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Teleriscaldamento a Cavalese

Un investimento nell’ambiente che risponde all’assenza della Provincia.

In Austria, Germania e Svizzera i sistemi di teleriscaldamento vengono inseriti nelle previsioni progettuali dei piani regolatori comunali e progettati sulla base delle nuove lottizzazioni urbane.

In Alto Adige da alcuni anni sono in funzione gli impianti di Anterselva e di La Villa. Nel Trentino, invece, cosa succede? Si vive nella confusione.

Fortunatamente ci sono i Comuni che sollecitano, propongono, investono e credono non solo nella banalità del potenziamento delle strutture sciistiche, ma anche nella tecnologia e si preoccupano delle condizioni dell’ambiente. L’amministrazione comunale di Cavalese ha ormai definito il progetto di teleriscaldamento dell’abitato e sta raccogliendo le adesioni dei cittadini e degli imprenditori costituendo una società pubblico-privata, la Bio Energia Fiemme S.p.A.

Ma cos’è questo teleriscaldamento, perché tanto insistere in una operazione che prevede investimenti consistenti e non trova certo entusiasmi negli uffici provinciali? Ne abbiamo parlato con il sindaco del paese, Mauro Gilmozzi e con il tecnico che segue i primi passi della società, Luciano Panozzo.

E’ necessario partire da lontano, dall’inizio degli anni ’90, quando si proponeva la metanizzazione delle valli più periferiche del Trentino, Fiemme e Fassa comprese.

Allora l’amministrazione comunale di Cavalese aveva tentato di costituire una società di valle che unisse l’uso del metano alla scelta strategica del teleriscaldamento attraverso contatti con la S.I.T., l’Italgas e la SOGEGAS. Mentre si raccoglievano i vari preventivi il B.I.M. (Bacino Imbrifero Montano) dell’Adige ha praticamente imposto a tutti i comuni della valle, esclusi quelli che nelle amministrazioni coinvolgevano la sinistra (Cavalese, Tesero, Castello) la metanizzazione da realizzarsi con la società Avisio-Energia. Un’operazione discutibile che sollevava le perplessità sia del Servizio Energia che degli Enti Locali della Provincia; un’operazione che non era supportata da un bilancio preventivo e da un progetto finanziato articolato comune per comune.

Altre perplessità riguardavano i costi dell’utilizzo del metano in montagna, in quanto la resa di questo combustibile diminuisce con l’aumentare della quota (si verifica l’apporto di alta percentuale di aria), perché il prezzo stabilito per le diverse aree dell’Autority è più alto che a Trento ed infatti l’Avisio Energia al momento sta vendendo il prodotto ad un costo promozionale. Ovunque ci si chiede cosa succederà appena questa promozione avrà termine, cioè quando la rete sarà conclusa.

L’altra perplessità della forzata metanizzazione era di ordine ambientale: come si è visto a partire dall’altopiano di Piné per passare in Cembra e arrivare in Fiemme, i fondovalle e la viabilità sono stati sconvolti ed ancora si devono raggiungere i piccoli comuni o le frazioni.

Partendo da questo insieme di dubbi, già nel 1993 l’amministrazione di Cavalese sceglieva la strada alternativa, quella del teleriscaldamento con biomasse.

Teleriscaldamento significa accentrare in un luogo la combustione e da lì far giungere nelle abitazioni l’acqua che servirà al riscaldamento e per la cucina, eliminando caldaie, stufe, camini.

La prima forte motivazione che spinge alla scelta del teleriscaldamento è ambientale. Concentrare in un unico punto la combustione significa abbattere i fumi inquinanti, controllare le emissioni, evitare la diffusione di polveri e altri inquinanti; con le biomasse, poi, si neutralizza il bilancio dell’anidride carbonica. Tanto è vero, che alla recente conferenza di Kyoto il mondo occidentale è stato invitato dalla comunità scientifica ad investire nel teleriscaldamento allo scopo di diminuire le emissioni gassose che contribuiscono alla formazione dell’effetto serra sul pianeta.

Un’altra motivazione riguarda la sicurezza. Nelle case potranno essere dismesse le caldaie ed i bomboloni del gas, e non ci sarà più il problema della pulizia e della manutenzione di caldaie e camini. Non dimentichiamo che nei nostri centri storici troviamo ancor oggi caldaie o bombole del gas addossate a pareti in spazi vivibili delle famiglie.

