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Quelli che ti aiutano a laurearti

II fenomeno CEPU: un successo crescente dell'iniziativa privata che sottolinea i problemi dell'università. E poi i costi...

Petermaier Luca

Una sorta di "fenomeno sociale". Così Francesco Polidori, fondatore e padre-padrone del CEPU (Centro Europeo Preparazione Universitaria) definisce la propria creatura. E forse non a torto, visto che in ambito universitario (professori compresi), sono pochi coloro che non ne abbiano sentito parlare almeno una volta. Merito in gran parte di una pubblicità martellante sui giornali ma soprattutto alla televisione (difficile dimenticare gli appassionati sermoni promozionali di Gianfranco Funari, ma anche l'ex rag. Rossi che da dietro la scrivania del suo studio rivendica con orgoglio ed una vena di autostima il titolo di dottore "conquistato - dice lui - grazie a CEPU").

Dunque, un fenomeno sociale, ma soprattutto un'azienda in crescita vertiginosa a partire dal 1992, anno di nascita, e che attualmente vanta 82 sedi dislocate in tutta Italia con un fatturato nel 1996 di ben 108 miliardi, che dovrebbero raggiungere quota 500 nei prossimi due anni.

Ma ciò che colpisce è il fatto che in soli quattro anni il CEPU sia diventata un'impresa leader, relegando in posizione secondaria nel mercato della preparazione universitaria le altre aziende del settore. Quali dunque i segreti, quale la formula di un simile successo? Bisogna riconoscere al CEPU il merito di aver azzeccato una metodologia vincente sotto il profilo dell'insegnamento. Si parla in tal senso della cosiddetta, "didattica breve". Un insegnante neo laureato, fresco di studi e con conoscenze aggiornate, viene affiancato allo studente e lo accompagna come un angelo custode nella preparazione dell'esame. "Si parte da approcci semplici e lineari, - ci dicono - da schemi che aiutano lo studente a sintetizzare nella mente la materia. Si procede in questo modo verso articolazioni sempre più complesse che si concludono nella fase della 'full immersion ', durante la quale si riorganizza tutta la materia ripassandola con esposizioni ad alta voce."

"L'approccio con lo studente - sottolinea una delle insegnanti - è mirato sostanzialmente a fornirgli un metodo di studio efficace e rapido, che nella maggior parte dei casi è proprio ciò che manca. In questo modo l'interessato acquista quella sicurezza nei propri mezzi che costituisce uno dei presupposti essenziali per portare a termine gli studi universitari nel minar tempo possibile."

Il grosso dell'utenza è costituito da studenti fuori corso o da matricole, anche se numerosi sono i liberi professionisti, gli imprenditori e gli impiegati. Tutti mossi dal comune obiettivo di laurearsi.

E proprio per agevolare gli studenti lavoratori, che non hanno la stessa disponibilità di tempo degli studenti di professione (ai quali invece il tempo non fa difetto), il CEPU ha organizzato, parallelamente alla fase dell'insegnamento, quella dell'assistenza "burocratica", che consiste nell'iscrizione agli esami, acquisto di libri, pagamento delle tasse universitarie in vece di coloro che non hanno il tempo materiale per farsi carico di queste incombenze pratiche.

Il successo dell' iniziativa pare confermato dai numeri. L'anno scorso, grazie al CEPU, sono stati superati circa 14.000 esami universitari. Inoltre, sulla base di una statistica interna, risulta che tra coloro che si sono rivolti all' azienda della famiglia Polidori, 1' 85% ha poi passato 1'esame direttamente al primo appello.

Ma nonostante questi numeri, che testimoniano la bontà della formula adottata dall'azienda umbra, la sua fama tra i giovani universitari trentini non è affatto buona. E questo senza che vi sia una motivazione precisa. L'atteggiamento degli studenti può forse trovare una plausibile giustificazione nella diffidenza di fronte alle promesse di una laurea veloce ed indolore ma a costi tutt'altro che irrisori. E almeno per questo verso, i rilievi hanno un fondamento.

