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Le “inchieste” dell’assessore

Alessandro Andreatta e il “marcio” al Comune di Trento

Era il novembre 2006, oltre due anni fa, quando presentavamo il caso di un progetto di un edificio, approvato dal Comune di Trento, in cui il piano quotato (l’elaborato che serve ad indicare le quote e l’andamento del terreno) era – incredibilmente – senza quote, ovviamente obbligatorie per legge. E spiegavamo come questo inghippo avesse permesso al disinvolto progettista di barare sulle altezze e costruire un piano in più. La cosa grave, però, non era tanto la deontologia professionale (su questo ci siamo messi il cuore in pace, sappiamo già, ormai da una pluralità di casi, che l’Ordine degli Architetti, di tematiche del genere se ne impippa), quanto l’operato degli Uffici Comunali, che avevano allegramente approvato il progetto. Una cosa inaudita, gravissima. Perché delle due l’una: o gli uffici il progetto non lo avevano neanche guardato, oppure erano complici.

L’edificio ultimato in via Marsala.

All’allora assessore all’urbanistica Alessandro Andreatta, che oggi vorrebbe fare il sindaco, avevamo proposto il problema, sia attraverso queste colonne, sia a voce, in un pubblico dibattito. Andreatta, che sulla stampa e in consiglio comunale aveva sempre difeso a spada tratta l’operato dei suoi Uffici, nel dibattito sull’argomento stette zitto; per poi dirci, a quattr’occhi: "Sul caso sto svolgendo non una, ma due distinte inchieste. Sarebbe un caso troppo grave". Da allora sono passati due anni, le "inchieste" di Andreatta, dove sono finite?

Per aggiornare la memoria al candidato sindaco, riportiamo un altro caso, dedotto dalle cronache giudiziarie. Siamo nel 2001, sempre assessore all’urbanistica Alessandro Andreatta. L’oggetto del contendere è un condominio in via Marsala, costruito, secondo i confinanti, al di fuori delle norme, e con un’altezza eccessiva. Anche qui il punto di partenza dell’inghippo è il piano quotato. Leggiamo cosa ne dice il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) ing. Giovanni Dolzani nella perizia commissionatagli dal Tribunale: "Il rilievo dello stato di fatto è del tutto privo di quote… le curve di livello mancano di quotatura… le altre tavole progettuali non contengono indicazioni sull’andamento del profilo originario del terreno". Conclusione: "La documentazione in atti non consente di ricostruire il profilo del terreno originario". E grazie a questo inghippo si può fare un po’ quello che si vuole.

La tabella sulle quote del terreno redatta dal geom. Saltori. Si noti come i punti degli spigoli dell’edificio abbiano tutti, inspiegabilmente, la stessa quota al decimo di millimetro.

Commenta il consulente di parte ing. Ettore Bonetti: "Il progetto è stato approvato dal Comune di Trento pur con queste lacune di una gravità inaudita (sottolineatura nel testo, n.d.r.) che è difficile ritenere frutto di omissioni dovute a distrazioni. Tutti i tecnici sanno che il Comune pretende che in ogni progetto sia presente il rilievo quotato del terreno in una apposita planimetria e che sulle sezioni sia riportato, con linea tratteggiata, il profilo di detto terreno. Questa doppia "anomalia" – del progetto presentato con gravi lacune e della sua approvazione - avrebbe richiesto, a mio avviso, un’indagine conoscitiva presso i competenti Uffici comunali e presso il progettista dell’opera". Indagine che nessuno ha svolto. Al Comune di Trento si lavora così.

Ma non è finita. Al Comune spetta il compito, ad inizio lavori, di rilevare le quote del terreno in corrispondenza degli spigoli del fabbricato da costruire. Il tecnico incaricato, geom. Marco Saltori, firma il rilievo in data 3 luglio 2001, sei mesi dopo l’effettivo inizio lavori. Come fa a rilevare il terreno preesistente, dopo che l’impresa ha già iniziato a far lavorare le ruspe? Vogliamo pensare che la data di presentazione sia posteriore al rilievo, effettuato prima dell’inizio lavori. Ma ecco un’altra anomalia: le quote sono irrealistiche, strampalate, tutte uguali, al decimo di millimetro (alleghiamo la fotocopia della tabella di Saltori), neanche il terreno fosse piano e liscio come un biliardo, mentre, come sa chiunque sia passato da quelle parti, da via Marsala in dentro è discesa. Insomma il Comune non solo approva progetti senza quote, ma quando deve quotare lui, fornisce cifre di pura fantasia, non frutto di rilievi, ma di grotteschi "aggiustamenti" successivi.

Questo l’andazzo, il "marcio in comune". Che dobbiamo aspettarci dall’assessore responsabile, ora sindaco reggente? Più volte avvertito di cosa sta avvenendo, ha sempre negato tutto, e ha ancora da concludere le sue "inchieste". E’ proprio il caso di affidargli la città?