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Una scarica di schiaffi

Quattro anni sono bastati a Moser per distruggere un mito - il suo - che pareva inossidabile.

In Trentino, Francesco Moser era come Garibaldi: vietato parlarne male. Questo fino al '93, quando, chiuso col ciclismo, ebbe la nefasta idea di darsi alla politica, avviando un inarrestabile processo di distruzione della propria immagine che in questi giorni è arrivato al capolinea.

Abbiamo più volte analizzato i dati caratteriali che lo hanno condotto a questo esito, per cui stavolta ci limiteremo alla cronaca dell'ultimo capitolo di un degrado che ebbe forse inizio con le sue prese di posizione sulla PiRuBi e proseguì con uno stillicidio di atteggiamenti di arroganza e sufficienza.

La vicenda ha inizio con la prima pagina dell'Afro Adige del 28 gennaio ("Il cemento sul Brenta "), che riporta l'ultima trovata funiviaria dell'assessore. L'accoglienza è pessima e ha inizio sui giornali una sorta di rubrica fissa dedicata alle reazioni sdegnate di personaggi pubblici e semplici cittadini. Già, perché non c'è quasi dibattito: a sostenere la proposta di Moser, oltre a Moser, ci sono solo gli impiantisti e qualche amministratore locale. Anche il presidente dell'Associazione Albergatori è critico: "Mi pare un progetto un pò sopra le righe " - commenta.

Perfino i suoi compagni di partito e i colleghi di giunta "si sforzano di mascherare l'imbarazzo, ma non ci riescono fino infondo ". Solo la Lega, con prudenza, lo appoggia: "Se l'attraversamento del Brenta risultasse un 'opera che nel rispetto dell'ambiente potesse dar respiro al turismo trentino - dice Sergio Divina - ci troverebbe d'accordo"', che sarebbe come dire: se potessi rapinare due miliardi senza correre rischi e senza infrangere la legge, lo farei.

Naturalmente gli saltano addosso in primis gli ambientalisti: il WWF ( "Moser è una persona rozza ed ignorante con la quale non si può parlare... Ha un atteggiamento quantitativo tìpico del mondo sportivo, capisce solo i soldi"), Italia Nostra ( "Follia impiantìstica arrivata ali 'apice del delirio "), Mountain Wilderness (che si chiede retoricamente "se sia opportuno mantenere a capo di un assessorato così importante una persona che procura danni culturali impossibili da recuperare "), il Pan Eppaa, la Lipu, Fulco Pratesi, fino al consigliere comunale Roberto Franceschini, che propone il boicottaggio delle biciclette di Moser.

Se possibile ancor più drastici i rappresentanti del mondo alpinistico: dalla SAT ("E' una vera e propria follia. Moser, più che assessore al turismo, sembra l'assessore all'impiantistica"), a Reinhold Messner, da Cesare Maestri ("Uno scempio ambientale") a Kurt Diemberger ( "E' un orrore "), a Bruno Detassis, a guide e gestori di rifugi ("E' una barzelletta: magari l'assessore si è confuso con un'altra zona; "Credo che prima della realizzazione del progetto ci sarebbe un'insurrezione armata"...).

Ma la lista degli incazzati e degli irridenti è infinita: "Moser gioca con il Trentino come se fosse un videogioco" - dicono alla Uil. L'ex assessore provinciale Leveghi ipotizza che si tratti di uno scherzo di carnevale; per il pittore Paolo Vallorz "solo un pazzo può dire una cosa simile"; e Andrea Castelli rileva che Moser "sta rovinando la sua immagine facendo il politico. Non per il fatto in sé, ma per come lo fa... Siamo a pochi passi dall'asfoliatura del Lagorai e dalla metanizzazione della Marmolada. Mi dissocio ".

Col carattere che ha, Moser non dev'essersi turbato alle prese di posizione provenienti dal "culturame"; ma dopo 4 anni di politica dovrebbe aver capito quanto sia importante almeno il consenso popolare, come pure il rapporto coi media, ed è qui che il nostro crolla. Dopo l'esternazione del suo progetto sul Brenta, è infatti "una pioggia di telefonate, fax e lettere infuocate " - scrive V Alto Adige, che così commenta l'andamento di questo dibattito a una dimensione: "Si sprecano i termini quali pazzesca idea, sfruttamento selvaggio, segni della follia impiantistica ormai imperante. E' la ribellione, il crollo detta popolarità dell'assessore". Quanto all'Adige, parla di "rivolta contro Moser" e in un editoriale si impegna esplicitamente a battersi in difesa del territorio contro progetti come quello del Brenta.

E lui? Riconferma la sua cieca fiducia ottocentesca nei confronti del progresso: "Bisogna seguire la nuova tecnologia che è sempre più forte... Se in tempi passati, con enormi difficoltà, sono stati fatti grandi impiantì, non vedo perché oggi non se ne possono fare altri... Non si può tornare indietro. Gli ambientalisti prima di tutto dovrebbero vendere la macchina, non guardare la TV, non andare a sciare, andare a piedi... allora potrebbero dare il buon esempio."

E poi - il che è indicativo dello spessore culturale e umano dell'uomo - procede allo sputtanamento dei suoi critici. Gli ambientalisti? "Non accetto i pareri dei perditempo ". Paolo Vallorz? "Parla tanto, ma poi è venuto a chiedermi soldi per una mostra ". Messner? "Uno che ha sfruttato la montagna per i suoi fini economici". Il sindaco di Pinzolo e il suo collega di partito Binelli (che non lo appoggiano)? "Loro non sanno nulla..." Addio, Checco.