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Un volto nuovo per un PD in affanno

Intervista al nuovo segretario Maurizio Agostini

Maurizio Agostini

A Maurizio Agostini, medico, un passato da dirigente delle Acli, il PD trentino si è rivolto come ad un salvagente. Squassato dalle polemiche interne, compromesso da un’immagine nazionale declinante; fiaccato da un segretario (Alberto Pacher) tanto popolare all’esterno quanto discusso all’interno, perché debole e Dellai-dipendente, frequentato da troppa gente che vede la politica come una carriera per la quale è bene farsi, dentro il partito, degli amici da spalleggiare a prescindere, e dei nemici/concorrenti da ostacolare: in queste condizioni il primo partito del Trentino stava rapidamente perdendo appeal, anche presso quella che è la sua vera ricchezza, una base ampia, che accorre alle primarie, che ha visto nel nuovo partito una speranza di rinnovamento della politica. E’ a questo punto che il PD, per sostituire il dimissionario Pacher, ha deciso di rivolgersi ad Agostini: persona limpida, appassionato di politica nel senso più nobile del termine, fuori dai giochi e dagli schieramenti, era l’unico che poteva ragionevolmente pensare di rimettere in carreggiata un partito altrimenti allo sbando.

Con lui, amico personale da tanti anni e lettore di QT dal primo numero, possiamo parlare chiaro, capendoci al volo.

Il PD è gestito soprattutto da persone che vedono la politica come una carriera, un’occasione di avanzamento sociale. In queste condizioni il merito delle cose interessa molto poco...

Il PD nasce anche per affrontare questo problema: rinnovare la politica creando ampi ambiti di dibattito, tra la gente ad inquadrare i problemi spiccioli in quelli generali, quelli contingenti in una visione del futuro. In quest’ottica va strutturata la nostra presenza; e da qui emergerà personale nuovo, come cultura e come nomi.

Questo rischia di essere un bel pensierino e poco più.

Certo, non so se questo nostro sforzo avrà successo. Ma io sono entrato nel PD per questo, e per questo sono ora segretario. E la nostra base questo ci chiede, esige. Ieri a Piedicastello ci hanno bombardati di domande pepate sulle candidature, sulle primarie...

Appunto, i candidati: designati in base agli appoggi personalistici, o al massimo a considerazioni elettoralistiche. Mai in base a valutazioni sul loro operato nelle istituzioni.

Intanto le primarie si fanno, e non era per niente scontato, sembrava che nessuno dei nostri alleati le volesse. E poi sono veramente aperte, non c’è ordine di segreteria né compattamento; i candidati sono candidati di tutti.

Sì, dopo che avete segato le candidature irrituali, come Donata Borgonovo o Nicola Salvati...

L’iter con cui siamo arrivati a questo punto è certamente perfettibile; e senz’altro dovremo assolutamente iniziare a fare un lavoro di valutazione dell’attività di governo. Però Borgonovo e Maestri, per quanto ne so, non hanno subito pressioni, avranno sentito che non c’era un clima propizio. Con Salvati è diverso: lui chiedeva soprattutto un impegno su alcuni punti, che sono nel programma di Andreatta.

Ma è stato il segretario Pacher ad esortarlo pubblicamente a ritirarsi! Che primarie sono quelle in cui il segretario decide lui chi si deve presentare e chi no?

Pacher non ha proibito, ha invitato. Poi, il merito del contendere: l’urbanistica. Leggo QT, le vostre inchieste sul "marcio in comune". Io penso che oggi si veda la città, il territorio, in maniera diversa da quanto si faceva anni fa, c’è più attenzione al paesaggio, all’architettura, all’impatto sociale. E questo anche per merito di QT, di Salvati: con le vostre denunce avete contribuito a far cambiare l’approccio. Dall’idea della città che deve svilupparsi senza limiti e l’amministrazione essere di supporto all’attività edificatoria, all’idea di equilibrio, di compatibilità. Questo è stato recepito nella variante sugli indici collinari, e su questo si andrà avanti: su questo Andreatta c’è. Le vostre denunce le abbiamo recepite.