Sembra infatti, ma non ci è stato confermato dai responsabili, che si viaggi nell' ordine di alcuni milioni ad esame. E non conforta sapere che il contratto base che è possibile sottoscrivere, comporta necessariamente l'impegno dello studente a sostenere presso il CEPU un numero minimo di tre esami. E se ciò può costituire un ostacolo non insormontabile per uno studente lavoratore, quante famiglie sono invece in condizione di sborsare - mettiamo - sei milioni, per aiutare il figlio a superare solo tre degli oltre venti esami di cui normalmente consta un qualsiasi corso di laurea? Per le famiglie "benestanti" nessun particolare problema. E per gli altri? A chi si rivolge lo studente in difficoltà che non ha i mezzi (e che mezzi!) per farsi seguire più da vicino durante l'iter universitario?

La soluzione per lui è una sola: adeguarsi. Adeguarsi alle lezioni super-affollate, dove ci si ritrova stipati nelle aule come su un tram nell'ora di punta. Adeguarsi a programmi d'esame spesso non ultimati dai docenti durante le lezioni e che è poi necessario studiare per conto proprio. Adeguarsi infine agli ingiustificabili ritardi ed assenze di alcuni professori nelle ore di ricevimento e tornarsene a casa con gli stessi dubbi sui quali si sperava invece di ricevere un chiarimento.

A ben vedere, dunque, le ragioni dell'inarrestabile scalata di CEPU alle vette del mercato degli esami universitari non sta solo nel suo, a quanto sembra, "miracoloso" sistema della didattica breve. Tutt'altro. E' inevitabile infatti che, tra le maglie delle inefficienze dell'università pubblica, si insinuino le iniziative dei privati.

A questo punto, il discorso si sposta sul versante dell'università. E' avvertito il problema di questa fuga di studenti dall'istituzione pubblica verso i lidi più sicuri e comodi delle iniziative stile CEPU? E se sì, in quale modo l'università sta tentando di riorganizzarsi per porre un freno alla desolante mercificazione (anche) degli esami universitari?

Lo abbiamo chiesto al prof. Zaninotto, preside della facoltà di Economia.

"Evidentemente - dice Zaninotto - il problema lo abbiamo avvertito anche noi. Stiamo vivendo un momento di grande fermento, caratterizzato da una concorrenza sempre crescente tra istituzioni universitarie, ognuna delle quali cerca di catturare il maggior numero possibile di studenti. Il problema sta poi nel riuscire a mettere a loro disposizione sia strutture adeguate dal punto di vista organizzativo, sia una didattica aggiornata e qualificata. Non sempre ci si riesce.

Non mi stupisco dunque - conclude il preside - che organizzazioni private come il CEPU abbiano un così crescente seguito."

In realtà le contromosse dell'università non sono mancate, anche se non si sa fino a che punto efficaci. "Abbiamo puntato - dice Zaninotto - su un miglioramento qualitativo della didattica, vogliamo che sia più articolata e ricca. Abbiamo introdotto ad Economia, tanto per fare un esempio, delle esercitazioni di matematica dopo le lezioni, in modo che ogni possibile dubbio sorto durante la lezione stessa, possa trovare un immediato chiarimento."

Da un anno a questa parte, inoltre, il Ministero della Pubblica Istruzione ha messo una serie di incentivi di carattere economico a disposizione delle facoltà che presentino numeri (relativamente) bassi di studenti fuori corso, così da premiare gli atenei più efficienti ed invogliare gli altri a fare meglio.

Novità degli ultimi tempi è il cosiddetto nucleo di autovalutazione, composto da professori dell'università col compito, tra gli altri, di vagliare le osservazioni degli studenti sul corso che questi frequentano. Osservazioni che poi sono sottoposte ali' attenzione del docente interessato, così da fargli sapere in che modo le sue lezioni siano recepite dagli studenti, in quali argomenti si annidino i dubbi maggiori, ecc.

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