Le motivazioni economiche sono poi innumerevoli. La razionalizzazione di un simile servizio già di per sé porta ad un risparmio energetico complessivo.

Nel caso di Fiemme, una valle che storicamente vive legata alla materia prima del legno, le motivazioni non possono che rafforzarsi.

Un simile impianto consumerà 35.000 mc. di legna all’anno, mentre i residui delle lavorazioni della legna delle segherie di valle superano già oggi i 90.000 mc. Questi residui finiscono nelle cartiere del Veneto o del Friuli, trasportati da oltre 2.000 camion all’anno che partono dalla valle e percorrono centinaia di chilometri per smaltire questi sottoprodotti: viaggi che possono essere annullati con l’apporto della legna al bruciatore con risparmio di energia, gomme, e meno traffico pesante sulle strade.

Questo intervento assicurerebbe anche alle segherie di valle una maggiore certezza economica nello smaltire i cascami senza dover subire le bizze del mercato della carta.

Con le potenzialità presenti, si possono far funzionare almeno altri due impianti in valle: a Predazzo è già progettato, a Canazei è in via di definizione.

L’altro vantaggio riguarda la rete tecnologica. Il Comune di Cavalese approfitterà dei lavori per inserire una rete di servizi completa, assicurando anche il passaggio delle fibre ottiche che permetteranno alle abitazioni e alle strutture produttive i collegamenti con i nuovi servizi telecomunicativi permessi dai satelliti, togliendo dai tetti o dai poggioli miriadi di antenne e "padelloni" che infestano ogni edificio.

Se questa è l’analisi tecnica, anche la progettualità finanziaria risulta interessante.

L’amministrazione comunale ha proposto la costituzione di una società per azioni dove la presenza pubblica sia minoritaria (Comuni, Magnifica Comunità di Fiemme), che abbia come partner le banche che canalizzano sia gli interessi dei risparmiatori che degli investitori, ed altri partner tecnologici e privati, oltre ad un piccolo azionariato costituito soprattutto dagli stessi utenti.

Con tutto questo - afferma il sindaco - si è cercato di non spingere all’eccesso la politica del no-profit pubblica, ma anche di non lasciare troppa mano libera, tesa solo al profitto, all’investitore privato.

I risultati di questo diffuso impegno si vedono. Ben il 25% della popolazione ha risposto al primo questionario che doveva semplicemente rilevare l’intensità dell’interesse nella popolazione; oggi le adesioni concrete dei singoli privati, condomini, alberghi, commercianti, si vanno moltiplicando. Oltre all’investimento ambientale e finanziario, si è quindi diffusa anche cultura e partecipazione nei residenti.

Ma anche a Predazzo da anni si discute di teleriscaldamento: anzi, la progettualità amministrativa era partita da lungo tempo. Ma qui la nuova amministrazione ha dovuto scontrarsi con l’eccessiva precipitazione con la quale la precedente giunta democristiana aveva aderito alla proposta dell’Avisio Energia.

Schiava di quel protocollo, l’amministrazione deve ora contrattare la costruzione dell’impianto e sembra che con le biomasse ci si indirizzi sola alla parte termica, mentre la produzione elettrica e i momenti di punta delle presenze turistiche verranno affrontate con la caldaia a metano.

Così proposto, l’impianto di Predazzo solleva perplessità: sarà servita solo la parte centrale del paese, gli edifici pubblici e qualche albergo. Si dovrà trattare con Avisio Energia anche l’intera gestione della rete idrica e di quella elettrica, in quanto quella folle convenzione prevedeva una simile estensione dell’intervento.

E’ questo un argomento che meritava attenzioni più approfondite dal mondo politico, sia per gli aspetti tecnici che per quelli amministrativo-legali. Ma nella nostra Provincia si preferisce non muovere le acque, in certi campi: questi sono temi che non portano voti, implicano impegno, cultura.

Mentre a Bolzano i Servizi Provinciali hanno quantificato le potenzialità complessive della biomassa prodotta dai loro boschi o dalle coltivazioni agricole in funzione della definizione del piano energetico, in Trentino si improvvisa.

Si sollecita la costruzione di centraline anche nei torrenti resi asfittici dalla mancanza d’acqua, si cercano di aggredire e pochi corsi d’acqua ancora intatti e una seria politica energetica rimane solo una seccatura da rinviare alla prossima legislatura.