Nulla è cambiato negli Uffici comunali, che sono stati difesi ad oltranza.

Su temi così delicati come l’urbanistica, e in presenza di interessi talmente forti, è bene ci sia una rotazione dei dirigenti responsabili. Non come sanzione per errori o omissioni, ma per un salutare avvicendamento.

Bene. Ma il principale responsabile è l’assessore, cioè Andreatta.

Tutto il partito dà una valutazione positiva della persona, come integrità e disinteresse, e anche perché è protagonista di quella svolta in urbanistica di cui ho parlato. Penso che l’eventuale errore di Andreatta sia stata un’attenzione forse eccessiva (vedi Auto-In) ad aiutare i cittadini, a risolvere i loro problemi. Atteggiamento che in un settore così delicato può essere male interpretato.

Il fatto è che quando un cittadino vuole aprire una finestra, si trova tutti i regolamenti contro, ma quando il costruttore Dalle Nogare vuole fare un affare miliardario, ecco che i regolamenti vengono messi sotto i piedi. Gli Uffici e Andreatta sono forti con i deboli e deboli con i forti. Si arrampicano sugli specchi a favore degli immobiliaristi; ma per l’Itea nessuna area va mai bene.

Tendiamo a non incrementare le aree edificabili, perché vogliamo limitare lo sviluppo della città. Per l’Itea stiamo cercando una risposta articolata, che preveda il riuso, l’utilizzo degli appartamenti sfitti...

Ma sono strumenti di difficile attuazione... Quelli di immediata operatività vengono riservati agli immobiliaristi. Sarebbe questa la decantata "sensibilità sociale" della candidatura Andreatta?

Non credo sia così, questa mi sembra un po’ una caricatura. L’amministrazione Pacher, di cui Andreatta è stato il vicesindaco, ha fatto un prezioso lavoro in campo sociale: basti pensare ai poli sociali, oggi cinque: luoghi anche fisici di rilevazione ed assistenza coordinata per varie situazioni di difficoltà, dal disagio psichico a quello familiare.

Passiamo al caso Cogo, che presenta al partito documenti fasulli, e questo la nomina capogruppo e assessore (vedi nell’articolo precedente, n.d.r.).

C’è stata una valutazione fatta dal gruppo consiliare. E prima ancora dei giudizi degli organi di garanzia del partito, allora i DS. Non mi sento di emettere ulteriori sentenze, non sono sinceramente in grado di occuparmi del pregresso.

Contro Andreatta ora alle primarie corre Claudio Bortolotti.

C’è chi dice che il PD vince, se vince Andreatta, perde se vince Bortolotti. Invece no, il PD vince comunque, ha già vinto, perché le primarie si fanno, e si fanno con noi che non poniamo preclusioni: questo è il nuovo modo di fare politica. Detto questo, il PD in maggioranza sostiene Andreatta, anche perché sappiamo chi è, cosa pensa e cosa farà sul piano politico generale. Il nostro progetto politico è diverso da quello di alcune forze centriste, che vorrebbero ridurci, da forza centrale, a gracile stampella di sinistra di una coalizione a forte caratterizzazione centrista, secondo uno schema su cui si lavora anche a livello nazionale. Su questo punto Andreatta è una garanzia, altri un’incognita.

Resta il tema di fondo, quello di un partito che non valuta il proprio operato nelle istituzioni. Non gli interessa come governa...

Bisognerà mettere in piedi strumenti adeguati, che poi saranno i luoghi della vita del partito, i circoli e i gruppi tematici. Poi, in occasione dei rinnovi elettorali, dovrà andare a regime un sistema in cui si giudichino gli obiettivi raggiunti e l’operato delle persone. Gli eletti dovranno sì avere un loro margine di autonomia, ma dovranno sentire – ed è questo che dobbiamo costruire - il respiro di una partecipazione forte della gente, che condiziona, spinge, giudica, le scelte.