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Diritti (e rovesci) umani

La lista delle ingiustizie nel sistema economico e politico mondiale è infinita. Eppure oggi è possibile passare dalla indignazione alle azioni concrete...

Fortunato Federica

Basterebbe qualche cifra (presa non da fonti tendenziose, ma da rapporti ufficiali di organismi delle Nazioni Unite) per capire che molto non quadra nello stato del mondo.

Nell'attuale ordine economico internazionale l'85% delle risorse totali risulta in mano ad una ridottissima élite ("trasversale" rispetto alle categorie Nord/Sud), mentre si calcola che 2/3 della popolazione del pianeta sia estranea al sistema, non funzionale, praticamente inutile rispetto ai meccanismi economici dominanti. Milioni di operai, per mezzo dollaro l'ora (quando beneficiano di questo minimo sindacale in alcuni paesi) o anche per molto meno, consumano letteralmente e mettono a rischio la loro salute, a volte la vita, per produrre beni che noi, privilegiati del mondo ricco, acquistiamo rallegrandoci per il prezzo conveniente.

Il commercio delle armi (mercato lucrosissimo quanto intramontabile) è controllato ali'86% da Stati membri del Consiglio di Sicurezza dell'Orni, cioè esattamente da chi dovrebbe essere garante di pacifici rapporti internazionali.

Nell'ultimo decennio i programmi di aggiustamento strutturale imposti ai paesi in via di sviluppo dalle massime istituzioni economiche hanno portato a riduzioni drastiche degli investimenti sociali, con tagli medi del 25% sulle spese per l'istruzione e del 70% su quelle per la sanità. Detto per inciso, si calcola che destinando 1' 1% delle spese complessive per gli armamenti si potrebbe assicurare un'educazione qualificata a tutti i bambini del mondo.

120 milioni (dato in continuo aumento) sono le persone che si spostano con biglietti di sola andata, lasciando i paesi di origine a causa di problemi bellici, economici, politici. Solo una piccola parte di questi potrà "godere" dello status di rifugiato; per molti frontiere e dogane resteranno cerberi senza pietà pronti a ricacciare gli indesiderati negli inferni di provenienza.

Dalla nostra dirimpettaia mediterranea, l'Algeria, arrivano esempi del sadismo più primitivo; e ormai nessuno può confinarne la colpa ad un assurdo fanatismo religioso. Anche senza altre testimonianze, le pressioni esercitate dal governo algerino (e da altri centri di potere europei) per tenere lontani osservatori imparziali, parlano da sole di una responsabilità drammaticamente condivisa.

Almeno 250.000 sono i bambini arruolati (cioè combattenti a tutti gli effetti, attivi, armati, spesso di 8-10 anni, a volte anche più piccoli) da eserciti e da gruppi di opposizione; erano il 45 % in Afghanistan, sono il 50% delle forze paramilitari in Colombia, 4.500 (fino a ieri ?) neh"Manda del Nord...

Migliala le condanne a morte "legalmente" comminate ed eseguite ogni anno nel mondo; più difficili da quantificare ma impressionantemente estese le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni ad opera di organismi governativi; la tortura, negata ufficialmente, è praticata normalmente dalle forze di sicurezza non solo di paesi in stato di guerra, ma anche da parte di poteri non sospettabili.

Mine anti-uomo "inquinano" tenitori vastissimi in quattro continenti e fanno saltare pezzi di persone ben oltre la fine di una guerra, anche quando si è dimenticato (se mai lo si è capito) perché si è combattuto.

Ognuno dei precedenti paragrafi non è che una finestra su universi reali, alcuni degli innumerevoli percorsi con cui potremmo continuare: genocidi, sfruttamento del lavoro minorile, condizione femminile, abusi sessuali, nuove forme di schiavitù...

Le tipologie dei "rovesci", delle violazioni sulla pelle degli uomini e delle donne sono un insieme di grande ricchezza; progresso e modernità le lasciano sopravvivere senza rimorsi, anzi si adoperano per renderle più funzionali e produttive, pronti ad inventarne di nuove, se utili.

Diritto alla vita, alla sicurezza, all'integrità fisica, ad un lavoro dignitoso o anche al lavoro tout court, ad un "posto dove stare", all'educazione, alla sanità, all'espressione di un credo religioso o politico...Tutti diritti fondamentali, contenuti od impliciti da millenni nei testi religiosi, filosofici, politici. Tutti diritti sanciti, oggi, da documenti internazionali, da impegni assunti solennemente dalla maggior parte degli stati. Tutti diritti quotidianamente e violati, spesso strutturalmente negati.

