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Obiettivo: solidali e professionali

Cinquanta cooperative sociali con molti progetti e altrettanti problemi.

Si presentano spesso con nomi "quotidiani", a volte vezzosi (Coccinella, Arcobaleno, II bucaneve, II gabbiano, Primavera, Kaleidoscopio...), decisamente diversi dalle sigle aspre, spesso pretenziose, delle "normali" aziende; eppure, dopo essere sorte in maniera generosa e non sempre professionale dietro l'urgenza di situazioni di malessere alle quali lo Stato non provvedeva, oggi sempre più le cooperative sociali sono delle realtà anche economiche con un loro peso, riconosciute dall'ente pubblico che delega loro una serie di compiti che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Scorrendo in una lista di queste cooperative (oltre cinquanta nella nostra provincia), i rispettivi ambiti di intervento, vi ritroviamo praticamente tutte le categorie "deboli": "Inserimento lavorativo portatori di handicap", "Assistenza a domicilio anziani", "Emarginazione adulta ", "Nomadi", "Trasporto anziani", "Cooperazione internazionale", "Psichici", "Infanzia - asili nido". "Trasporto e accompagnamento disabili ", "Servizi ciechi "...

Per favorire il passaggio da una solidarietà a volte improvvisata ad una gestione più matura, dieci anni fa è nato il Consolida, un consorzio che raggruppa la quasi totalità delle cooperative sociali trentine, col proposito appunto di innestare una cultura imprenditoriale compatibile con lo spirito di solidarietà. Un compito non facile: "Queste cooperative - ci spiega il presidente del Consolida Giuliano Beltrami - sono nate per lo più attorno a personaggi carismatici ed hanno un grande radicamento sul territorio, che è evidentemente un patrimonio prezioso; ma questo forte senso di identità ha reso diffìcile, ali 'inizio, la loro collaborazione con altre realtà analoghe."

All'interno di questo progetto, il Consolida svolge sostanzialmente quattro compiti: un servizio di consulenza su problemi normativi e gestionali; la formazione del personale; la gestione degli obiettori (nel senso che i giovani vengono assegnati al consorzio, che poi li distribuisce alle cooperative aderenti); e infine un compito di rappresentanza nelle gare d'appalto col cosiddetto "general contracting": il Consolida, cioè, partecipa alle gare e, in caso di vittoria, distribuisce il lavoro ottenuto alle "sue" cooperative operanti in quel certo settore.

Ma le difficoltà arrivano soprattutto dall'esterno: "Finché si è piccoli, poveri e scarsamente incisivi, facciamo tenerezza: ma quando cominciamo a crescere, diventiamo antipatici a chi fino a quel momento si trovava magari in una situazione di monopolio. Per operare efficacemente, quindi, stiamo tentando anche degli accordi con aziende 'normali'. Ad esempio, con l'emiliana Manutencoop - una grossa impresa di pulizìe - che. qualora ottenesse l'appalto per l'ospedale di Trento, sarebbe disponibile a dar lavoro a 50 persone 'svantaggiate ' ".

E' giusto puntare ad una solidarietà manageriale, meno dilettantesca; ma non c'è il rischio che una cooperativa sociale, a quel punto, diventi per l'operatore un posto di lavoro come un altro, fatto di routine e di mancanza di motivazioni?

"No, nessuna mentalità da ente pubblico - risponde Beltrami - Siamo pienamente consapevoli che in un lavoro di servizio alle persone le motivazioni restano un elemento indispensabile e per questo insistiamo particolarmente sulla selezione del personale, che viene affidato a gente specializzata".

Quella della cooperazione sociale è una presenza diffusa su tutto il territorio provinciale, ma con alcune significative assenze, rappresentate dalle zone a maggiore sviluppo turistico, quelle più ricche. Che però - attenzione - sono spesso anche quelle dove la comunità è maggiormente disgregata e dunque avrebbe maggiore necessità dell'opera del volontariato.

Abbiamo visto molto sinteticamente di cosa si occupano le cooperative sociali; ma la vera differenza fra l'una e l'altra deriva, più che dall'utenza a cui si rivolge, dal tipo di intervento attuato, e da questo punto di vista occorre distinguere fra le cooperative di servizio (che si dedicano, ad esempio, all'assistenza domiciliare o al trasporto e accompagnamento dei disabili) e quelle per l'inserimento lavorativo per persone in vario modo emarginate (ex tossicodipendenti, alcolisti, portatori di handicap, ex carcerati, ecc.); un inserimento preceduto da un addestramento in strutture protette.

"In Trentino - ci dice Beltrami - le cooperative di servizio hanno una lunga tradizione, mentre le altre sono più fragili, anche se nell'ultimo anno i soggetti investiti del nostro intervento sono raddoppiati. Al momento sono 64 le persone che affrontano questo tirocinio: e non sono poche come potrebbe sembrare."

II principale problema comune alle cooperative sociali è quello, tanto comune in Italia, di una scarsa chiarezza delle regole; ad esempio, nel momento fondamentale delle gare di appalto: "Il privato sociale, da noi, ha una bella tradizione: servizi come il trasporto disabili sono stati creati per la prima volta qui in Trentino, e in Trentino è stato siglato un contratto unico di tutto il settore che ha preceduto e ispirato il contratto nazionale, che però prevede compensi inferiori ai nostri del 10%. E qui nascono le difficoltà: è ben giusto, ad esempio che la Provincia apra gli appalti anche a ditte extra-provinciali, ma essendo in vigore contratti di lavoro diversi, è evidente che le cooperative trentine, dove gli stipendi sono più alti, partono sfavorite. Ma al di là dell'aspetto sindacale, e 'è soprattutto un problema di qualità del servizio prestato: quando vedo che la gestione di un campo nomadi viene affidata a una società che gestisce impianti di risalita, beh, mi preoccupo... "

Ma la Provincia non richiede degli standards di qualità per chi intende svolgere servizi di valenza sociale?

"Mi limito ad un esempio recente, quello di una gara d'appalto indetta dal comune di Aldeno per la gestione di un asilo-nido. Si trattava di un cosiddetto 'concorso a punti', dove venivano valutati con un punteggio sia il costo che la qualità delle varie offerte. Ebbene, all'aspetto economico venivano attribuiti 80 punti, e solo 20 alla qualità. Io credo invece che dovrebbe imporsi un diverso criterio, secondo il quale, quando si tratta di servizi alla persona, la qualità è il criterio principale ".

E sempre in tema di regole da meglio definire, un'altra questione è stata messa in evidenza dalle cronache dei giorni scorsi, quando la segnalazione fatta da un consigliere comunale del Ccd ha messo in moto la magistratura: la gestione degli obiettori di coscienza.

Mentre parliamo, nei locali del Consolida ci sono i carabinieri, che stanno fotocopiando pacchi di documenti a partire dal '93, in vista di una eventuale indagine: "La cosa non ci turba - commenta il presidente del Consolida - se non per l'intralcio che tutto questo provoca al nostro lavoro, e soprattutto per il fatto di essere finiti in quel modo sui giornali. Personalmente ritengo che non si sia verificata nessuna scorrettezza; il tutto deriva da una legge lacunosa che non precisa adeguatamente quale debba essere l'ultilizzo dei giovani che svolgono il servizio civile. In ogni caso, voglio ricordare che il Consolida si limita a dirottare gli obiettori alle varie cooperative e sono queste ultime ad utilizzarli. Per di più, non rientra nei nostri compiti controllare l'operato delle cooperative aderenti."