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Una storia lunga ottant’anni

Ente morale di diritto pubblico, l'Unione Italiana Ciechi (Die) viene fondata nel 1920 per opera di un trentino, Aurelio Nicolodi, che rimarrà alla guida dell'associazione per un trentennio. Con Nicolodi, cieco di guerra, collaborano altre persone rimaste prive della vista in seguito a vicende belliche, tra cui alcuni ex-ufficiali, e dunque gente colta e che godeva di un certo prestigio sociale.

Fra i primi collaboratori di Nicolodi va ricordato almeno Augusto Romagnoli, il primo non vedente laureato, che già prima del 1920 si era dato da fare per sollevare le condizioni di una categoria che, priva com'era di una tutela, era spesso destinata a un'esistenza assolutamente marginale.

L'azione dell'Unione Italiana Ciechi riguardò anzitutto l'istruzione e il lavoro. I primi risultati li ritroviamo all'interno della riforma Gentile della scuola (alla quale Augusto Romagnoli collabora), che prevede delle scuole speciali dentro gli istituti per ciechi, che erano sorti per opera dello stesso Romagnoli.

Per quanto riguarda l'avviamento al lavoro, il primo risultato è la creazione, avvenuta nel 1934 a Firenze ad opera di Nicolodi, dell'Ente Lavoro, una fabbrica dove vedenti e non vedenti lavoravano assieme.

Nel dopoguerra, la questione che si pone è quella di rimuovere, per quanto possibile, gli ostacoli - anzitutto economici - ad una autentica uguaglianza. Una azione non facile, che vide momenti molto alti di mobilitazione indetti dall'Uic, come la cosiddetta "marcia del dolore" che nel 1954 si snodò a piedi da Firenze a Roma, dove i ciechi subirono anche le cariche della polizia.

E i risultati arrivarono: del 1957 è la prima legge che impone ai datori di lavoro pubblici e privati l'assunzione di centralinisti ciechi, e successivamente una legge analoga riguarda l'assunzione di massofisioterapisti. Nel 1976, infine, viene concessa la possibilità agli studenti ciechi di scegliere fra scuole "normali" e "speciali".

Attualmente gli iscritti all'Uic sono circa 66.000.

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