I rapporti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni volontarie che nel mondo si occupano di diritti umani sono quadri dettagliati, e di anno in anno tristemente ripetitivi, di quanto continua ad accadere e di come nessun governo sia esente da responsabilità. Parlare di diritti umani di fronte a questo panorama e celebrare i 50 anni dalla Dichiarazione Universale degli stessi da parte dell'Onu (10 dicembre 1948) può sembrare rituale. Per non cadere nella vanità della parola, si deve andare oltre l'informazione, creare consapevolezza sia riguardo al vincolo giuridico e al valore operativo delle carte e degli organi internazionali, sia riguardo alle responsabilità individuali e collettive e all'impegno possibile da parte di chiunque. Sul passaggio dall'informazione all'educazione, dalla conoscenza alla consapevolezza si basano incontri, convegni, corsi di formazione, interventi nelle scuole che si intensificheranno nel corso di questo 1998, anno in cui si incrociano tante ricorrenze significative: oltre alla Dichiarazione, fondamento ideale per costruire un futuro meno orrendamente barbarico di quello da cui si usciva (guerra, Olocausto), ricordiamo il 1948 come data di nascita della Costituzione italiana, ispirata nella prima parte proprio ai principi più avanzati di tutela della persona e della collettività. E ricordando la morte di Gandhi, dal '48 viene anche lo stimolo a riflettere sui principi e sul metodo di lotta che il leader indiano ha fatto proprio, il satyagraha, la nonviolenza.

Su questi temi si intrecciano tre corsi di grande respiro organizzati dall'Unip (l'Università Internazionale per la Pace) per il prossimo autunno. E in due recenti serate (a Volano il 5, a Rovereto l'8 maggio) al momento di denuncia sono stati agganciati l'informazione su azioni in corso a livello internazionale e l'invito a partecipare direttamente a progetti di sostegno.

Come ha ribadito nelle due occasioni Mara Petrungaro, viceresponsabile della circoscrizione Veneto-Trentino-Alto Adige di Amnesty International, dall'indignazione e dai buoni sentimenti bisogna passare ad azioni concrete, che si sono dimostrate assolutamente efficaci sia per destini individuali (casi di prigionieri per motivi di opinione liberati o meglio trattati grazie a pressioni di semplici ma numerosi cittadini stranieri) che per situazioni collettive (anche gli Stati più potenti sono sensibili all'opinione pubblica, come si comincia a vedere, per esempio, alla voce "Cina"). Sintetizza così un recente documento di Amnesty Internazional: "L'indignazione della gente comune di fronte alle violazioni è riuscita a trasformarsi nel tempo in una ferrea determinazione nello spingere gli stati a prevenire e proteggere i diritti umani, in una costante mobilitazione a loro difesa e nella capacità di dare vita a movimenti ed associazioni che concretamente e quotidianamente operano in questo campo a livello nazionale ed internazionale."

Attiviste del Centro per la Pace di Rovereto hanno presentato analoghi risultati ottenuti da pressioni dell'opinione e dell'azione pubblica in diversi settori: i primi risultati della campagna contro le "Mine Antiuomo", l'attuale maggiore attenzione alla questione ecologica, il commercio equo e solidale sostenuto da chiunque sia più sensibile alle condizioni di lavoro di chi prepara il nostro caffè o il nostro tappeto, piuttosto che alla pubblicità.

E' stata presentata la Global March, l'enorme azione internazionale contro lo sfruttamento del lavoro infantile e le ingiustizie sociali, che è partita da Manila nel gennaio scorso e si concluderà a Ginevra con i lavori dell'Oil (Organizzazione Internazionale per il Lavoro) per una convenzione con 10 stesso oggetto.

Altro progetto a cui sono invitati singoli, scuole o associazioni è 11 sostegno alla riabilitazione e scolarizzazione di bambini vittime di traumi in Algeria (per informazioni: 0464-423206).

Venerdì 8 il confronto con la cultura islamica ha ricordato il contributo storico del Corano e del pensiero musulmano in tema di riconoscimento dei diritti della persona, ma ha anche sottolineato la responsabilità dei governi occidentali nella crescita e nel mantenimento di regimi dittatoriali che rendono difficile la battaglia civile per i diritti umani. Per usare le parole del relatore Federico Ali Schutz: "L'Europa ha passato dittature e guerre che per buona pane del mondo islamico sono ancora una realtà. Ma il vero potere è nei paesi occidentali e i musulmani, che pure stanno lavorando per una cultura dei diritti, devono liberarsi da un doppio padrone."

Organizzare al meglio i luoghi della democrazia, con attenzione alla dimensione locale come a quella globale, creare legami, dare ascolto ai grandi dibattiti e sostegno a quanto viene organizzato come rete e strumento per la difesa dei diritti di tutti, promuovere una formazione costante che metta in gioco non solo la ragione, ma anche la capacità di reagire: queste alcune delle parole d'ordine che di incontro in incontro stanno facendosi strada.

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