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Uno strumento per proteggere le Alpi

Fulvio Forrer, Mattia Rauzi

Di fronte a una tragedia come quella del Cermis che vede in questo momento la ribellione di una singola valle o anche solo di una Provincia alpina contro una delle più potenti organizzazioni militari del mondo, si può constatare come questa lotta così condotta, sull'onda di spinte emotive, sia quanto meno impari e in prospettiva avara di soluzioni accettabili. Si tratta infatti dì due interessi contrapposti con due pesi molto diversi.

Prendiamo spunto da questa vicenda e da altre recenti notizie che prospettano un assalto alle Dolomiti di Brenta, per cercare di divulgare quello che può diventare uno strumento di tutela socio-ambientale per una zona - le Alpi - che a fronte di una certa omogeneità di caratteristiche territoriali e socioculturali, si trova però in una situazione di notevole frammentazione geopolitica. Tale strumento è "La Convenzione per la Protezione delle Alpi", un accordo di diritto pubblico internazionale sottoscritto a Salisburgo il 7 novembre del 1991 da tutti i paesi con competenza sui territori alpini (Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Slovenia, Principato del Lichtenstein, Unione Europea e, in data successiva, Principato di Monaco), ed entrato in vigore il 6 marzo 1995.

Questa convenzione, con i suoi protocolli relativi a diversi settori d'intervento, rappresenta un accordo-quadro che fissa gli obiettivi per una corretta politica ambientale e stabilisce i principi cui dovrà ispirarsi la cooperazione tra i paesi dell'arco alpino.

Il documento, sottoscritto da tutti i Ministri dell'ambiente interessati nonché dall'Unione Europea, è stato già ratificato in legge dagli Stati firmatari dell'accordo, tranne Svizzera e Italia, ma solo a causa di lungaggini parlamentari.

I settori di intervento della Convenzione sono mirati soprattutto alla tutela della popolazione, della cultura, dell'economia e dell'ambiente alpino. Nell'accordo si da rilievo alla pianificazione territoriale come strumento per garantire uno sviluppo sostenibile dell'intero territorio alpino. I Protocolli d'intesa previsti in attuazione della Convenzione riguardano:

- l'inquinamento atmosferico da ridurre, in considerazione della peculiarità e della salubrità dell'ecosistema alpino;

- il regime idrico, da tutelare e regolamentare nel rispetto degli equilibri idrogeologici cercando di prevenire i disastri naturali;

- la tutela del paesaggio e l'agricoltura di montagna, da sostenere e incentivare tenendo conto delle condizioni spesso difficili in cui lavorano gli operatori dei settore;

- le foreste montane con opere di silvicoltura naturalistica;

- il turismo, che dev'essere programmato, evitando le attività dannose per l'ambiente;

- i trasporti, e in particolare quelli derivanti dal traffico di transito, che vanno regolamentati incentivando il trasporto su rotaia specialmente per quel che riguarda le merci;

- la raccolta, il riciclaggio e il trattamento dei rifiuti, da attuare tenendo presente le specifiche esigenze topografiche, geologiche e climatiche dell'arco alpino.

Per condurre un lavoro quanto più omogeneo possibile, i paesi firmatari hanno sottoscritto inoltre anche un impegno alla cooperazione, soprattutto per quanto concerne le attività di ricerca e programmi comuni di monitoraggio finalizzati alta raccolta sistematica di dati scientifico/ambientali e lo scambio di informazioni tra le varie realtà.

E' chiaro che indicazioni di questo tipo brillano soprattutto in genericità e lasciano poco spazio a interventi concreti laddove manchi la volontà politica. Un altro problema nasce poi dal fatto che un accordo di questo tipo, impegnando le autorità nazionali, rischia di emarginare le realtà locali come le Regioni, le Province e i Comuni e, conscguentemente, di disattendere i contenuti della Convenzione stessa.

Una successiva ipotesi di Carta per la Montagna delle Regioni si poneva in contrapposizione alla Convenzione a scapito degli obiettivi e dei tempi del loro perseguimento, creando un conflitto tra enti responsabili dell'attuazione legislativa della Convenzione.

Proprio per ovviare a questi rischi, la "Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi" (CIFRA), una organizzazione non governativa, ha stilato (ancora nel 1996) un puntiglioso "Piano d'azione per l'applicazione della Convenzione delle Alpi", articolato in una serie dì proposte di iniziative concrete da poter attuare subito e nell'immediato futuro a livello locale. Parallelamente a ciò ha promosso una Rete di Comuni (individuati come gli enti più idonei alla attuazione della Convenzione e dei suoi protocolli) denominata "Alleanza nelle Alpi" che possa mettere in relazione concreta tutti i Comuni alpini che ne facciano richiesta. L'organizzazione di questa rete vede oggi il superamento della fase sperimentale e costituente, a cui hanno partecipato 27 Comuni (di cui 7 italiani), e l'avvio della prima fase di consolidamento.

Gli obiettivi della CIFRA erano:

- la creazione di un soggetto omogeneo con interessi comuni da sostenere con forza sul palcoscenico internazionale, soprattutto nei confronti dell'Unione Europea;

- la realizzazione della Convenzione per la Protezione delle Alpi a livello comunale;

- la promozione di uno sviluppo sostenibile e adeguato alle caratteristiche del territorio alpino;

- il miglioramento della situazione ambientale a livello locale;

- la facilitazione dello scambio di informazioni e di esperienze tra i Comuni;

- la promozione di una partecipazione attiva dei cittadini in questo progetto.

Essi sono risultati validi ed hanno ottenuto un buon successo sia di partecipazione che di attuazione dei progetti: basti pensare alle domande di adesione presentate dai Comuni del mondo culturale tedesco (molto minore da parte dei Comuni italiani e francesi) ed alle "cose" realizzate nelle singole realtà locali. Nella fase sperimentale sono state elaborate le linee guida di intervento con l'ausilio di un comitato scientifico di esperti e in collaborazione con l'Alpenforschun-gsinstitut (AFI) di Garmisch-Partenkirchen.

L'impostazione generale del lavoro si basa sulla procedura di "eco-audit" (direttiva comunitaria) e della certificazione di "qualità" (ISO). L'Eco-audit è un processo di tipo aziendale di monitoraggio dell'ambiente, individuazione di obiettivi di miglioramento ambientale, di definizione di progetti specifici e con successivo controllo dei risultati raggiunti, applicando la procedura industriale a livello amministrativo.

Ognuno dei 27 Comuni della fase sperimentale ha così scelto due settori di intervento stabilendo i suoi obiettivi che saranno poi controllati a scadenza triennale. Al termine di questa prima fase (settembre 1997) l'Allenza nelle Alpi" è passata dalle mani CIPRA alla gestione diretta da parte degli stessi Comuni e la presidenza dell'organizzazione è stata affidata al sindaco di Naturno dott. Walter Weiss.

La Rete è aperta a tutti quegli Enti locali che intendano aderirvi. Il processo di crescita della Rete, pur in rapida evoluzione, si prospetta lungo, soggetto a cambiamenti e complesso. Si tratta ora di far sì che la Rete si allarghi e s'infittisca, che altri Comuni anche della nostra Provincia vi aderiscano, affinchè la Convenzione non resti sulla carta. Per fare ciò è necessario che anche l'opinione pubblica si convinca dell'opportunità di queste scelte e di questo percorso, ne discuta anche alla luce delle tragiche recenti vicende di questi giorni e di progetti poco rispettosi della salvaguardia dell'ambiente alpino a cui abbiamo fatto riferimento in apertura.