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Gelli, Craxi e il cittadino

D'accordo, Licio Gelli non è fuggito, si è solo reso irreperibile. Si può parlare di fuga solo di chi si trovi sotto custodia, cioè in carcere o agli arresti domiciliari, non di chi invece è libero con il solo vincolo di doversi recare alla più vicina stazione dei carabinieri per firmare un registro di presenza una volta al mese.

Questa sottile differenza vale a distinguere il caso Gelli da quello di Kappler ed anche da quello di quel pedofilo belga che si è preso una libera uscita di alcune ore provocando la caduta di due ministri del suo governo. Per Gelli il giudice aveva disposto misure limitative della sua libertà molto blande, in ossequio alla sensibilità garantista oggi molto diffusa. Controlli diversi da quelli ordinati dal giudice, attuati dalla polizia e dai servizi di sicurezza, sarebbero stati di dubbia legalità.

Gli era stato ritirato il passaporto, ma ora si può espatriare in molti stati d'Europa anche senza passaporto. Il tempo trascorso fra il giorno della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione e quello in cui i carabinieri si sono presentati alla residenza del condannato per arrestarlo è nella norma. Non vi è stata cioè una particolare trascuratezza in questo caso. Sono i tempi della nostra burocrazia. Semmai la colpa sta appunto in questo, nel non aver adottato per Gelli procedure più celeri. Ma probabilmente non sarebbero valse ad evitare la scomparsa del ricercato, che forse si era messo al sicuro ancor prima della sentenza, e non è affatto certo che sia in America o all'estero. Può essere benissimo in Italia. I latitanti mafiosi, quando li catturano, non li trovano sempre molto vicini alla loro residenza anagrafìca ?

Tutto giusto dunque ? Niente affatto.

E'un po' quello che accade con il 513, il famigerato articolo del codice di procedura penale attorno al quale si sono accese molte polemiche in questi ultimi tempi. Come è possibile non riconoscere il diritto dell'accusato di poter controllare in un pubblico dibattimento le dichiarazioni di colui che lo accusa? E come è possibile negare una così sacrosanta garanzia a chi, pur condannato in ben due gradi del processo, non è ancora giudicato con sentenza definitiva?

E' un principio universale del diritto penale che all'imputato sia applicata la legge a lui più favorevole fra quelle eventualmente diverse vigenti nel succedersi delle varie fasi del processo. E' in base a questi principi di incontestabile civiltà giurìdica che la condanna di Craxi ad otto anni di reclusione è stata annullata dalla Corte di Cassazione, con la conseguenza che ora il processo dovrà essere rifatto per verificare se Larini confermerà in pubblica udienza le dichiarazioni rese durante l'indagine.

Tutto giusto, dunque, anche il 513 che molto probabilmente lascerà impuniti Craxi e molti mafiosi?

Nn v 'è dubbio che uno Stato è civile quando le sue leggi proteggono il cittadino dagli abusi A. Y del potere. Ma uno stato civile deve anche proteggere i cittadini e la società nel suo complesso dai malfattori. Ora noi vediamo che le civilissime norme garantiste che sono state applicate nei casi Gelli e Craxi favoriscono questi personaggi potenti, mentre le carceri sono affollate di poveracci. E d'altra parte la criminalità organizzata è tutt'altro che sconfitta. Non solo: addirittura un potente uomo politico, il capo dell'opposizione, indagato per le sue vicende private, ha l'arroganza di accusare i magistrati di complottare contro di lui e boicotta le riforme costituzionali all'esame del Parlamento.

C'era stato un momento in cui ci era parso che la legge fosse davvero eguale per tutti, ma oggi i poteri forti stanno riguadagnando il terreno perduto. E' tornato ad essere più vero che mai ciò che disse un tempo il vecchio Nenni, cioè che il nostro è uno stato debole coi forti e forte con i deboli. C'è dunque qualcosa che non funziona. E non basterà una legge a parvi rimedio.

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