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Paesaggio trentino: come si spreca il territorio

Lo sconfortante confronto con la situazione altoatesina e tirolese.

Contadini, ambientalisti, urbanisti e una parte dei commercianti trentini scendono in campo, uniti, per difendere il territorio agricolo sempre più consumato dalla eccessiva edificazione. Associazione Contadini Trentini, Confederazione Italiana degli Agricoltori, Unione Contadini, Unione Provinciale Agricoltori, Confesercenti, Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno costituito "La Terra è Vita", comitato permanente per un uso corretto del territorio coltivabile.

L'iniziativa è importante perché riunisce soggetti, come le associazioni professionali dei contadini e gli ambientalisti che, pur avendo in comune 10 scopo di tutelare il territorio, seppur con ottiche diverse, si sono spesso guardati in cagnesco, divisi da battaglie come quella del referendum sui pesticidi. Smussati certi spigoli, si è preso atto che agricoltura e territorio sono ormai uniti da un rapporto inscindibile e che il mondo ambientalista e quello contadino fanno bene a lavorare uniti. Come succede peraltro da anni nella protesta contro le devastanti proposte stradali della Provincia o della Valdastico; nei comitati che si oppongono ai tracciati proponendo magari soluzioni alternative meno disastrose, accanto ad altri, quasi sempre siedono fianco a fianco esponenti del mondo agricolo e difensori dell'ambiente.

Ma dalle singole iniziative, ora, con la nascita del comitato "La Terra è Vita", si vuole alzare il tiro per fare, come si dice in questi casi, opera di prevenzione. Il comitato si impegnerà nella raccolta di dati statistici e nella promozione di studi sul fenomeno della trasformazione del territorio trentino; promuoverà la divulgazione e farà pressione sul mondo politico ed economico per un diverso e più responsabile atteggiamento nei confronti del consumo del territorio.

"Alla vigilia della revisione del Piano Urbanistico Provinciale denuncia il comitato mentre è in pieno corso il processo di rielaborazione dei Piani Regolatori nei principali Comuni del Trentino, impressionano la determinazione e l'irresponsabile leggerezza con la quale i responsabili del governo del territorio (Giunta provinciale, sindaci e tecnici, n.d.r.) insistono in una programmazione basata pressoché unicamente sull'inaccettabile premessa di un indefinito sviluppo. I nuovi progetti urbanistici, non coordinati nella reciproca interazione, privilegiano regolarmente, secondo ben conosciuti criteri, la destinazione abitativa o industriale dei suoli e la realizzazione di nuove strade. Il suolo disponibile, e con esso i migliori terreni agricoli residui, viene di conseguenza ulteriormente sacrificato. E poiché il suolo ancora disponibile è naturalmente limitato e non rinnovabile, questo processo e questo sviluppo sono inevitabilmente destinati a portare, in tempi brevi, all'esaurimento dei terreni agricoli, alla totale distruzione del paesaggio e, in definitiva, al collasso del territorio."

Il rapidissimo processo di sviluppo del Trentino, dagli anni Sessanta a questa parte, ha comportato, accanto ad altri cambiamenti, anche un radicale e irreversibile consumo del territorio. Il miglioramento del tenore di vita ha comportato la costruzione di nuove e più grandi abitazioni; molto spazio è stato sacrificato per favorire l'industrializzazione, per nuove zone artigianali e commerciali e l'industria turistica è stata largamente e irresponsabilmente impostata sulle seconde case. A sostegno della loro tesi agricoltori e ambientalisti citano una autorevole ricerca universitaria, finanziata peraltro con fondi pubblici, che mette a confronto il consumo di suolo in Italia nell'arco degli anni dal 1960 al 1981. Per la parte trentina, la ricerca ha valutato la situazione lungo la valle dell'Adige, nel tratto compreso tra la città di Trento e il Comune di Rovere della Luna

I dati sono vecchi (dopo il 1981, comunque, le cose sono più o meno proseguite con lo stesso andazzo), ma solo fino al 1981, nella porzione di territorio esaminato, 1.000 ettari di suolo agricolo pregiato erano già stati trasformati in case, capannoni e strade. Insomma, un aumento dell'urbanizzazione pari al 51 % a fronte di una contestuale crescita della popolazione inferiore al 30%.

N ello stesso periodo, e nella stessa zona, la disponibilità di vani abitativi è passata dai 96.640 del 1961 ai 187.096 del censimento 1981, mentre le famiglie sono aumentate nello stesso periodo solo del 60%. L'Istituto Nazionale di Urbanistica ha calcolato che a fronte di un incremento di 1.600 famiglie sono state rilasciate ben 3.600 nuove concessione edilizie. Ma non solo. Da uno studio dell'urbanista Fulvio Forrer (ripreso sul n. 22 del '95 di QT) risulta altrettanto evidente il consumo di territorio e il confronto, perdente, con il Tirolo austriaco e il vicino Sudtirolo.

L'eccesso di espansione è peraltro evidente. Quali le cause?

"Lo sviluppo edilizio ha prodotto effetti amplificati anche rispetto alla realtà espressa con i dati. Infatti la crescita caotica dello sviluppo edilizio ha seguito le logiche della proprietà fondiaria anziché la volontà di uno sviluppo equilibrato, esonerando l'Ente pubblico dallo scomodo compito di regolare la crescita salvaguardando l'interesse generale."

La pianificazione è sempre stata insomma uno strumento debole, quasi sempre una presa d'atto dell'esistente. Il peggio è che il modello fin qui seguito è fallito anche dal punto di vista urbanistico e della qualità della vita.

E il Comitato infatti denuncia che "ci troviamo di fronte a espansioni edilizie con accessibilità insufficiente, con qualità di servizi sproporzionate rispetto alle risorse economiche messe a disposizione e a livelli qualitativi... decisamente inadeguati alle esigenze delle comunità locali".

Cosicché si è assistito in questi decenni a un doppio fallimento: "Mancato raggiungimento di una soddisfacente crescita urbana e la contestuale marginalizzazione del settore agricolo a causa della frantumazione delle proprietà fondiarie che tendono a fare dell'agricoltura un'attività economica da part time".

Inevitabile, a questo punto, il confine con altre realtà, ad esempio con la provincia di Bolzano, alla quale spesso dicono di ispirarsi i nostri amministratori provinciali.

Nello stesso periodo 19601980, nel vicino Sudtirolo le nuove abitazioni sono cresciute meno delle nuove famiglie, "ma lo spazio pro capite è nei comuni altoatesini presi in considerazione è assai maggiore che in Trentino: oltre 500 metri quadrati per la famiglia campione trentina a fronte degli oltre 700 del comuni sudtirolesi." Insomma, in Alto Adige, sono stati garantiti migliori standards urbanistici consumando anche minore suolo agricolo. "Ciò grazie conclude il comitato "La Terra è Vita" ad un modello di crescita edilizia assolutamente parsimonioso e ad un governo urbanistico rigoroso e orientale all'interesse generale anteposto al diritto soggettivo. Quindi recuperando il concetto di libertà in un alveo rispettoso degli interessi di tutti evitando di adeguare, o peggio ancora di sostituire, le regole urbanistiche alle volontà di pochi e limitati interessi economici di categoria."