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Piano regolatore: il modello è Trento nord?

San Michele: per il progettista del PRG è scandaloso che dall'autostrada non si veda altro che campagna. E cerca di rimediare.

Nella piana Rotaliana è tempo di piani di fabbrica. I comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all'Adige sono impegnati nel progettare lo sviluppo urbanistico ed edilizio dei prossimi anni.

San Michele è già in dirittura d'arrivo: i tecnici hanno consegnato all'amministrazione gli elaborati, le mappe e le carte scaturite da un lungo lavoro, durato mesi, e i cittadini hanno ora qualche settimana di tempo per dare un'occhiata al piano e presentare proposte o lamentele. Poi sarà il turno del Consiglio comunale, che approverà il nuovo piano regolatore. Sempre che, a licenziare il nuovo strumento urbanistico, non tocchi al commissario ad acta nominato dalla Provincia, se emergeranno i soliti problemi di incompatibilità tra i consiglieri proprietari (o parenti dei proprietari) delle aree interessate ai prossimi sviluppi edilizi.

Dalle complicate cartografie esposte in municipio saltano subito all'occhio due grandi aree ( per un paese tutto sommato piccolo), una destinata a nuova espansione artigianale e l'altra a zona alberghiera, tutte e due alle estremità dell'abitato, che sorge sulle due sponde del fiume Adige, nei pressi dell'antica confluenza con il Noce.

Il paese, come altri della pianura trentina, si è sviluppato negli ultimi decenni in maniera quasi casuale, lungo le direttrici stradali, in un misto di casette e condomini. La pianificazione è sempre stata insomma uno strumento debole, quasi sempre una presa d'atto dell'esistente. Dal punto di vista urbanistico, il confronto col vicino Sudtirolo (il confine dista solo 5 chilometri) per il Trentino è spesso drammaticamente perdente.

Nella piana Rotaliana è prevalso, nel bene e nel male, il modello Veneto, nel quale le regole sono minime e quasi sempre funzionali agli aspetti pratici ed economici. Il paesaggio, la tradizione e gli interessi collettivi sono considerati un optional, un lusso da snob. Magari i regolamenti edilizi sono infarciti di norme particolareggiate mirate a questo o quel dettaglio, salvo poi sorvolare sulle questioni di fondo. E il nuovo piano regolatore, se verrà approvato senza cambiamenti radicali, sembra in piena continuità con il modello appena descritto, e non solo perché l'urbanista scelto dal Comune, l'ing. Perusini, è veneto.

Certo, le innovazioni positive ci sono. Rispetto al recente passato si annuncia una maggior attenzione al recupero del centro storico, all'interno del quale, almeno in linea teorica, dovrebbe risultare più agevole ristrutturare e ricavare nuovi alloggi (si ipotizzano volumi utili per almeno cento nuovi residenti). Ma sono aspettative che possono andare deluse a causa dei veti incrociati spesso presenti in situazioni in cui le proprietà si intersecano in maniera quasi inestricabile. Per i centri storici, ci suggerisce un architetto, sarebbero invece necessari piani di risanamento urbanistico di interi comparti, e non di singoli edifici. Oppure, se non si vuole condurre l'operazione in maniera dirigistica, si renda allora meno facile F edificazione di nuovi edifici. Come? Basta ridurre le dimensioni o la potenzialità delle aree fabbricabili per rendere più appetibile la via della ristrutturazione. Invece, con il nuovo regolamento edilizio, pare che si vada nella direzione contraria.

Anche se l'assessore all'urbanistica da noi sentito non vuole o non se la sente di dare i numeri, sono in molti quelli che giurano che con il nuovo piano aumenteranno i metri cubi di cemento armato. Giocando sui cosiddetti indici di fabbricabilità, e cioè i metri cubi edificabili su ogni metro quadrato di terreno a disposizione, nei prossimi anni a San Michele si potranno costruire più case.

Il piano, ancora in bozza, prevede poi che l'edificazione venga spinta fino ai confini estremi del territorio comunale così che, ad esempio, percorrendo la statale del Brennero dal ponte sull'Adige in direzione sud fino al confine con il territorio di Lavis, il lato orientale, oggi ancora in parte coltivato a vigneto, diverrà un'unica teoria continua di costruzioni, prima residenziali e poi, più lontano, commerciali e artigianali.

Verrà chiusa quindi l'unica finestra verso la campagna che, dalla strada, permette ancora di intravedere le dolci colline coltivate a vigneto che assicurano notorietà a San Michele grazie anche alla presenza dell'Istituto Agrario, al quale appartengono per altro buona parte dei tre ettari che saranno destinati ad ospitare i futuri anonimi capannoni.

