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Quelli come don Milani

Serena Tiella

Mille e ancora mille chilometri domenicali. Straordinario percorso di un camminatore solitario, non uno dei tanti che la domenica prende e va, finalmente, a spasso.

In quel di Ameglia, "Mille chilometri" domenicali sui sentieri di montagna sono stati persino premiati. Ameglia è - bizzarramente- il paese d'origine di quel camminatore domenicale che li fa per lavoro e che nessuno premia. I primi mille chilometri sono stati già abbondantemente superati, siamo ai secondi, su per l'Alta Val di Vara che sempre Liguria e provincia di La Spezia è.

Don Sandro Lagomarsini non è uno sconosciuto. Tutti coloro che han seguito il recente Don Milani di RAI 2, l'hanno visto nella seconda serata in coda al film, acutamente scelto fra i pensabili, in qualche modo, continuatori del priore di Barbiana. Ma di tutti i suoi chilometri, di cui diremo, nulla.

Di don Sandro, ai tempi della "Repubblica dei Preti e dei contadini" da cui scaturì anche un Museo, avevo scritto anch'io su questo giornale, dopo che il ventennale della morte di don Milani mi aveva suggerito l'idea di cercare soprattutto chi avesse qualcosa da spartire con quella memoria divenuta persino facile da onorare con le parole, ma rimasta difficile da far sopravvivere con dei fatti.

Rivedere l'Alta Val di Vara qualche settimana fa, dopo un decina di anni, e don Sandro lì ancora fortemente presente è stata un'emozione. Davvero. "Allora" lui non andava a dir messa in quattro chiese (e non ci andava a piedi); "allora" lui aveva un doposcuola con molti più ragazzi (ma di figli ne nascono sempre meno anche lì). "Allora" lui, quando lottava (e lotta da 30 anni) trovava molti schierati al suo fianco, "compagni" e non; adesso è quasi del tutto solo, unico suo referente il vescovo, unico appoggio un po' di stampa cattolica.

Noi, non ci siamo più: e siamo noi a essere cambiati, non lui che forse con qualche asprezza in più, è sempre lo stesso personaggio, battagliero, aperto, colto, intelligente come pochi: è dunque per questo divenuto solitario?

Tre parrocchie, quattro chiese, quattro messe, migliaia di chilometri. A piedi, per protestare a nome dei paesi e di quei pochi che vi vivono ancora; a nome di chi è stato ed è comunque perdente. Così "normalmente" prevaricatore è il potere; ahi noi, proprio il potere più vicino, l'amministrazione comunale, qui riesce ad essere prepotente ed invadente su di un piccolo sagrato, il sagrato d'un piccolissimo luogo (Cassego) che ha il campanile in mezzo e un vecchio pulmino lì ormai permanentemente parcheggiato. Il pulmino e il prete difendono così una piccolissima proprietà, peraltro usurpata, e soprattutto un diritto di poveri calpestato. Difesa che costa al prete 30-35 chilometri a piedi ad ogni festa, da una chiesa all'altra. E ahimè, l'avvocato.

Le chiese sono piccole, freschissime, linde. Splendono nella loro modestia della cura che vi è trasfusa (il parroco di arte e di storia se ne intende davvero), dell'amore per i pochissimi cui sono dedicati quei candidi, nobili spazi. Spazi materiali e spirituali offerti anche per il futuro a un popolo sempre più piccolo e proprio per questo considerato più degno d'essere stimato e amato.

Il parroco, che è anche botanico (e attraverso di lui la Val di Vara ha scambi scientifici anche con università straniere!), cammina da una chiesa all'altra con gli occhi attenti ai fiori che gli sbocciano tra i piedi, coi pensieri rivolti alle bellezze del cielo e alle diavolerie della terra. Mille e mille chilometri di pensieri di un "povero": che ricchezza immensa da spartire! Con chi?

Con lui e con quelli come lui, noi non ci siamo più. Quanti ne abbiamo lasciati, anche di quelli che erano nelle nostre file e a cui oggi molti di noi guardano persino con fastidio o con commiserazione. Quando non gli fanno addirittura la guerra.