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Dove vanno gli industriali?

Dopo i casi Caritro e PiRuBi, tanti interrogativi. L'Associazione Industriali si appiattisce sui culi di pietra? Come mai gli imprenditori cercano poltrone negli enti pubblici? Contano gli interessi delle lobby o lo sviluppo dell'economia?

"Gli imprenditori chiedono visibilità... soddisfatte le esigenze di visibilità del mondo imprenditoriale..." Sono alcuni dei titoli con cui la stampa ha presentato lo scontro per la presidenza della Fondazione Caritro. C'è da rimanere trasecolati: la visibilità è un problema dei leaderini politici che sgomitano per avere qualche titolo sui media e qualche poltrona. La Confindustria trentina si è ridotta a copiare i Ccd, i Tarcisio Grandi? Ed è cosa da paese moderno una classe imprenditoriale che chiede poltrone in un ente pubblico? Attenzione, la Cassa di Risparmio è un ente in via di privatizzazione: gli imprenditori dovrebbero abbracciare questa soluzione, e se vogliono dirigere la banca, dovrebbero comprarla; invece i nostri vogliono la banca senza sborsare i soldi: proprio come un partito della prima repubblica.

Questo è stato l'aspetto più pericoloso del recente scontro sulla presidenza della Caritro: le associazioni di categoria (Unione Commercio, Artigiani, Industriali) assieme alla Camera di Commercio, si sono compattate dietro una richiesta: vogliamo contare, vogliamo più potere, più poltrone. Il presidente uscente, prof. Giovanni Pegoretti, ha indicato una strategia per privatizzare la Cassa e renderla adeguata alla concorrenzialità del sistema bancario europeo: Camera di Commercio e categorie gli hanno fatto la guerra, e non in nome di una diversa strategia, ma per l'unico, dichiarato scopo di avere più posti di potere.

Ora, QT ha da anni messo in rilievo come Camera di Commercio, Unione Commercio, ecc, siano rette da un ristretto ceto di inamovibili persone, burocrati autoreferenti, che con le attività imprenditoriali hanno legami di facciata, e che perseguono una politica di casta. Ma con costoro, cosa c'entrano gli industriali? La cui associazione è un'associazione vera, e i presidenti - oggi Zobele, ieri Garbari, Volani, Marangoni... - sono veri imprenditori, magari discussi, ma che rischiano del proprio.

E fra imprenditori e burocrati non dovrebbe esserci automatica convergenza di interessi. Il caso Caritro è ancora illuminante: Pegoretti, per rafforzare la banca, ne ipotizza la cessione del controllo a un istituto di credito qualificato, meglio se tedesco; i suoi oppositori non oppongono una strategia alternativa, ma nei colloqui privati sottolineano la possibilità di mantenere in Trentino, magari con l'aiuto della Pat, il controllo della banca; ma alla domanda "Questo è possibile sul lungo periodo ? " allargano le braccia: "Tutti sanno che tra 10 anni in Europa ci saranno pochissime grandi banche..."

Insomma, da una parte Pegoretti e i professori lavorano perché in Trentino ci sia una banca all'altezza dei tempi, dall'altra i culi di pietra intendono tenersi in casa il controllo della banca ancora per alcuni annetti, e poi chi vivrà vedrà. Ma dove sta l'interesse degli imprenditori? Nell'assicurare presidenze agli amici degli amici, o nell'avere una banca efficiente?

L'altro caso emblematico è la triste storia della PiRuBi. L'inutile autostrada è ormai out: non è nei programmi del governo, che punta sulla ferrovia; fa a pugni con la politica altoatesina, austriaca, europea, che di aumenti di traffico autostradale non vuole sentir parlare; è stata abbandonata anche dalla Regione Veneto, che pensa di razionalizzare altrimenti le proprie comunicazioni. E anche in Trentino emerge un impegnativo programma di grandi investimenti (raddoppio della linea del Brennero, completamento della SS della Valsugana, ammodernamento della Valsugana ferrovia, circonvallazioni...) su cui bisognerebbero concentrare risorse ed energie. L'antico progetto PiRuBi fa a pugni con questo contesto (implicherebbe una terza corsia autostradale che Bolzano e Innsbruck non vogliono), ed è ormai supportata solo da alcuni gruppi di potere veneti rappresentati dalla Camera di Commercio di Vicenza e collegati coi culi di pietra trentini.

Gli industriali trentini che fanno? Anche qui appoggiano la pur scalcinata lobby nostrana, vuoi per riflesso condizionato, vuoi nella speranza di avere qualche appalto autostradale.

Insomma, scelte sconfortanti; soprattutto perché, ancora nell'autunno del '95, nella crisi della politica, erano state proprio le associazioni di categoria, assieme a coop e sindacati, a proporsi come soggetto propositivo. Oggi di quello slancio cosa è rimasto?

Rivolgiamo queste domande al diretto interessato, il presidente degli industriali dott. Enrico Zobele.

"Non abbiamo delegato la nostra posizione sulla Caritro alla Camera di Commercio - tiene a precisare - E' vero invece che non abbiamo affrontato per tempo il problema dei rinnovi alla Caritro; e quando il presidente della Camera Detassis è uscito pubblicamente (con un pesantissimo attacco alla banca e a Pegoretti, n.d.r.); e allora è stato naturale mantenere questa posizione, perché non ci fosse una pluralità di voci da parte del mondo imprenditoriale."

In pratica avete supportato l'attacco di Detassis, il che presuppone che anche voi foste in disaccordo con Pegoretti.

