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2013: i mondiali della svolta

La valle di Fiemme vuole porsi come un modello di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Per raggiungere questo obiettivo investe in un evento sportivo internazionale, i campionati del mondo di sci nordico del 2013. Vanno superate le pagine del passato: i mondiali del 1991, quelli di Mondialfiemme, e la debolezza nell’innovazione dell’appuntamento del 2003. Nello sport invernale italiano vanno poi dimenticati i mondiali di sci alpino di Bormio2005, un fallimento mediatico, economico e ambientale e le Olimpiadi invernali di Torino, rette da slogan ambientalisti per poi lasciare sulla città e sulle valli strutture ingestibili e sovradimensionate.

In Fiemme si lavora per costruire un modello di sviluppo da esportare su tutto l’arco alpino. Pochi slogan sintetizzano una miriade di progetti: qualità, vivibilità, sostenibilità, sobrietà. Sono le parole che già nella presentazione della candidatura hanno permesso alla valle di Fiemme di sconfiggere altre candidature forti, di ottenere per la terza volta, in meno di vent’anni, l’assegnazione di un appuntamento tanto importante.

Si sono istituiti tavoli di lavoro partecipati che hanno visto come attori i rappresentanti dei Comuni, l’associazionismo locale, l’imprenditoria, le Casse Rurali, la Magnifica Comunità di Fiemme, la Provincia, tutti soggetti coordinati dalla Azienda di Promozione Turistica.

Il risultato di un lavoro tanto ambizioso è stato riassunto in un Protocollo sottoscritto dai vari enti.

Finalmente ci troviamo in presenza di un investimento che partendo da un avvenimento sportivo riesce ad offrire attenzione ai bisogni reali della popolazione che ospita l’evento. Il progetto viene inserito nel contesto ambientale della valle di Fiemme, nella candidatura per l’iscrizione delle Dolomiti nel patrimonio UNESCO, nella presenza del Parco di Paneveggio, nella catena del Lagorai con le sue foreste, la riserva del Monte Corno, le certificazioni ottenute nella gestione dei boschi sia comunali che della Magnifica Comunità, la ricerca costante della qualità, anche nel settore industriale (pensiamo alle ditte legate alla filiera del legno, alle case clima), alla produzione di energia e calore da fonti rinnovabili e a bassa emissione di CO2.

Fra i tanti progetti, la priorità coglie l’emergenza della mobilità. Ora si intendono potenziare le strade di accesso dalla strada ai paesi, costruire parcheggi in fondovalle per collegare direttamente con impianti funiviari le aree sciabili (Pampeago-Lavazè), la statale 48 dovrebbe diventare una ciclabile, o meglio, un percorso di serenità e contemplazione. Si prevede la costruzione di grandi parcheggi ai margini dei paesi e un serio potenziamento della mobilità pubblica con azioni sinergiche prese da tutte le municipalità della valle. Fiemme dovrà essere, e non solo nell’immaginario, la valle della vivibilità e della sostenibilità. L’obiettivo viene dichiarato in modo esplicito: migliorare la qualità della vita dei residenti, e di conseguenza dei turisti. Per avviare tutto questo sarà intrapreso uno specifico progetto che riguarda la formazione, coinvolgendovi i volontari, i cittadini, il mondo imprenditoriale ed amministrativo. Altro obiettivo è quello di superare le tante divisioni che oggi impediscono azione unitaria fra operatori turistici, imprenditori industriali, artigiani, agricoltori. Per il sostegno del percorso formativo viene coinvolto a pieno titolo il mondo scolastico, tanto da definire non solo il distretto della vivibilità, ma l’invito a leggere Fiemme intera come un distretto culturale omogeneo. L’obiettivo del distretto culturale non potrà che consolidarsi con il lungo e complesso percorso formativo, ma dovrà trovare supporto nella nascita di un Ecomuseo. Un museo per nulla statico e nostalgico, ma che partendo dalla storia, della Magnifica Comunità di Fiemme permetterebbe la ricostruzione delle troppe filiere culturali oggi interrotte (legno, geologia, artigianato artistico, scuola pittorica, acqua) e dovrebbe rimanere aperto alla ricerca, alla innovazione dei diversi settori affrontati. 

La novità sociale e politica del percorso avviato è importante e va sottolineata perché offre risposta alle richieste che provengono, ormai da un ventennio, dall’ambientalismo dell’arco alpino.

CIPRA auspica che gli eventi sportivi nelle Alpi vengano assegnati a località che già dispongono delle strutture, quindi alle località che vivono tradizionalmente questi appuntamenti. Si evita così il diffondersi sul territorio di impianti costosi nella costruzione e di difficile gestione economica. Sempre più questi appuntamenti dovrebbero essere segnati dai marchi della sobrietà, del risparmio del bene paesaggistico, fuggire dalle tentazioni speculative e dovrebbero lasciare nelle vallate protagoniste dell’evento un arricchimento sociale e culturale stabile nel tempo.