Quando, poco più a sud, sorgerà il centro commerciale sul territorio di Lavis, la frittata sarà completa e sarà quasi come percorrere la periferia commerciale di Trento.

Qualche tecnico locale ci ha fatto notare che la nuova zona artigianale potrebbe invece sorgere a nord, in un'area più ridotta già servita dalla viabilità, meno pregiata dal punto di vista agricolo e in buona parte di proprietà del Comune, il quale, vendendola ai privati, potrebbe ricavarne anche un buon vantaggio economico.

Ma la chicca del piano, a sentire almeno il progettista, sarà la futura zona alberghiera - un paio di ettari - disegnata alla periferia di Grumo, vicino all'uscita dell'autostrada. "Non è possibile - ha sottolineato quasi scandalizzato l'ing. Perusini - che dal Brennero in giù, lungo l'autostrada, non si veda niente altro che campagna. San Michele è quasi la porta d'Italia e qui, all'imbocco della Val di Non, bisogna costruire un coso, magari un albergo a quattro stelle".

Insomma, aver lasciato quasi vergine il piano campagna lungo la valle dell'Adige, fatto che dovrebbe essere motivo d'orgoglio, per il progettista del Comune di San Michele, è evidentemente un delitto a cui porre al più presto rimedio costruendo un albergo (alto quanto non ci è stato dato di capire leggendo, di straforo, le carte del nuovo regolamento edilizio) che si veda da lontano.

Pare che l'idea sia stata suggerita da un operatore locale e la giunta comunale l'ha raccolta e fatta propria. Ma l'assessore all'urbanistica Fadanelli, che dichiara di non conoscere i dati tecnici del piano (cubature, altezze degli edifici, ecc.), dimostrando nei confronti del cronista una sorprendente reticenza, nega pure che l'amministrazione abbia già fatto propria la "filosofia" dei progettisti.

Esplicito nelle sue dichiarazioni è invece l'assessore Franco Melchiori, simpatizzante di Rifondazione Comunista, il quale si dichiara perfettamente d'accordo con le linee guida del piano, che conferma condivise dall'intera amministrazione: "Questo piano permetterà uno sviluppo regolato ed equilibrato; d'ora in avanti non sarà più possibile costruire condomini come quelli tirati su negli ultimi anni. Più che un aumento di aree fabbricabili si tratta di una loro razionalizzazione, che permetterà di rispondere in modo adeguato alla crescita demografica stimata per i prossimi dieci anni. Per quanto riguarda le nuove aree destinate ad attività produttiva, non fanno altro che rispondere alle richieste dell'imprenditoria locale che è alla ricerca di spazi di espansione."

Ma nella maggioranza (Ulivo) che sostiene la giunta comunale qualcuno è perplesso. La consigliera Palma Tonon avanza riserve sulla nuova zona turistica di Grumo, considerando che sarebbe già sufficiente il miglioramento delle strutture esistenti. Un altro consigliere confessa di essere deluso, ma confida in un miglioramento di quello che vuole ancora considerare solo una bozza di piano regolatore: "C'era un accordo nella maggioranza: il piano doveva solo razionalizzare l'esistente, confermando le zone fabbricabili già presenti sulle attuali mappe. Vedo invece, che accanto ad alcuni aspetti positivi, tra aree artigianali, pretestuose zone alberghiere e nuove aree residenziali, ci giochiamo quasi sette ettari di territorio i cui unici beneficiari rischiano di essere i soliti speculatori."

L'ex sindaco Mover, ora capogruppo dell'opposizione, di ispirazione forzitaliota, è drastico: "Il peggior piano regolatore possibile che, se approvato, comprometterà definitivamente lo sviluppo del paese. Mentre da un lato ci battiamo per evitare nuove strade (il riferimento è alla fantomatica bretella autostradale Sepi, contro la quale a San Michele sono tutti uniti, n.d.r.) il Comune progetta nuove strade che tagliano irrimediabilmente il piano campagna ".

Il consigliere si riferisce al fatto che, a servizio della futura zona artigianale, verrà costruita una nuova strada, parallela alla statale, a poche decine di metri di distanza dalla stessa Statale 12 e dalla provinciale, strada che convoglierà, contro ogni logica, il traffico commerciale verso il centro abitato.

Battagliero anche Roberto Facchinelli, capogruppo della lista civica autonomista: "Sul piano regolatore chiederemo, se sarà possibile, un referendum. Ci preoccupa in particolare il nuovo strumento del comparto edilizio. Un artificio che mette troppo potere in mano alla giunta comunale ed in definitiva al sindaco."