocazioni. Però sono sempre cose politicamente ardue: lasciar morire un’impresa è sempre una dura responsabilità. "Gli incentivi diretti mi lasciano perplesso. – afferma Zaninotto – Comunque, al di là dei proclami, in tutte le nazioni li stanno attivando; e questi della Provincia di Trento rappresentano una quota minima dell’insieme della manovra".