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Di chi è l’Alpe?

Le ultime, poco chiare peripezie societarie della cooperativa meccanica di Rovereto.

Di chi è l'Alpe? Da molti giorni ormai se lo stanno chiedendo in molti. Se lo chiedono i soci di questa ormai nota cooperativa meccanica del Trentino, se lo chiedono i lavoratori non soci occupati dalla cooperativa, se lo chiedono i sindacati. E' una domanda che è anche una denuncia. La produzione è ferma da molti mesi, i lavoratori, soci e non soci, sono in cassa integrazione in attesa di una decisione del Tribunale sui destini dell'azienda, eppure i macchinari col marchio Alpe non solo sono presenti alle fiere, ma qualcuno sta prendendo commesse del valore di miliardi per la loro produzione. E questo qualcuno è la Ditta Pedrini Spa di Bergamo.

Questo è quanto che sostengono Fiom-Cgil e Fim-Cisl in una segnalazione scritta mandata alla dott. Simona Caterbi del Tribunale di Rovereto, affinchè verifichi questi fatti e intervenga immediatamente. Se ciò che affermano Cgil e Cisl corrisponde al vero, la cosa sarebbe di una estrema gravita: un vero e proprio scippo, ci dicono gli operai e il sindacato.

Vediamo meglio. I nostri lettori forse ricordano che la Cooperativa Meccanica Alpe nell'agosto scorso aveva chiesto di essere ammessa al concordato preventivo e che il Tribunale alla fine di settembre aveva dato parere favorevole. Da quel momento l'ipotesi di soluzione aveva ruotato intorno alla proposta di un gruppo imprenditoriale di Carobbio degli Angeli, in provincia di Bergamo, che fa capo all'industriale Pedrini. Una proposta, fra l'altro, formalizzata in un contratto preliminare presentato allo stesso Tribunale di Rovereto quando venne chiesta l'ammissione al concordato preventivo.

In questi mesi, dal punto di vista formale, non è cambiato nulla, a parte i tentativi del gruppo bergamasco di acquisire solo il marchio Alpe, lasciando fuori l'officina e senza lavoro gli operai. In pratica, tutto è ancora in mano al tribunale e alle decisioni che questo prenderà.

E sono proprio i tempi lunghi della giustizia che hanno spinto il sindacato a sollecitare il giudice delegato al concordato preventivo, la dott. Caterbi, ad una decisione rapida.

Ma non solo. L'intervento del giudice viene chiesto soprattutto alla luce di una situazione che sta lentamente facendo scivolare l'Alpe nelle mani di Pedrini senza che nessuno intervenga e che significherebbe l'uscita di una industria metalmeccanica dalla Vallagarina e dal Trentino. Secondo il sindacato, infatti, all'Alpe stanno accadendo dei fatti davvero poco chiari, che con un eufemismo definiscono forzature pesanti. Infatti, in attesa delle decisioni del Tribunale, la Pedrini Spa aveva stipulato con l'Alpe un contratto d'affitto a termine, in base al quale doveva evadere le commesse in corso di lavorazione in modo da recuperare dai clienti le somme previste per la loro consegna.

Ma Pedrini, secondo il sindacato, si è spinto ben oltre. Non solo il gruppo bergamasco ha portato via i disegni dei progetti, ma ha raccolto ordinativi svolgendo attività produttive su prodotti Alpe nelle sue aziende, mentre a Rovereto gli operai sono senza lavoro.

Dicono Fiom e Firn nella denuncia presentata in tribunale: "Abbiamo avuto notizia che da qualche tempo la ditta Pedrini Spa di Bergamo starebbe forzando visibilmente la gestione del contratto d'affitto attraverso l'acquisizione di commesse la cui produzione, finltura e consegna verrebbero totalmente eseguite all'esterno della Cooperativa Alpe. Una produzione, naturalmente, di macchinari col marchio Alpe di cui Pedrini si sta già servendo. Tutto questo appare al sindacato forzatamente anticipatorio delle decisioni del Tribunale e in ogni caso totalmente fuori da ogni legittimità. Per questo chiede un intervento. Risulta infatti che questi nuovi ordinativi per oltre tre miliardi riguardi macchinari col marchio Alpe, ma prodotti da Pedrini nei suoi stabilimenti di Bergamo ".

Il sindacato, tra l'altro, afferma di avere testimonianze di come dei semilavorati che prima venivano prodotti a Rovereto, oggi siano prodotti fuori.

Un altro episodio significativo di come sulla questione Alpe sia necessario un intervento urgente viene da una convocazione, per il 30 aprile scorso, del Consiglio di Amministrazione indetta dal presidente della cooperativa su un ordine del giorno per lo meno incompatibile con la procedura in corso da parte del tribunale. Il bello è che nemmeno di questa iniziativa il tribunale e il giudice delegato sapevano nulla. La cosa appare grave, visto che fra le questioni da discutere è stato inserito il problema della cessione delle attività aziendali. Il problema è che su questo deve pronunciarsi il tribunale !

Che intenzioni aveva chi ha convocato il Consiglio ? Se lo è chiesto un membro del Consiglio stesso, che ha immediatamente comunicato la cosa al giudice e inviato una lettera ai consiglieri e ai sindaci dell'Alpe denunciado come illegittima la convocazione su quell'ordine del giorno. Per tutta risposta, nel giorno e nell'ora della convocazione nessuno si è presentato alla riunione del Consiglio, neppure chi l'aveva convocato. Dunque?

E' inevitabile pensare che dietro tutta la vicenda si stiano muovendo interessi non da poco. Per ora, quello che è certo è che a Pedrini interessa solo il marchio e che l'area dell'attuale Alpe è destinata ad edilizia abitativa mista, pubblica e privata.

Quelli che appaiono dimenticati da tutti sono le prospettive occupazionali degli operai e il destino dell'azienda roveretana. In ogni caso il sindacato e gli operai insistono perché il tribunale riprenda il controllo della situazione, auspicando un'indagine della magistratura e della Procura della Repubblica di Rovereto.

"Che cosa dobbiamo fare? - ci dice un operaio - Incatenarci davanti all'Alpe? Stanno portando via l'azienda senza il consenso del tribunale e con la complicità di troppi. Che cosa significa, infatti, quella nuova targa con la scritta Alpe s.r.l. comparsa all'improvviso su una parte degli uffici della Cooperativa Alpe ? Che cos'è questa nuova società che ha ripreso il nome dell'Alpe ? Di chi è? Chi ha dato queste autorizzazioni? "

Non c'è dubbio che a queste domande debba essere data una risposta; probabilmente non solo da parte del tribunale. Forse la cosa riguarda anche gli amministratori pubblici, sia provinciali che comunali.

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