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Sindaci, soldi e pesci

Anche il presidente del Consorzio dei Comuni Marino Simoni si lancia contro il “deflusso minimo vitale” la quantità d’acqua che i bacini idroelettrici devono sempre lasciar scorrere nei torrenti, affinché non ne venga eliminata ogni forma di vita. “I pesci ci costano troppi soldi” è l’argomentazione del rappresentante dei sindaci che lancia un alto grido di dolore: “Per il Trentino l’applicazione del deflusso minimo vitale porterebbe a una riduzione della produzione idroelettrica pari a quanto in un anno genera la centrale di Santa Giustina: in altre parole - conclude Simoni, con un ardito salto logico - sarebbe come chiuderla”.

Non ci meraviglia che i sindaci del Trentino si preoccupino più dei soldi che dell’ambiente; ci scandalizza che in nome di qualche milione siano disposti a sacrificare la vita stessa (non la loro, quella degli animali acquatici, gli sconsiderati non sanno che tra le due cose c’è relazione). Il bello è che nella sessa seduta Marini contesta i propositi della Regione di rivedere i compensi degli amministratori locali, cioè degli stessi sindaci.

Tirando le conclusioni, secondo i nostri sindaci si dovrebbe risparmiare eliminando i pesci e altri inutili animaletti, per poter così mantenere gli attuali costi della politica. Poi si lamentano dell’antipolitica.