"Da quanto tempo Pegoretti dice di cercare un partner per la banca ? E da quanto tempo ha promesso la quotazione in borsa ? Ci sono state troppe enunciazioni di principio non tradotte infatti."

Allora siete d'accordo con la strategia di Pegoretti e ne contestate solo la lentezza?

"Certamente."

Ma c'è chi contesta questa ricerca di un forte partner da fuori provincia, e vuole mantenere il controllo della banca in Trentino. L'esito dello scontro tra voi e Pegoretti (riconferma del presidente ma affiancato da un vice gradito agli imprenditori) viene letto come una messa in discussione della linea Pegoretti.

"Noi siamo i primi a volere un forte partner che renda la banca competitiva."

Ma allora, perché uno scontro così dirompente? Non diventa una mera questione di poltrone?

"Noi non abbiamo mai messo in discussione la candidatura di Pegoretti. In quanto alle poltrone, non abbiamo malfatto il nome di alcun nostro associato."

Le poltrone si rivendicano per mettervi uomini di fiducia...

"Finché la Fondazione è socio di maggioranza della banca, non trovo scandaloso che gli imprenditori non vogliano starne fuori. Nelle Fondazioni, nel resto d'Italia, gli imprenditori non sono visti come il nemico, si lavora insieme."

Veniamo alla PiRuBi: voi, a differenza delle altre categorie, non avete usato toni apocalittici; ma perché appoggiare un'ipotesi fuori da ogni logica complessiva e sostenuta solo da un ristretto gruppo di potere?

"Sul problema della mobilità negli ultimi vent'anni non si è fatto niente. A questo punto i progetti ferroviari vanno benissimo, ma vanno realizzati: se in 20 anni non si è riusciti a fare una bretella, figurarsi se si raddoppia la linea del Brennero. La Valdastico invece era fattibile, e 'era un progetto pronto e una società disponibile a finanziarla. Esiste altrettanto per la ferrovia della Valsugana ? A me non pare."

Questa è la logica del prendere quel che arriva, confezionato da gruppi di interesse esterni, senza alcuna visione generale. La PiRuBi comporta la terza corsia sull'A22...

"Da Besenello a Trento Nord si potrebbe aumentare la capacità dell'A22 facendola scorrere su due piani; e poi lanciare l'intermodalità facendo salire i Tir sui treni ali'Interpone - ci risponde il dott. Fabio Ramus, direttore dell'Associazione Industriali - Ma noi non siamo fissati con la Valdastico. La nostra vuoi essere una visione generale. Quello su cui spingiamo è il passaggio dalle politiche dei contributi alle politiche di contesto: l'Europa bloccherà i contributi, e spingerà alla concorrenzialità non solo fra aziende, ma anche fra territori. Per questo sollecitiamo il governo provinciale sul più generale piano della formazione, delle infrastrutture, della semplificazione burocratica."

Affrontiamo lo stesso discorso con i sindacati. I quali, se su PiRuBi e viabilità hanno un articolato progetto complessivo, sulla questione credito sembrano latitare; al punto da lasciare che, nella querelle Caritro, la rappresentanza del mondo economico fosse per intero sequestrata dalle associazioni, anzi addirittura dal presidente della Camera di Commercio Detassis.

"Tutto il sindacato auspica un cambiamento al vertice della Camera di Commercio - esordisce Bruno Dorigatti, segretario della Cgil - Poi è vero, sul problema Caritro siamo mancati: l'abbiamo visto come una guerra tra persone, senza capire le scelte sottostanti. E astenendoci dall'intervenire abbiamo sbagliato."

Stessa autocritica da parte di Ermanno Monari, segretario della Uil, che precisa: "Ovviamente un nostro intervento non avrebbe dovuto prestarsi ad alcuna interpretazione di richiesta di poltrone. Questo voglio rimarcare: quando le parti sociali, in questo caso gli imprenditori, rivendicano posti in un ente pubblico, si mettono sullo stesso piano della vecchia deteriore politica che tanto critichiamo."

Eppure, tempo fa sembrava che sindacati e associazioni potessero presentarsi uniti a presentare progetti di sviluppo a un mondo politico in crisi...

"Sì, anche all'ultima loro assemblea gli industriali avevano promosso il Tavolo di confronto comune (tra categorie e sindacati) e la Giunta - dice Dorigatti - Ma il Tavolo serve se ci si presenta alla Giunta con le stesse idee; e si è visto al primo scoglio (la PiRuBi) che abbiamo un 'idea diversa dello sviluppo e che sull'ambiente non andiamo d'accordo. Comunque c'è da distinguere fra la visione degli industriali e la pochezza delle categorie del Commercio, che tentano solo di piazzare loro uomini, e presentano una differenza abissale tra i prìncipi (il liberismo) e la pratica della difesa di rendite di posizione."

Con gli industriali invece c'è stata sintonia nella spinta per la riforma elettorale. Ma non rischia di essere una foglia di fico per coprire atteggiamenti più tradizionali?

"Non c'è stata solo la questione elettorale. E' stato positivo il contributo della Con/industria trentina alla stesura del nuovo testo unico dell'economia, che tende ad armonizzare la politica provinciale alle normative europee, riducendo lo spazio per contributi e clientelismi; e lanciando le politiche di contesto. Come pure è positivo il nuovo rapporto fra industria, formazione, Università. Però è vero: finché non viene spazzata via, la bassa politica ha la sua attrattiva: e così succede che anche gli industriali partecipano alle spartizioni di sedie."